Un evento storico unico e tre generazioni coinvolte.
Lo sguardo degli anziani sulla pandemia, tra saggezza e timori, la reazioni degli adulti e la perdita degli ancoraggi della normalità e, poi, ci sono loro, i più piccoli con "recettori" legati al loro mondo: tra realtà e fantasia, tra gioco, paure recondite o manifeste e la "buona compagna" della fantasia. Così la Sc Cervaro ha ideato un contest affinché i bambini possano descrivere, in un tema, la loro esperienza. Un racconto che diventa anche una possibilità per raccontarsi.

«È davvero difficile "per noi grandi" essere fino in fondo consapevoli del fatto che stiamo vivendo un momento storico, quindi figuriamoci cosa può esserci nella testa dei nostri bambini. L'idea di fondo di questo contest è cercare di aprire una breccia nel muro dell'isolamento che noi tutti abbiamo eretto durante questa quarantena per costruire una sorta di memoria comune e condivisa da poter tramandare e ricordare nel tempo perché, dopotutto, i ricordi non appartengono al singolo ma sono qualcosa di che condividiamo con gli altri.
È davvero sorprendente vedere bambini di sei, sette o dieci anni mettersi in gioco, aprirsi e raccontare se stessi durante questa nuova quotidianità, ma ora è arrivato il momento in cui anche noi Mister dobbiamo metterci in gioco».

A parlare sono i mister Matteo Canale Parola e Pasquale De Ninno. Sono i protagonisti dell'iniziativa e ne sottolineano la bellezza e l'utilità. Mister Matteo, come sta trascorrendo questo strano e particolare periodo? «Tutto sommato bene risponde nonostante questo periodo abbia messo a dura prova la mia tenuta fisica e mentale. Ma è difficile lamentarsene considerando quanta gente ha perso la propria vita, un affetto o anche "solo" il proprio lavoro. Ho letto molto, anche se con qualche difficoltà a tenere sempre alta la concentrazione. Ho sbrigato dei lavori in casa che rimandavo da troppo tempo. Ho cercato di tenermi occupato nei limiti del possibile».

Come è andata, invece, a te? Anche io ho cercato di mantenere allenata la mente con letture ha risposto Pasquale De Ninno che a volte sembravano "forzate" per contrastare in qualche modo quel senso di alienazione che era costantemente dietro l'angolo.
In questo periodo ho avuto inoltre la possibilità di coltivare in maniera più intensa la mia passione per la corsa. Correre è ideale per rilassarsi, trascorrere del tempo all'aria aperta e, specialmente in questo periodo, è stato un momento in cui ho avuto la possibilità di evadere da tutto e ritrovare un nuovo equilibrio (anche se questo voleva dire compiere un numero quasi infinito di giri intorno al palazzo nel rispetto delle norme anti Covid)».

Ma il pensiero è sempre rimasto rivolto ai bambini, ai loro sorrisi, agli allenamenti. Vi mancano? «Assolutamente! risponde Matteo Per quanto riguarda la Scuola Calcio, quello che più mi manca è la possibilità di lavorare con regolarità assieme ai nostri piccoli. La possibilità di lavorare su pregi e difetti, di imparare dai loro oltre che dai miei errori, di divertirmi con loro e soprattutto grazie a loro. E ovviamente mi mancano le partitelle, anche se in tutta onestà ti confesso che le mie caviglie hanno goduto di questo stop forzato. Credo, in sintesi, che proprio questa interruzione nella continuità del loro percorso di crescita possa rappresentare a lungo termine il problema più rilevante. Proprio per questo mi auguro di cuore che si possa tornare quanto prima sul campo, senza però forzare i tempi. Bisognerà avere pazienza e farsi trovare pronti».

Ritornerà tutto: ne è sicuro Pasquale. «Torneranno le partite, gli abbracci, le spinte, il classico torello di riscaldamento torneranno i tornei, i capricci dei lacci degli scarpini (specialmente quelli del bomber Belotti che puntualmente si slacciavano nei momenti più salienti di una gara) e torneremo a sentire gli applausi dei genitori dopo una bella prestazione (ma anche dopo una sconfitta). A volte mi capita di sfogliare le pagine della mia agenda e nel vedere schemi, formazioni e annotazioni varie, mi sembra quasi di rivivere tutti questi bei momenti e allora ecco che davanti a me rivedo Francesco che esulta come Belotti o Lorenzo che salta e cade all'indietro con le gambe divaricate minando il "siuuuuuuh" di CR7 dopo aver segnato un goal, rivedo le punizioni alla Pirlo di Massimo, rivedo noi entusiasmarci a bordo campo quasi più di un goal per un contrasto riuscito dai nostri difensori super combattivi Piercarlo e Francesco, o ancora rivivo con il fiato sospeso le parate impossibili di Mirko e Nico.
Questi bambini hanno voglia di ritornare a essere felici dopo aver segnato un goal e dopo aver parato un calcio di rigore. Liberi di abbracciarsi tra loro e poter stringere la mano agli avversari e liberi di tornare nello spogliatoio per cantare e saltare per la gioia di aver vinto la partita o per poter piangere tutti insieme dopo la sconfitta. Dobbiamo tener duro ancora per un po'. Tempi migliori arriveranno sicuramente».

Ci sono emozioni che mancano tutti...che si sentono sulla pelle, oltre che nel cuore. I bimbi hanno fatto giardinaggio, hanno impastato il pane, hanno aiutato nel fare i dolci, hanno apprezzato i giochi e le risate con i genitori, sono stati obbedienti e hanno seguito per bene le video lezioni. Ma ognuno di loro racconta quella voglia, ormai incontenibile, di rivedersi, di sentirsi "squadra" e di tornare a correre su...un pavimento verde.