I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito un'ordinanza con la quale il Tribunale capitolino ha disposto, su richiesta della locale Procura della Repubblica, la custodia cautelare in carcere nei confronti di L. F. (classe 1969), avvocato, e C. M. (classe 1960), imprenditore.

I destinatari della misura sono indagati per peculato e corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. Le indagini, svolte dalle Fiamme Gialle della Sezione di Polizia Giudiziaria e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria - Gruppo Tutela Spesa Pubblica, hanno consentito di portare alla luce una serie di condotte illecite che L. F., in qualità di amministratore di sostegno di persone molto anziane, totalmente incapaci di intendere e di volere, e C. M., hanno posto in essere per perpetrare – come evidenzia il G.I.P. nel provvedimento – «un vero e proprio "saccheggio" delle proprietà» delle vittime.

Per giustificare i pagamenti e "drenare" le disponibilità finanziarie dei diversi assistiti, il professionista si faceva emettere da società riconducibili a C. M. fatture per svariate migliaia di euro al mese, relative a prestazioni di assistenza asseritamente rese da infermieri o badanti ma mai effettuate o effettuate soltanto in parte ovvero provvedeva a pagare più volte le stesse attività, finanche alla stessa persona.

Le spoliazioni non riguardavano soltanto denaro ma anche immobili. Tramite la mediazione di C. M., L. F.  ha venduto, richiedendo l'autorizzazione d'urgenza al Giudice Tutelare, la nuda proprietà dell'appartamento di una signora ormai morente, sito nel quartiere Prati, a un prezzo notevolmente inferiore a quello di mercato, ricevendo dall'acquirente – indagato, in concorso, per corruzione – un illecito compenso in contanti.

Oltre alla misura cautelare personale, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo fino alla concorrenza di circa 150.000 euro nei confronti dei due, dell'acquirente dell'appartamento e di un altro professionista, anche lui indagato per peculato per aver pagato a C. M., in qualità di amministratore di sostegno, fatture per servizi assistenziali resi per importi largamente inferiori.