Nuovo studio dell'Istituto superiore di sanità sull'evoluzione del Covid-19 in Italia. Il report, aggiornato al 20 maggio, evidenzia che «la definizione internazionale di caso prevede che venga considerata caso confermato una persona con una conferma di laboratorio del virus che causa Covid-19 a prescindere dai segni e sintomi clinici».

L'aggiornamento dell'Istituto superiore di sanità sull'evoluzione dell'epidemia parte dal dato dell'età mediana dei positivi, che si attesta a 62 anni sui 227.204 casi censiti.
Il 39% scarso ha più di 70 anni, il 31% tra i 51 e i 70 anni, il 28,1% tra i 19 e i 50 e appena il 2,1% tra gli zero e i 18 anni.

Resta marcata la differenza di genere dei casi: i positivi sono per lo più maschi (53,9%) che femmine (46,1%).
Su un numero decisamente più basso di positivi (33.189) emerge che lo stato della malattia è lieve per il 31,5%, severo per il 12,9%, critico nel 2,3%, asintomatico nel 28,6%, sintomatico non specificato per l'1,2% e pauci-sintomatico per il 13,5%.

Su un totale di 31.017 deceduti esaminati emerge che la categoria più colpita è quella compresa tra gli 80 e gli 89 anni (40,9%) con 12.691 decessi, quindi la classe di età 70-79 anni con il 27,2% e 8.447 vittime.
Poi, a scendere troviamo gli ultranovantenni che sono stati 5.212 per il 16,8% e le persone tra i 60 e i 69 anni che sono 3.219 per un altro 10,4%. C'è poi un 3,5% di vittime che hanno tra i 50 e i 59 anni e sono 1.101.

Sotto l'uno per cento tutte le altre fasce d'età a cominciare da quella 40-49 con 268 decessi per lo 0,9%. 61 le vittime tra i 30 e i 39 anni (0,2%), 14 quelle tra 20 e 29 e poi 4 tra zero e nove anni.