Un cartello per gestire i funerali, una sorta di monopolio imposto in molti Comuni del Napoletano - da Marano a Quarto, passando per Pozzuoli e Calvizzano avvalendosi di in clima di intimidazione e omertà "imposto" dalla presenza (vera o millantata) del clan Polverino. Questo l'impianto accusatorio dei pm napoletani che ora hanno chiuso le indagini.
L'inchiesta legata al troncone aperto nel 2019 sulla figura di Alfonso Cesarano, titolare della omonima impresa di pompe funebri morto lo scorso 27 marzo a 60 anni ha coinvolto a vario titolo 24 persone, tra cui un sessantenne di Pignataro Interamna.

Anche T.C., infatti, è ora chiamato a difendersi dalla pesante accusa di associazione di tipo mafioso e di inosservanza ai provvedimenti dell'autorità e il suo avvocato, Renato Ciamarra, depositate le memorie, ha già chiesto l'interrogatorio affinché si chiarisca al più presto la posizione del cassinate che sarebbe stato coinvolto per un servizio reso inconsapevolmente.

L'indagine
L'inchiesta risale al maggio 2019: sotto la lente, diverse imprese funebri nel Napoletano. Prima i carri e i manifesti "anonimi", privi di logo; poi l'arrivo di ditte anche da altre Regioni, alcune proprio dal Basso Lazio.

Era questo per la Dda di Napoli lo "stratagemma" utilizzato da uno dei leader nel settore, per aggirare le interdittive antimafia. Nell'ordinanza di custodia cautelare, a Cesarano sono stati contestati diversi reati: dall'intestazione fittizia di imprese, illecita concorrenza, violazione di sigilli e tentata violenza privata ai reati commessi con aggravante mafiosa derivanti dal sistema di monopolio imposto negli anni avvalendosi del clima di intimidazione e di omertà imposto dal clan Polverinoed alfine diagevolare lastessa organizzazione camorristica.

Secondo i magistrati, la presenza di numerose imprese fittizie appartenenti a persone differenti, avrebbe permesso di aggirare l'ostacolo dello stop imposto dalle autorità per ragioni di sicurezza pubblica e di giustizia, per superare insommale interdittive antimafia della prefettura e le relative decadenze delle autorizzazioni comunali. Per il gip, poi, a questo si sarebbe aggiunta la violazione dei sigilli delle imprese sequestrate di modo che i carri funebri sotto sequestro sarebbero stati messi a disposizione di altre imprese compiacenti, continuando così a "offrire" i servizi. La seconda tranche della complessa indagine è ora chiusa, con il coinvolgimento di altri 24 indagati tra cui il sessantenne cassinate che rischiano il rinvio a giudizio.