Tra i cocci che nei prossimi mesi si raccoglieranno se ne troveranno molti nel sistema termale italiano. Un tempo fiore all'occhiello del servizio sanitario nazionale e negli ultimi anni ridotto a mendicare o quasi per colpa di azioni legislative tutte tese a distruggere un concetto di salute che si era dimostrato vincente. È provato scientificamente che la prevenzione di una serie di patologie trattate nel sistema termale abbattono i costi in capo al servizio sanitario e decongestionano le strutture ospedaliere. Eppure i governi negli ultimi anni senza distinzione politica hanno ignorato questo ragionamento.

Fiuggi negli ultimi 20 anni di società fallite nella gestione termale ne conta due ("Fiuggiterme srl" e "Terme di Fiuggi SPA & Golf"). Oltre tutta una serie di debiti accumulati nei periodi di gestione pubblica. Dove al di là delle indubbie responsabilità della politica locale degli anni passati, esiste ed è certificato l'abbandono al suo destino da parte dei Governi del sistema termale italiano. Oggi le terme italiane sono chiamate a fare i conti anche con il Covid 19. Il "decreto rilancio" di questi giorni ancora una volta scansa il tema e si limita a misure economiche assolutamente insufficienti.

Per le aziende e per i lavoratori stagionali, questi ultimi che forse riceveranno da 600 a mille euro e se saranno fortunati porteranno a casa qualche mese di lavoro, quindi soltanto poche settimane di Naspi, il che li lascerà scoperti da ogni ammortizzatore sociale nell'autunno ed inverno prossimi. Perché se imponi la mobilità su scala regionale, allora Fiuggi dovrà rinunciare al 90% dei suoi curanti che, com'é noto, giungono da altre regioni, prevalentemente del sud Italia. Tutto questo perché molti governatori regionali temono che quanti provenienti da altre regioni possano "appestare" le loro terre.