Non era una vera e propria organizzazione, ma comunque aveva una rete così ramificata da riuscire a portare la droga in ogni angolo della provincia.
Sei gli albanesi coinvolti di cui tre con un ruolo di vertice dello spaccio. Una forza intimidatoria di rilievo quella che secondo gli inquirenti avevano gli arrestati, tanto da costringere l'imprenditore trentenne di Pofi ad autodenunciarsi, seppur in un primo momento aveva raccontato una versione diversa, di essere in mano a degli strozzini per debiti legati alla sua azienda.

Le violenze
Una violenza psicologica e anche fisica nei suoi confronti. Picchiato con la cintura del pantalone e costretto a pagare l'assicurazione delle auto che servivano per i controlli. L'imprenditore guidava spesso l'auto in testa per avvisare se vi fossero controlli delle forze dell'ordine. Ma anche altri indagati utilizzavano le vetture come staffetta.
La staffetta
L'imprenditore Gabriele Cioci era diventato una staffetta. Guidava l'auto in testa per avvisare se vi fossero controlli di polizia. L'assicurazione ai veicoli però la doveva pagare lui, così come i corrieri che lo accompagnavano. In questo modo si è indebitato ulteriormente. A questo punto i suoi creditori sono passati alle maniere forti.

Stando alle accuse lo hanno dapprima minacciato di pagare, poi lo hanno preso a frustate utilizzando una cintura dei pantaloni. È intervenuto anche il padre del trentenne per pagare parte del debito. Poi il racconto, non veritiero, di essere vittima di usura e le indagini avviate dai carabinieri coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo.

«Allora non hai capito... fino adesso abbiamo scherzato. Entro domani se trovi i soldi bene, altrimenti domani sera alla stessa ora ti aspettiamo a Sant'Agata dove ci siamo visti l'altra volta e devi rimanere da solo con la tua macchina... così se hai i soldi bene, altrimenti la macchina la lasci a noi... poi ti accompagniamo a casa, così tuo padre ci darà i soldi e noi ti restituiremo la macchina...». È il 24 febbraio del 2018 ed è una delle tante minacce subite dall'imprenditore pofano Gabriele Cioci che non riusciva più ad onorare i debiti contratti con i fornitori di droga e in modo particolare con Mirco l'albanese, Albi Aliu colui che - secondo la ricostruzione effettuata dalla procura di Frosinone - lo minacciava per rientrare dei soldi.

L'uomo, entrato nel "giro" con la speranza di risolvere i problemi economici, alla fine precipita in un vortice fatto di crediti non riscossi, di nuovi debiti con i fornitori albanesi, di minacce e di botte. E da ieri è agli arresti domiciliari. Alla fine il giovane imprenditore ha scelto di chiedere aiuto ai carabinieri, presentando una denuncia con una versione che il gip Ida Logoluso definisce «edulcorata e piuttosto fantasiosa delle ragioni per cui i soggetti da lui indicai fossero aggressivi nei suoi riguardi, ascrivendo tale condotta alla richiesta di restituzione di somme ricevute in prestito ed inserendo figure immaginarie di mediatori». Tuttavia, nel corso della prima fase dell'indagine le contraddizioni sono subito saltate fuori. Da lì le nuove e più precise dichiarazioni che «costituiscono il fondamento e l'ossatura» dell'inchiesta.

Dalle indagini operate dai carabinieri del Nucleo radiomobile della compagnia di Frosinone, agli ordine del maggiore Matteo Branchinelli e del luogotenente Angelo Pizzotti, coordinati dal sostituto procuratore Vittorio Misiti, emergono riscontri a quanto dichiarato dall'imprenditore. «Effettivamente - scrive il gip - le persone indicate dal Cioci in denuncia oltre ad aver acquistato stupefacente da quest'ultimo, come dallo stesso dichiarato, per il periodo di intercettazione manterranno una loro autonoma attività di spaccio» in Ciociaria.

A quel punto le indagini virano sul ceccanese Luca Lepre (uno degli indagati per il quale è stata disposta la custodia in carcere). Secondo l'accusa avrebbe gestito a «Ceccano un significativo giro di spaccio di stupefacenti, prevalentemente hashish», si legge nell'ordinanza. Seguendo il filo delle intercettazioni i carabinieri arrivano anche ad Antonello Zappatore (custodia in carcere pure per lui). «dall'ascolto delle conversazioni sull'utenza di Zappatore - scrive il gip - emergeva che quest'ultimo gestiva una fiorente piazza di spaccio» a Ceccano. Ad un certo, stando alla ricostruzione dell'accusa, Cioci oberato dai debiti si trova costretto ad acquistare cocaina. In denuncia riferisce «di aver acquistato a credito per conto di Albi Aliu 100 grammi di cocaina da un altro cittadino albanese tale Altin Prendi per alleggerire il debito che aveva proprio con Alliu». Da qui le ulteriori investigazioni che portano i carabinieri a monitorare uno scambio di cocaina la cui protagonista, stando alle accuse, per una cessione di quattro grammi è Haxgirè Thomaraj, albanese, residente a Frosinone, sorella di Michel Fortuna, uno dei condannati (in primo grado) per l'omicidio di Emanuele Morganti. Si tratta della ragazza, indicata da vari testi nel processo in Corte d'assise, per aver sputato sul corpo del povero Emanuele.

Gli accertamenti della polizia giudiziaria si concentravano sui tre albanesi destinatari dell'ordinanza di custodia in carcere, ovvero Aliu Altin Prendi e Dik Tafa. Ciò in relazione alle minacce di Aliu per avere i soldi. Tutti e tre, insieme a un quarto albanese, a più riprese avrebbero minacciato l'imprenditore di Pofi e il padre tra febbraio e marzo 2018. Inoltre dalle intercettazioni salta fuori che Tafa «gestiva anche una propria piazza di spaccio - scrive il gip - all'interno del complesso popolare di Frosinone denominato il Casermone». Tafa è monitorato pure nel corso di una spedizione ad Alatri «con intenti intimidatori» nei confronti di un altro acquirente che non ha pagato la droga. Spedizione conclusa con minacce alla madre del debitore nel frattempo a sua volta arrestato.

A conferma dell'importanza dell'operazione la richiesta fatta dal pm Vittorio Misiti e accolta dal gip Ida Logoluso di differimento dei colloqui tra gli arrestati e i loro difensori (nel collegio gli avvocati Emanuele Carbone, Antonio Ceccani, Tony Ceccarelli, Marco Maietta, Maria Grazia Turriziani e Giampiero Vellucci). Scrive il gip: «Come richiesto dal pm può essere differito il diritto degli indagati sottoposti a custodia cautelare di conferire con il proprio difensore fino agli interrogatori di garanzia e dunque per la durata massima di giorni cinque. Sussiste, infatti, in considerazione della pluralità di indagati e della gravità delle accuse, l'esigenza di evitare la possibilità di comuni strategie difensive che potrebbero ostacolare le indagini in corso e ciò configura, secondo la costante giurisprudenza della Corte di Cassazione le eccezionali ragioni di cautela».
Gli interrogatori cominceranno venerdì alle 9.30 per quanti sono in carcere, mentre da lunedì toccherà a chi è ai domiciliari o è sottoposto ai vari divieti di dimora.

di: Raffaele Calcabrina

I lampeggianti blu che si confondono con le prime luci dell'alba, spazzando via gli ultimi scampoli di buio; il rumore di un elicottero che squarcia il silenzio, un faro che illumina le abitazioni. Si risvegliano così diversi comuni della provincia di Frosinone. I carabinieri entrano in azione alle 4.30 per sgominare una banda dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti. Blitz in diverse case di cittadini residenti in alcuni paesi della Ciociaria, ma anche a Napoli e a Salerno. Tutto parte dalla denuncia di un imprenditore di Pofi, Gabriele Cioci, che ha confidato ai militari di essere vessato da alcuni extracomunitari per prestiti non onorati. L'uomo, oggi anch'egli indagato ed arrestato, ha raccontato una artificiosa versione dei fatti che, dopo gli opportuni accertamenti, risultava poco credibile agli investigatori. I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Frosinone, a conclusione di un'articolata attività investigativa, hanno dato esecuzione a 23 misure cautelari personali nei confronti di altrettanti indagati.

In carcere
Luca Lepre, 23 anni, di Ceccano, Altin Prendi 32 anni albanese residente a Frosinone, Christian Roma 24 anni di Arnara, Dik Tafa 23 anni albanese residente a Frosinone e Antonello Zappatore 30 anni residente a Ceccano. Disposta la misura del carcere anche per Albi Aliu 31 anni, attualmente ricercato, di origine albanese residente a Ferentino.
Disposti gli arresti domiciliari con l'applicazione del braccialetto elettronico, per Angelo Coppotelli 69 anni di Ferentino, Gessica Fioretti 26 anni residente a Castro dei Volsci, Pierluigi Pernasilici 27 anni domiciliato a Castro dei Volsci, Gabriele Cioci 30 anni di Pofi, Mario Moricone 40 anni residente a Casoria, Loris Persichilli 20 anni residente a Ripi, Giuseppe Sardelli 31 anni di Pontecorvo e Haxgire Thomaraj 25 anni residente a Frosinone. Domiciliari anche per Alfred Cela 38 anni albanese domiciliato a Roma e Erald Deliu 34 anni albanese residente a Ferentino, entrambi attualmente ricercati.

Il provvedimento è stato emesso dal gip del tribunale di Frosinone, Ida Logoluso, su richiesta del sostituto procuratore Vittorio Misiti e del procuratore reggente Adolfo Coletta. Obbligo di dimora nel comune di residenza per Rossano Cipriani 53 anni di Ceccano, obbligo di dimora nel comune di residenza per Massimo Morra 53 anni di Cassino, per Elisa Olivo 61 anni residente a Patrica e per Carlo Palombi 45 anni di Castro dei Volsci. Divieto di dimora nel comune di residenza per Massimiliano Persichilli 49 anni di Ripi e per Christian Frabotta 26 anni di Pofi. Divieto di dimora nella provincia di Frosinone per Arlind Smoqi albanese 31 anni residente a Strangolagalli.

Agli indagati sono stati contestati, a vario titolo e in concorso, i reati di "detenzione, acquisto, trasporto e cessione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti" ed "estorsione continuata". Ieri mattina al comando provinciale la conferenza stampa con il colonnello Fabio Cagnazzo, il comandante della compagnia di Frosinone Matteo Branchinelli e il comandante del nucleo radiomobile Angelo Pizzotti.

La ricostruzione
L'incipit dell'operazione "Amnèsia", dal nome di una droga è partito dalla denuncia per usura da parte di Gabriele Cioci ai militari di una stazione del circondario. I carabinieri hanno subito interessato i colleghi del Norm della compagnia trattandosi di un reato molto grave. Le rivelazioni del trentenne non hanno però convinto gli uomini dell'Arma. Nella ricostruzione della vicenda esposta, hanno evidenziato, infatti, alcune incongruenze che, contestate al denunciante, lo hanno convinto ad ammettere ben altra verità. L'imprenditore Gabriele Cioci ha, infatti, confessato di essere coinvolto in un giro di spaccio di sostanze stupefacenti che interessava le province di Frosinone, Napoli e Roma. Le successive indagini tecniche insieme a numerosi riscontri sulle attività di spaccio hanno consentito di individuare una fiorente e diffusa attività criminale. Osservazioni e pedinamenti, condotti spesso di notte e nelle più svariate condizioni climatiche, hanno permesso di raccogliere i necessari elementi di prova per l'incriminazione dei destinatari delle misure restrittive odierne, tutti già segnati da un passato delinquenziale e quindi ancor più avvezzi a trasgredire le leggi e a non farsi scrupolo di minacciare il compimento di azioni violente e punitive, pur di ottenere il loro illecito profitto economico.

«Alle 4.30 di oggi (ieri, ndr) sono state eseguite 23 misure cautelari personali, sedici tra arresti domiciliari e in carcere - ha detto in conferenza il maggiore Branchinelli - Un'organizzazione a macchia di leopardo. I reati contestati commessi in vari comuni tra giugno 2017 e luglio 2019, arrivano a seguito della denuncia di usura presentata da un imprenditore e poi rivelatasi non veritiera e che ha permesso di scoprire un ampio giro di spaccio di droga che ha coinvolto lo stesso denunciante».

Il via alle indagini
Gabriele Cioci ha raccontato ai militari di aver un debito legato a piccoli prestiti richiesti per la sua azienda e di essere vittima di usura. Ovviamente parte del racconto era vera, ma parte totalmente inventata. Quelli che poi sono arrivati a minacciarlo e ad aggredirlo, tanto che spaventato per la propria incolumità e quella dei familiari si è rivolto ai carabinieri, gli avevano offerto un lavoro: trasportare il carico di stupefacenti.
La droga acquistata, anche in quantitativi dell'ordine di chilogrammi, veniva confezionata in singole dosi per essere ceduta ai numerosi assuntori, per un giro d'affari stimato complessivamente di oltre 300.000 euro e un volume di stupefacente movimentato di circa 25 chilogrammi. Nel corso delle indagini, oltre alle ordinanze eseguite ieri, sono state altresì tratte in arresto sette persone in flagranza di reato, cinque persone denunciate, trenta assuntori di stupefacenti segnalati all'autorità amministrativa.
I militari hanno poi sequestrato oltre 15.000 euro in contanti e stupefacenti per un peso di circa 7 kg tra cocaina, hashish e marijuana. Nel corso delle perquisizioni svolte questa notte sono stati rinvenuti altri 100 grammi circa di marijuana, materiale per il confezionamento e bilancini di precisione.

di: Nicoletta Fini