La morte di Guglielmo Mollicone ha lasciato un vuoto nel vuoto, un dolore ancora più profondo per gli altri protagonisti di quel terribile ed efferato episodio di cronaca che iniziò il 1 giugno di diciannove anni fa e che, come una tempesta senza fine, ha coinvolto altre persone, altre famiglie. Al fianco di papà Guglielmo c'è stata una figlia, Maria Tuzi, figlia del brigadiere Santino, morto l'11 aprile del 2008 pochi giorni prima di essere ascoltato dai magistrati. Una figlia, Serena, e un padre, Santino, che non ci sono più. Un padre, Guglielmo, e una figlia, Maria, che hanno ingaggiato una battaglia alla ricerca della verità. Oggi rimane solo Maria, saranno lei e i familiari di Serena a continuare il lavoro iniziato da Guglielmo.

La morte di Guglielmo cosa rappresenta per lei?
«Guglielmo per me era un punto di riferimento molto importante, fu solo grazie a lui che iniziai a "ripensare" a quanto successo a mio padre. Un pomeriggio andai da lui, in cartolibreria, e mi disse di aprire gli occhi, che quello che era successo a mio padre non era ciò che sembrava, che non si era ucciso, ma che "era stato ucciso". Se non fosse stato per lui mi sarei accontentata di quello che mi avevano detto».

Avete condiviso un percorso importante, cosa ti ha lasciato?
«Era pacato, Guglielmo era sempre rispettoso, non era arrabbiato, non era questo sentimento a muoverlo, ma il desiderio di giustizia, di verità. Questo è sempre stato visibile, se ne sono accorti tutti, dagli avvocati ai giornalisti, dagli amici all'opinione pubblica. Quando ci vedevamo parlavamo di quello che era successo, e lui si agitava. Era davvero un combattente e dava forza anche agli altri. Quando a novembre ci siamo visti in tribunale, il giorno in cui la prima udienza del processo venne rinviata a causa di un difetto di notifica, andammo a prendere un caffè. Non aveva perso la serenità che lo contraddistingueva ma, in quell'occasione, era arrabbiato. Gli dissi: ora ci siamo, siamo arrivati fin qua, non ci resta che andare avanti, ce la faremo. Poi, però, le cose sono andate diversamente. Il suo malore, l'avvio del processo senza di lui. Io sono qui: per me, per mio padre, per Guglielmo e per Serena».

Oggi si sente sola in questa battaglia?
«È sicuramente difficile aver perso Guglielmo. Ci sono sempre state persone intorno a noi, familiari, ma a volte ci si sente soli. Con i pensieri, con i ricordi. Abbiamo fatto tanta strada e tanta ce n'è da fare. Raccoglierò le forze e andrò avanti, lo farò con chi vorrà sostenere questo percorso, ci sono molte persone che vogliono sapere la verità, e chi non c'è più la merita».
Cosa si aspetta adesso a livello giudiziario?
«Che si proceda a ritmo serrato. Mi aspetto che, anche per Guglielmo che non c'è più, si vada avanti con le udienze e che si arrivi, quanto prima, alla fine, a una sentenza. Nessuno ci potrà ridare chi non c'è più, persone importanti della nostra vita che ci sono state strappate. Abbiamo sempre pensato che non è giusto perdere la vita per difendere dei principi, morire per voler essere sinceri e in nome della giustizia. Ora, più che mai, la verità è necessaria per avere giustizia. Non è una vendetta, va oltre, è un sentimento forte, una ricerca di risposte».

Ricorda un aneddoto o un episodio legato a Guglielmo che custodisce nel cuore?
«Con Guglielmo ci sentivamo, c'era uno scambio di informazioni, di consigli, un confronto importante. Non l'ho mai chiamato per fargli gli auguri di Natale o di Pasqua, fu lui a dirmi: "Cosa vuoi augurarmi? Cosa vuoi che festeggiamo? Un posto vuoto a tavola? Un vuoto che non si riempirà mai più?". Non c'era nulla da festeggiare. Guglielmo è andato avanti, ha continuato a vivere, a sopravvivere all'assenza di Serena. Questa storia ha bisogno di una fine, di una verità».
L'assenza di Guglielmo e dei suoi capelli ormai bianchi sarà pesante, il suo sguardo profondo e segnato da una sofferenza immensa, misto alla luce della speranza e della fiducia che aveva risposto nella giustizia, non sarà più lì a supervisionare dal fondo dell'aula. Oggi tutti lo immaginiamo accanto a Serena. Ma, ora più che mai, tutto il Paese chiede a gran voce la verità. Maria Tuzi resterà in prima linea per poter un giorno guardare al cielo e dire a Guglielmo, Serena e a suo padre Santino: ce l'abbiamo fatta, abbiamo avuto giustizia.