Aveva appena fatto un investimento per ingrandire il locale. Bruno Passaretti, il titolare di "Maninpasta" a Castelnuovo Parano, ha inaugurato a metà febbraio la nuova sala attigua alla sua pizzeria e rosticceria, pochi giorni prima che il Coronavirus imponesse il lockdown. In questi giorni ha ripreso a lavorare nell'attività di asporto, intanto ha già riorganizzato gli ambienti sanificandoli e predisponendo dispenser di gel disinfettante per permettere l'accesso alla clientela secondo le norme che rispettano il distanziamento sociale, ma racconta di settimane e settimane trascorse nella preoccupazione e nell'incertezza. «Non è stato per niente facile ritrovarsi a casa da un momento all'altro per chi è abituato a lavorare giorno e notte». Anche di notte, già, perché Bruno cominciava ad impastare tielle, focacce e piatti vari molto prima dell'alba.

Incertezza sul futuro
Guardare avanti è difficile, il futuro è avvolto da incertezze e i passi, se prima si riuscivano a compiere con una discreta dose di prevedibilità, adesso anche le mosse minuscole sono avvolte dal dubbio.
Una condizione che accomuna tutti, e anche il settore della ristorazione si ritrova a investire in sicurezza "navigando" di giorno in giorno. «Si riparte con mille punti interrogativi», dice Tony Di Nardo, il ristoratore titolare del locale sulla superstrada Cassino-Formia ad Ausonia che porta il suo nome. Unica grande gioia il nipotino appena nato. E un aiuto concreto venuto dal proprietario del suo locale, che gli ha concesso lo slittamento del pagamento degli affitti. «Da Pasqua al 21 giugno ho visto azzerarsi tutti i banchetti, mentre è proprio da aprile a settembre che si concentra l'ottanta per cento del mio fatturato annuo. Nel mio lavoro non si lavora nella modalità asporto.  
Ho ricevuto un mese fa seicento euro, ma credo che lo Stato dovrebbe pensare ad un azzeramento delle tasse per il 2020, e intanto dobbiamo pagare i contributi del 2019».

Dramma dipendenti
Un altro nodo da sciogliere riguarda le persone (dunque, le famiglie) che dipendono da queste attività.
«I miei dipendenti - continua Tony - mi chiamano tutti i giorni, sono tutti in attesa della cig che non dipende da me». Intanto, anche Tony ha provveduto alla sanificazione, alla predisposizione di gel disinfettante e al distanziamento tra i tavoli, con il risultato che a fronte dei centoquaranta coperti, che può ospitare il suo ristorante, da lunedì potrà mettere a sedere solo cinquantadue persone. Come i suoi colleghi, aspetta trepidante lo squillo del telefono e il ritorno dei clienti.