Anche Cassino aderirà all'inziativa nazionale "Giustizia Sospesa". Così domani a mezzogiorno gli avvocati, raccogliendo il grido di dolore che da tempo si leva dall'avvocatura, saranno in piazza per un flash mob.
«Siamo avvocati iscritti all'Albo dell'Ordine di Cassino. Abbiamo ritenuto di aderire all'iniziativa nazionale "Giustizia sospesa", diretta a esternare in tutti i Fori d'Italia il disappunto per l'attuale situazione di sostanziale immobilità delle attività connesse all'amministrazione della Giustizia, determinata dalle disposizioni governative di sospensione, prima totale e poi parziale, prorogata inspiegabilmente fino al 31 luglio, con innegabili conseguenze anche sui ritmi di una - peraltro ancora in forse - ripresa ordinaria a settembre».

Così scrivono gli avvocati che hanno inteso aderire singolarmente all'iniziativa. «Si è consentita la riapertura di tutte le attività, ma non dei tribunali, quasi fossero un cluster più pericoloso di altri. E dopo aver bloccato la giustizia fino al 12 maggio, è stato imposto l'utilizzo del mezzo informatico senza considerare l'assenza pressocché totale di idonee strutture nei palazzi di Giustizia, o di forme di trattazione scritta, che senza dubbio limitano il diritto di difesa».

Il risultato: «Limitatissimi, ove non vietati, gli accessi; i tempi degli adempimenti, ove non impossibili, si allungano; buona parte dei procedimenti fissati nel periodo di sospensione sono stati rinviati anche di un anno. Dobbiamo districarci in un centinaio di protocolli locali per le udienze e per gli adempimenti. Insomma è stato di fatto impedito l'esercizio della professione».
«Noi vogliamo lavorare e possiamo lavorare, come ogni altra categoria - scrivono ancora - Poiché tutto ciò è stato perpetrato ai danni dei diritti dell'utenza del sistema Giustizia e della nostra professione, chiediamo innanzitutto di essere non solo interpellati, ma di renderci anche parte attiva nella fase di adozione dei necessari interventi, peraltro urgenti, al fine di consentire effettivamente la "ripartenza" della Giustizia - scrivono ancora».

Non è concepibile una Giustizia sospesa. «Per questo motivo domani alle 12 in tutt'Italia ed anche a Cassino, gli avvocati manifesteranno con un flash mob silenzioso, deponendo codici e toghe dinanzi ai palazzi di giustizia».

Siamo a marzo del 2021: immaginiamo maglie leggere e gonne sotto la toga, dopo oltre un anno di stop. Certo, in alcuni casi i rinvii sono a ottobre. Ma nella media, la giustizia cassinate forse riaccenderà i motori solo nella primavera prossima. A pagare più di tutti è il civile. «C'è malcontento. I rinvii, quando va bene, sono oltre l'estate. Perlopiù se ne parla al 2021. Dal 12 maggio avremmo dovuto iniziare a riprendere le attività ma la situazione è un'altra.

Faccio l'esempio della mia agenda: su 10 udienze in programma tra Cassino e Frosinone, ne ho trattata solo una da remoto. Il resto: rinviato tra novembre e marzo 2021. Se aggiungo la Corte d'Appello, al 2022. Questa è la nostra condizione, quella di una giustizia sospesa - ha dichiarato Francesco Ferdinandi, presidente della Camera Civile di Cassino - Tutte le altre attività hanno ripreso, mentre noi subiamo solo rinvii. Un problema per i clienti e anche per noi: più si allontana la prospettiva di definire un giudizio, più si allontana anche il nostro compenso».

Azzerate le prospettive di recuperare crediti, anche stragiudizialmente. «Pensiamo a un privato che deve recuperare un credito per pagare un suo dipendente: è tutto ibernato». Anche la notifica degli atti è diventata difficile, così come per le esecuzioni. Lo sfratto, ad esempio, è fermo almeno fino a settembre. «Il Foro di Cassino, poi, ha un'ulteriore problematica: pur essendo un tribunale di medie dimensioni, è sotto organico» ha aggiunto Ferdinandi.

«La situazione è difficilissima: tre o quattro processi al giorno, dando priorità ai detenuti e con imputazioni rilevanti. E poi c'è la nicchia di procedimenti "facilmente" definibili, sempre una minima parte rispetto a quelli iscritti al ruolo. Per le udienze preliminari la situazione è leggermente meno grave. Ma domina il caos, anche per i testi. Pure i grossi processi - penso a quello per corruzione a Gaeta - davanti al gup arriveranno a marzo. Senza entrare nel merito della questione della sospensione dei termini della prescrizione: vengono addossati al cittadino i tempi lunghi della giustizia» ha dichiarato il presidente della Camera Penale di Cassino, l'avvocato Pasquale Improta.

Che aggiunge: «Mancano organizzazione e magistrati. Siamo pronti a tenere udienze anche nel pomeriggio, ma la carenza della pianta organica non aiuta. Né la presenza dei got può sopperire». «Ok alle udienze telematiche ma è difficile. Nel penale è ancor più complesso. Da giugno speriamo in un'ulteriore apertura per aumentarne il numero, ma senza testimoni - ha dichiarato il presidente del Coa, l'avvocato Gianluca Giannichedda - La normativa è frammentaria e c'è disparità tra tribunali. Non funziona nulla così: troppa incertezza. Proviamo a gestire le difficoltà con il "presidio" del Coa ma le disfunzioni sono a livello nazionale. E stiamo preparando un deliberato ad hoc con cui manifestiamo disappunto sul funzionamento della giustizia e indichiamo possibili interventi migliorativi».

di: Carmela Di Domenico

Anche nella giustizia c'è un prima e un dopo il lockdown. Con l'Italia praticamente chiusa in casa per il Covid la quasi totalità delle udienze, civili, penali e amministrative non si è tenuta. Il blocco si è protratto dal 9 marzo al 3 maggio. Pochi, i casi che, per legge, hanno consentito lo svolgimento. Da qui i rinvii che, complice i ruoli già intasati dei magistrati, non sempre sono stati a breve e dunque entro l'estate. Si è andati oltre la pausa estiva e, in qualche caso, anche al 2021.
Nella prima fase, la legge prevedeva limiti stringenti: si sono tenute le cautelari e le cause urgenti come quelle per gli alimenti o per i minori. Nel penale, le convalide degli arresti. Allo stesso tempo sono stati sospesi tutti i termini per le notifiche e procedurali.

Ciò ha creato un problema nella ripartenza. Perché, pur potendosi fare, molte cause non si sono celebrate, essendo i termini ancora sospesi. Fermi o quasi gli ufficiali giudiziari e le cancellerie. E ancora sfratti sospesi fino al 31 ottobre per legge. Stop anche a tutte le esecuzioni in cui il bene è la prima casa. Il lockdown approssimativamente ha comportato uno stop del 90% delle cause civili e dell'80% di quelle al lavoro.
Dall'11 maggio fino al 30 giugno è iniziata un'altra fase, prorogata al 31 luglio. La legge ha rimesso ai capi degli uffici giudiziari la disciplina che non è stata uniforme in tutta Italia in considerazione della diversa diffusione del virus. Le regole iniziali davano spazio all'utilizzo di sistemi da remoto o alla trattazione scritta per le cause civili, senza la presenza di testi. C'è stato il protocollo che ha consentito lo svolgimento in videoconferenza, ma solo con il consenso di tutti gli avvocati. Man mano che si andrà a regime con il recupero dei termini sospesi si conta già a giugno di avere una copertura dei ruoli intorno all'80%.

Il civile
«Il problema è a monte – spiega l'avvocato Antonio Mastrangeli, presidente della Camera civile di Frosinone – l'organizzazione dei servizi è lasciata ai responsabili degli uffici (presidenti di Corte d'appello e presidenti di tribunale) i quali, pur con tanta buona volontà, si regolano per conto proprio, senza una linea comune. L'avvocato deve informarsi per ogni realtà sul funzionamento degli uffici e sulle aperture. Fermo restando le competenze, il presidente del tribunale di Frosinone come il procuratore hanno dato direttive puntuali e tempestive. Dalla prossima settimana il funzionamento degli uffici tornerà a pieno regime. Il malessere è dovuto al fatto che c'è piovuta sulla testa una cosa nuova per tutti e ogni tribunale si regola come meglio crede per cui si profila il rischio che molti procedimenti finiscano in stand by dopo l'estate o come in corte d'appello direttamente all'anno prossimo».

Nel civile quali sono i procedimenti trattati?
«Il criterio – prosegue Mastrangeli – è quello dei procedimenti urgenti, provvisori cautelari, prime battute per separazioni divorzi, affidamento dei figli, mantenimento. C'è qualche difficoltà a lavorare da remoto. Passato questo momento di emergenza, la linea delle Camere civili è per il ritorno alla normalità, privilegiando le udienze». I procedimenti non trattati a quando sono rinviati? «Per ora vengono rinviati a luglio, qualcuna già a settembre. Il rinvio è abbastanza sollecito. I procedimenti per la precisazione delle conclusioni vanno un po' più a lungo - conclude Mastrangeli - E quelli che erano già iniziati hanno subito il rinvio».

Il penale
L'avvocato Enrico Pavia, presidente della Camera penale di Frosinone dice: «Abbiamo avuto una costante interlocuzione con i vertici di tribunale e procura. Abbiamo sempre concordato tutti i passaggi, compresi quelli più restrittivi. Da quando si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel si è cercato di rimettere in funzione l'apparato giudiziario, seppur in maniera limitata. Siamo partiti evitando salti nel vuoto delle udienze da remoto che, sapevamo, sarebbero state complicate. Abbiamo fatto una scelta pragmatica, di tornare in aula, a porte chiuse, con pochi processi e ognuno distanziato dagli altri. Si sono celebrati le conclusioni, le prime udienze e quelle con testi qualificati (forze dell'ordine e periti, ndr). E siamo ripartiti. Nell'interlocuzione che la giunta delle Camere penali ha avuto con il ministro della Giustizia Frosinone, dopo Bologna, è stato preso come tribunale di riferimento, dove le cose cominciavano a rifunzionare. Si pensa di incrementare il numero dei processi in modo che ci si avvicini alla normalità».

Per la Camera penale in questo modo è aumentata anche la produttività.
«Prima dei 30-40 processi al ruolo, quelli che si celebravano veramente erano pochi - prosegue Pavia - Ora quelli fissati si celebrano tutti».
Le attuali disposizioni prevedono tre processi al tribunale collegiale e otto davanti al monocratico e al gip/gup. «Nei prossimi giorni - prosegue Pavia - si aumenterà fino a una media di 15 processi al giorno. E ciò potrebbe portarci a una situazione di normalità e consentire di riprendere almeno al 70-80%, che non sarebbe poco. Con i dovuti accorgimenti si può continuare a dare la risposta di giustizia che viene dai cittadini. C'è una collaborazione tra consiglio dell'ordine camera penale, presidente del tribunale, presidente della sezione penale e procura della Repubblica, una filiera che funziona bene».

Quali processi sono stati rinviati?
«Quelli con più imputati che impediscono di soddisfare l'esigenza del distanziamento sociale. Inoltre quelli con i testi non qualificati». E i tempi dei rinvii? «I primi tempi dopo l'estate - spiega Pavia - progressivamente i ruoli si sono riempiti, ora si va tra gennaio e febbraio 2021. Peraltro, in questi tre mesi si è fermata anche la giustizia: il numero di reati accertati si è azzerato».
Davanti al gup ieri si sono tenuti otto procedimenti mentre gli altri sono stati rinviati a novembre. Nell'udienza dell'altro ieri davanti al monocratico, i rinvii sono stati fissati tra settembre 2020 e aprile 2012. Oggi, invece, al monocratico oltre agli otto procedimenti da trattare, i rinvii sono tra luglio, settembre 2020 e marzo 2021. E ancora l'udienza collegiale del 26 maggio, oltre ai casi trattati, ha visto rinvii tra ottobre e dicembre 2020. L'udienza collegiale di domani avrà in calendario tre discussioni, con un rinvio a luglio.
Dal 1° giugno il presidente del tribunale Paolo Sordi, preso atto che «non sussistono ancora le condizioni per un ritorno all'ordinario orario di apertura delle cancellerie», ha comunque allargato l'orario di apertura di quelle penali e civili.

L'ordine degli avvocati
Il presidente dell'ordine Vincenzo Galassi spiega: «i processi in presenza sono ripresi. Le udienze da remoto ove possibile sono state fatte. A civile le udienze di comparizione delle parti riprenderanno in presenza dall'8 giugno, mentre per quelle con i testi c'è da aspettare. Le cancellerie dal 1° giugno apriranno 3 ore al giorno. C'è una graduale ripresa. Si sono allargati gli atti che ricevono gli ufficiali giudiziari. Resta il problema del pignoramento: chi assicura che in quella casa non c'è un contagiato? Per cui questi atti sono difficili da riprendere».
Un danno grosso al sistema giustizia in generale provocato dal Covid. «Questo sì - prosegue Galassi - Ma si è cercato in tutti i modi di contenerlo».

Lavoro
Nel settore della previdenza e del lavoro c'è stato il consenso di tutti gli avvocati allo svolgimento delle cause da remoto. Si sono tenute così quelle per i licenziamenti o i procedimenti d'urgenza. Per via telematica ora si fanno i giuramenti dei periti, scelta apprezzata dagli avvocati. Sempre nell'ottica di ridurre le presenze in aula.

di: Raffaele Calcabrina