La pandemia e i bambini. Delicata ma anche essenziale come tematica, laddove la chiarezza scaccia le paure eccessive e l'informazione è la migliore terapia. Tanti i risvolti di questa pandemia, dagli aspetti strettamente medici ai consigli fino a scavare nel rapporto genitori-figli e a guardare a un benessere globale.
Ad affrontarli c'è la dottoressa Stefania Di Russo, pediatra e in prima linea sin dal primo momento e in continuo contatto con i colleghi di Cassino e di tutta Italia.
«Sin dai primi comunicati cinesi pervenuti nel mese di gennaio riguardanti le migliaia di vittime per episodi di broncopolmonite bilaterale nella regione di Wuhan si è compreso che eravamo di fronte a qualcosa di nuovo, pericoloso, imprevedibile e diffusivo».
«A febbraio sono iniziate le prime timide convocazioni da parte della Asl e sono arrivate le prime linee guida, ma nessuno si aspettava l'impennata della curva gaussiana di andamento della patologia cui abbiamo assistito.
I colleghi presenti nei reparti di terapia intensiva di Bergamo riferivano la presa in carico di un nuovo paziente ogni 20 minuti in una curva epidemiologica che faceva riscontrare un passaggio dai 300 casi all'inizio del mese di marzo agli 8.900 alla fine dello stesso mese»,

Il "buono" della pandemia
«Se un giorno mi si chiedesse cosa ha portato di " buono" il coronavirus nella nostra società, io risponderei che nella mia professione ha portato a una riorganizzazione completa delle attività ambulatoriali avente lo scopo di rinforzare la funzione strategica della medicina territoriale, del pediatra e del medico di famiglia quale filtro alla patologia e baluardo agli accessi al pronto soccorso inoltre, e soprattutto, ha condotto ogni medico a una riflessione profonda di etica professionale sulla scelta di difendere la vita altrui a costo di qualsiasi sacrificio».
I medici e le famiglie
«I medici hanno dimostrato ancora un volta che la loro professione è missione. Nessuno ha raccontato di essersi separato dai suoi cari nell'acme della patologia, nessuno ha detto di aver evitato l'abbraccio dei figli ma ognuno di noi lo ha fatto e possiamo dire di essere stati fortunati nel nostro territorio per aver avuto il tempo di organizzarci e di individuare i casi sospetti... pochi per fortuna!
In momenti come questi prendi coscienza del senso della tua professione e delle difficoltà con cui operavano i nostri colleghi fino a pochi decenni fa, in epoca antecedente alla scoperta di antibiotici e vaccini». 
La difficoltà di affrontare il nuovo e l'incognita ha reso «noi medici, già uniti in associazioni e gruppi, ancora più coesi e decisi ad adottare strategie comuni contro un comune nemico da sconfiggere: "Nessuno si salva da solo".
Negli studi
In accordo con le linee guida nazionali, è stato previsto: «accesso a studio solo su appuntamento, con tempi molto dilazionati e con un rapporto in cui un genitore accompagna un solo bambino, entrambi muniti di mascherina e previa accurata igiene delle mani, accesso solo per persone che negano contatti con ammalati o possibili portatori di Sars-Cov-2 e che non abbiano presentato sintomi attribuibili a tale patologia negli ultimi 14 giorni. I bimbi ammalati accedono allo studio in orari particolari e solo per patologie che facciano escludere un Covid-19 altrimenti effettuano tampone dopo relativa comunicazione al Sisp (servizio di Igiene pubblica territoriale)».

Tele medicina
Inoltre, si stanno ampliando gli interventi e le modalità di applicazione della telemedicina, «per facilitare diagnosi a distanza e si è perfezionata la prescrizione on line.
Quindi in definitiva vi è una maggiore disponibilità di ascolto e di guida per la risoluzione dei piccoli e grandi problemi con consulenza telefonica, videochiamata e visita programmata.
Incidenza sui bambini
Così la dottoressa Di Russo spiega alle mamme preoccupare cosa può accadere ai loro pargoli. «Bisogna dire che i piccoli, per motivi ancora non ben conosciuti, hanno sintomi sfumati simili a quelli della comune influenza come rinite, congiuntivite, febbre, mal di gola, tosse, vomito e diarrea, ma anche perdita del gusto e dell'olfatto, cefalea, dolori muscolari e articolari ed occasionalmente una vasculite acroposta simile ai comuni "geloni". Al contrario pochissimi bambini possono andare incontro ad una sintomatologia da attivazione della cascata infiammatoria di interleuchine con interessamento multiorgano e vasculite grave. Tale patologia, definita Pims-Ts ,ovvero Sindrome Multisistemica Infiammatoria Pediatrica Temporalmente associata a Sars-Cov-2, compare dopo settimane dall'infezione, spesso quando i bambini hanno già eliminato il virus e presentano solo gli anticorpi specifici.

La sintomatologia appare subito grave con febbre elevata e persistente, dolore addominale, vomito, diarrea, esantema, infiammazione delle mucose e ingrossamento dei linfonodi, interessamento cardiaco, shock, sintomi sovrapponibili a quelli della più conosciuta Malattia di Kawasaki , con la quale si stanno studiando eventuali relazioni. L'ipotesi è che la famiglia dei coronavirus sia da sempre responsabile della Malattia di Kawasaki ed essendo fra tutti il coronavirus responsabile della Sars-Cov-2 il più temibile, si assisterebbe ora a una impennata della casistica di tale patologia con una maggiore compromissione sistemica.
Secondo le teorie più accreditate la sintomatologia blanda che generalmente caratterizza l'infanzia è legata alla scarsa espressione nei bambini dei recettori Ace 2 nelle loro cellule e nell'albero respiratorio: insomma le loro cellule non hanno la chiave di accesso che serve al virus per infettarle».

Trasmissione tra i bambini
Bisogna poi aggiungere che «nonostante i bimbi siano asintomatici o oligosintomatici possono trasmettere la malattia sia nel periodo di incubazione sia in quello dei sintomi. Pertanto rimangono una delle vie principali di diffusione del virus nell'intera comunità e gli adulti ne subiscono gli effetti».
Le mascherine per i piccoli
Un po' di chiarezza anche sui presidi sanitari. «Riguardo l'uso delle mascherine sono obbligatorie dai 6 anni in poi, ma consigliate anche in età inferiore. I bambini con meno di 2 anni non dovrebbero indossare mascherine per evitare il rischio di soffocamento: a questa età è opportuno indossino cappellini con visiera oppure è consigliabile schermare il carrozzino con l'apposita copertura trasparente in modo da permettere al bimbo di respirare normalmente e di essere comunque protetto e controllato. Molti bambini di quella età accettano comunque di indossare per pochi minuti mascherine confezionate o adattate per loro: sarebbe buona regola farle indossare in talune occasioni specifiche (visita medica, vaccinazione, luoghi chiusi molto affollati).
I bambini di età superiore a 2 anni è bene che la indossino sempre in ogni luogo chiuso, vista la difficoltà di mantenere la distanza sociale. Al contrario in ambienti aperti senza contatto con altri bambini o se impegnati in giochi che consentano il distanziamento l'utilizzo della mascherina è da ritenersi superfluo. Sono consigliate mascherine monouso o mascherine lavabili, anche autoprodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una barriera adeguata, confort e respirabilità, aderenza e copertura».

Il contagio delle "emozioni"
Un altro fronte poco valicato è proprio quello che riguarda gli adulti nel rapporto con i figli.
«Ma i bambini si ammalano anche perché sono" contagiati dalle emozioni degli adulti", dalla paura e dall'incertezza degli adulti. Si ammalano perché vivono a volte in famiglie impaurite e impreparate a riempire di contenuti positivi e costruttivi il vuoto dell'isolamento. Si ammalano di noia, di incertezza, di disorientamento! Bisogna dire loro la verità, aiutarli ad immaginare il virus con un disegno, come un nemico tangibile, rassicurarli sul fatto che staranno comunque bene, che si ammaleranno come al solito e staranno sempre con mamma e papà, bisogna saper accogliere la rabbia e il disagio prospettando la fine dell'isolamento come un momento di festa e ricongiungimento. Il compito più difficile per un genitore ex- super-impegnato è quello di riempire il vuoto dei giorni vissuti in casa e la realizzazione di questo compito è, di fatto, uno dei regali del virus: il vuoto va riempito di famiglia, di racconti, di colori, di canti, di musica, di giardinaggio, di profumi, di abbracci: insomma di tutto ciò che si faceva nelle famiglie di un tempo, di quando il tempo veniva scandito dal percorso del sole e della luna, di quando si giocava in famiglia».