Prima dell'emergenza coronavirus in Italia esercitavano la loro attività 33.290 alberghi. Il 46% erano qualificati in tre stelle, i cinque stelle erano 428 (1,3%), il resto se lo dividevano i quattro stelle con quelli in uno e due stelle, questi ultimi in calo costante negli ultimi anni con un media intorno al 15%. Un totale complessivo di poco inferiore ai 2 milioni e mezzo di posti letto con un fatturato, se si aggiunge anche la ristorazione, di 37,8 miliardi di euro nel 2019. Le conseguenze del lockdown portano a stime nelle perdite nei fatturati di 7,9 miliardi di euro nel settore alberghiero e 8,8 miliardi di euro nel mondo della ristorazione. Per Bernabò Bocca presidente nazionale di Federalberghi: «Alla metà delle strutture ricettive italiane quest'anno conviene non riaprire».

A Fiuggi potrebbe andare anche peggio visto l'aria che tira. Anche perché la città termale già ante coronavirus si muoveva controtendenza rispetto all'andamento nazionale, che aveva fatto registrare negli ultimi anni crescite nei fatturati intorno del 6/7%. Si sta cercando quindi di correre ai ripari nel tentativo di arginare lo "tsunami" che ha colpito il comparto turistico con una serie di misure previste nei due decreti legge "Cura e rilancia Italia", di per se insufficienti rispetto ai danni subiti dal settore, appesantiti ancora di più dai ritardi ormai cronici nella erogazione della liquidità necessaria nel valzer appassionato nelle dividersi le responsabilità tra governo e gli istituti di credito.

Tuttavia qualche segnale positivo in questo settore giunge dal patto sancito tra Federalberghi e Banca Intesa che tra l'altro prevede la: «Sospensione straordinaria sino a 24 mesi dei finanziamenti a medio-lungo termine in essere, rivolta al solo settore turistico-alberghiero per la sola quota capitale o per l'intera rata, e richiedibile entro il 30 giugno 2020 in alternativa alla moratoria prevista dal DL Cura Italia e nuove soluzione per gli investimenti e la liquidità attraverso finanziamenti a medio-lungo termine, di durata fino a 72 mesi».