Domani è il diciannovesimo anniversario della scomparsa di Serena. Diciannove anni di attesa senza avere giustizia per papà Guglielmo che oggi, dopo sei mesi dal terribile malore che lo colpì a fine novembre, si è spento. Fin dalla scomparsa della figlia Serena, Guglielmo non si è fermato mai, davanti a niente e nessuno, sempre presente, sempre in prima linea per avere giustizia, per se stesso e per la sua adorata figlia. L'anno scorso, proprio in occasione di questo terribile anniversario, ci aveva concesso un'intervista per ripercorrere insieme, quella dolorosa vicenda, passo per passo, episodio per episodio. Guglielmo era tenace e aveva fatto fronte a  difficoltà di ogni tipo, non facendo mai un passo indietro, semmai aspettando con attenzione. Proprio prima del malore l'inizio del processo tanto sperato, poi un rinvio a cui il super papà non è mai arrivato perché, a causa del malore, non era stato più possibile essere presente in aula. "Ci sarò sempre" continuava a dire "Sarò sempre presente", il destino beffardo e crudele non gli ha dato ragione e, quasi venti anni dopo la scomparsa di Serena, Guglielmo è volato da lei, ancora in attesa di quella verità e di quella giustizia.
Di seguito l'intervista rilasciata da Guglielmo Mollicone un anno fa.

"Ne conserva ancora una manciata di stampe, sotto le foto di Serena sorridente, che troneggiano tra scaffali pieni di libri e cultura. In quei versi, tutto l'amore di un padre che non si è arreso. Una poesia commovente che Guglielmo ha scritto per lei, così profonda da far venire un nodo in gola. Papà Guglielmo «affronta la vita nel suo ricordo» con la consapevolezza che l'anima di sua figlia, quella di un angelo, «vive in eterno». E corazzato da questa consapevolezza, grazie alla guida costante di Serena, affronta le sfide di ogni giorno anche le più dure senza mai desistere. Oggi più che mai, adesso che la verità sulla morte di sua figlia appare sempre più vicina, grazie al lavoro di carabinieri e procura.

 A diciotto anni dalla sua scomparsa, il maestro (così come tutti lo chiamano) e la sua famiglia hanno voluto una messa in suffragio di Serena, celebrata ieri alle 18 nella chiesa di San Pietro e Paolo. E Guglielmo, che in quella chiesa incui - quando le spoglie di Serena tornarono dal Labanof di Milano aveva dichiarato di non voler più entrare con cuore cristiano finché verità e giustizia non fossero arrivate, ha varcato ieri quella soglia con uno spirito diverso: «In chiesa ci sono entrato come un cristiano che attende giustizia ma con un ringraziamento speciale nel cuore nei confronti di Dio che sta dando a Serena ciò che le spetta: il riconoscimento del suo sacrificio. Serena è sempre con me: quando entro in casa e guardo il suo quadro, quando sono nel negozio, in ogni momento. Festeggerò presto verità e giustizia per lei, mi auguro con spirito cristiano Anche se non sono certo di riuscire a perdonare».


Guglielmo lo sente nelle vene che la verità è ora talmente vicina da poterla toccare. Lui, maestro per una vita, che ha sempre creduto nella scuola e nelle istituzioni, ieri ha affrontato una data importante: 18 anni dalla scomparsa di sua figlia. «La morte di Serena mi esorta anche oggi, in questa data particolare, a proseguire quello che è stato il suo sacrificio, il suo impegno: dedicare la sua vita per salvare i ragazzi soggiogati dalla droga - ha continuato papà Guglielmo - . È questa la battaglia che cerco di portare avanti per lei, nel migliore dei modi, anche se è faticoso e doloroso».

Poi ha voluto ringraziare il sostituto Beatrice Siravo, che ha seguito con grande attenzione ogni approfondimento investigativo, il procuratore Luciano D'Emmanuele e i carabinieri del Comando provinciale, del Reparto Operativo edella Compagnia di Pontecorvo agli ordini del colonnello Cagnazzo che hanno reso possibile giungere a questi risultati straordinari dopo 18 lunghi anni: «Ho creduto realmente in loro, nel lavoro (soprattutto degli ultimi anni) che ritengo faticosissimo. Ce l'hanno messa tutta. E sapere di poter festeggiare la legalità e la verità è la cosa più bella che possa attendere»."