Le dichiarazioni dell'imprenditore di Pofi che ha cercato di risollevare le proprie finanze dopo un fallimento, puntando sulla droga, le intercettazioni, gli appostamenti e i sequestri effettuati dai carabinieri.

Sono gli elementi sui quali si basa l'accusa nell'ambito dell'operazione Amnésia che ha portato il gip del tribunale di Frosinone a emettere sedici ordinanze di custodia cautelare (sei in carcere e dieci ai domiciliari) eseguite dai carabinieri della compagnia di Frosinone. Tre di queste, a carico di altrettanti albanesi, irreperibili, devono ancora essere eseguite.

Ieri sono iniziati gli interrogati di garanzia che si sono svolti, in base alla normativa anti-Covid, in videoconferenza. Il gip Ida Logoluso dal suo ufficio ha interrogato così i cinque collegati dalle carceri.
Il ceccanese Luca Lepre, 23 anni, difeso dall'avvocato Tony Ceccarelli ha contestato qualsiasi acquisto di droga, negando i rapporti con Gabriele Cioci.

L'inchiesta, infatti, scaturisce da quest'ultimo che si è presentato dai carabinieri per denunciare le minacce subite dal gruppo di albanesi. Inizialmente Cioci ha raccontato di debiti maturati per dei prestiti finché non ha confessato che riguardavano acquisiti di droga (e per questo l'imprenditore pofano è finito agli arresti domiciliari nell'ambito della stessa operazione).
Lepre ha poi negato di aver dato somme di denaro a Cioci.

Interrogati anche i due albanesi Altin Prendi, 32 anni, in carcere a Cassino, e Dik Tafa, 23 anni, recluso a Frosinone. Entrambi assistiti dall'avvocato Marco Maietta si sono difesi dicendo di non avere rapporti di alcun tipo con Cioci. La difesa presenterà ora un ricorso al Riesame contro la misura detentiva.

Christian Roma, 24 anni, di Arnara (difeso dagli avvocati Marco Maietta e Marco Torriero) ha reso spontanee dichiarazioni rappresentando di conoscere Cioci ma di non aver mai avuto a che fare con lui per questioni di droga. I legali hanno avanzato al gip richiesta di arresti domiciliari, rappresentando che Roma, per la stessa vicenda, è stato già arrestato un paio d'anni fa e ha patteggiato. Hanno sostenuto che si tratta dello stesso fatto per cui non sarebbe possibile contestare la recidiva, alla base della quale è scattata la misura detentiva. Hanno aggiunto che da settembre 2017 Roma scompare totalmente dalle indagini. Il giudice si è riservato la decisione.

Anche Antonello Zappatore, 30 anni, pugliese, in passato residente a Ceccano, difeso dall'avvocato Giampiero Vellucci, è comparso in videoconferenza dal carcere di Taranto. Ha respinto ogni addebito, spiegando che ormai da due anni si era trasferito in provincia di Taranto dove vivono i genitori. Così aveva inteso tagliare ogni ponte con il territorio e con le persone che frequentava in Ciociaria. Sarà presentato un ricorso al tribunale delle Libertà per evidenziare che non ci sono l'attualità delle esigenze cautelari e la possibilità di reiterare condotte analoghe.

Nella giornata di lunedì gli interrogatori proseguiranno con le otto persone finite ai domiciliari: Angelo Coppotelli, 69 anni di Ferentino, Gessica Fioretti, 26 di Castro dei Volsci, Pierluigi Pernasilici, 27, di San Giovanni Incarico, Gabriele Cioci, 30 di Pofi, Mario Moricone, 40 di Casoria, Loris Persichilli, 20 di Ripi, Giuseppe Sardelli, 31 di Pontecorvo, e Haxgire Thomaraj, 25 di Frosinone.