Simone torna finalmente a casa. Il giovane di Roccasecca ha potuto così rivedere, dopo tanto tempo, la sua amata terra ma, soprattutto, ha potuto riabbracciare i suoi familiari. Lo avevamo intervistato quando era ancora bloccato in Argentina e non riusciva a raggiungere Buenos Aires dalla Patagonia per via del severo lockdown del Paese. Ora Simone Grimaldi è finalmente tornato nella sua Roccasecca, non senza correre alcun rischio.

Come sei riuscito a tornare dopo le varie vicissitudini delle ultime settimane?
«Dopo che il presidente argentino Fernandez, nei primi giorni di maggio, aveva cancellato indiscutibilmente tutti i voli commerciali, mi ero preparato a restare in Patagonia fino a settembre. Poi si è verificato un insieme di fattori che hanno aperto le porte al mio rimpatrio. Degli amici argentini mi hanno segnalato che ci sarebbe stato un pullman da Bariloche per Buenos Aires. Loro stessi mi hanno aiutato a prenotarmi e a conseguire i documenti per poi prenderlo. Negli stessi giorni si sapeva per certo che la compagnia di linea Aereolinas Argentinas avrebbe mandato un aereo per rimpatriare gli argentini rimasti in Italia. C'erano, quindi, molte probabilità che lo stesso aereo all'andata avrebbe riportato passeggeri italiani a casa, ma considerata la scarsissima collaborazione tra i due paesi, non c'era la certezza. Le date del volo e del bus coincidevano, cosicché avrei potuto viaggiare nel rispetto di ogni singola legge. Dopo sette settimane di quarantena ho avuto la prima concreta opzione per tornare».

Hai già avuto modo di incontrare autorità locali o nazionali?
«Sono riuscito a comprare il biglietto del volo a 1.150 euro e mancavano solo i permessi per prendere il bus da Bariloche a Buenos Aires. Fino a 20 minuti prima di salire sul pullman mi mancava un permesso dell'ambasciata per poter viaggiare. Nonostante avessi il biglietto, ricevevo chiamate dal consolato e dall'ambasciata che non volevano farmi salire su quel bus. Sono salito lo stesso, correndo il rischio di essere fermato. Dopo 25 ore e mezzo di viaggio senza sosta, sono arrivato all'aeroporto di Buenos Aires, dove dopo 10 ore di attesa ho preso il volo per Roma Fiumicino. Un viaggio senza sosta durato quasi 3 giorni. Inutile sottolineare l'inefficienza delle autorità italiane: non ho mai chiesto aiuti economici, solo i documenti per gli spostamenti. E non li ho mai conseguiti. Questi i miei unici e ultimi rapporti con consolati e ambasciata. Francamente ora che sono tornato non ho intenzione di sentire nessuno».

Cosa ricorderai di questa storia assurda?
«La mia famiglia, gli amici e Roccasecca mi sono stati molto vicini. Devo ringraziarli. Il 15 maggio sono stato molto felice di tornare. E da qualche giorno ho terminato l'autoisolamento».

Storie e foto sono sul suo sito: simonegrinaldi.world/blog. Un modo per rendere partecipi anche gli altri di ogni avventura del "narratore" e "viaggiatore".