Un'accurata indagine sociale su come gli italiani stanno affrontando l'emergenza sanitaria di questi mesi e su quali sono le loro aspettative per il futuro. È contenuta nel primo Rapporto Censis-Ugl dal titolo "Italiani, lavoro ed economia oltre l'emergenza Covid-19", realizzato per il 70º anniversario del sindacato.

Dal report emerge come sia diffusa la preoccupazione per la salute e l'incertezza riguardo al futuro del nostro Paese e soprattutto al lavoro.
Infatti, il 57,1% degli italiani giudica il futuro piuttosto nebuloso; meno della metà, il 25,5% crede nella ripresa, mentre il 17,4% si dimostra confuso. Sul fronte del lavoro, regna il pessimismo con il 50% degli intervistati che teme la disoccupazione e con il 62% convinto che ci sarà un inevitabile aumento della stessa.

Aumentano i timori della popolazione i numeri diffusi dall'Istat, che indicano come le persone inattive tra i 15 e i 64 anni siano a marzo in forte crescita, più 301mila unità, con un tasso di 0,8 punti, che lo attesta al 35,7%.
Fra le paure degli italiani, c'è anche quella di perdere i propri risparmi.

Inoltre, se per l'occupazione il decennio post-crisi è stato caratterizzato dal lento ritorno ai livelli lavorativi pre-crisi (la variazione del numero degli occupati segna un +2,9%, pari a un aumento di 661.149 unità nel periodo 2009-2019). Il mercato del lavoro ha visto la crescita del tempo determinato e del part-time, con la conseguente diminuzione del potere di acquisto delle famiglie.

I dati relativi al bimestre gennaio-febbraio 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, non cambiano il profilo: occupati stabili +0,1%; tempo determinato +1,8%; tempo indeterminato +0,4%. Il 51,5% del totale dei lavoratori riguarda i settori essenziali, il rimanente 48,5% i comparti bloccati, pari a circa 7,1 milioni di occupati, tra cui giovani, precari, redditi più bassi e microimprese con un solo addetto, a cui vanno aggiunti gli operatori delle varie forme della Gig-economy.

Infine, quasi 9 italiani su 10 (88,6%), considerano lo Stato non presente come dovrebbe. Una convinzione più radicata tra le persone con un basso titolo di studio (34,4%), i redditi bassi (32,4%) e i disoccupati (30,9%).
In tale contesto, invece, emerge una rinnovata attenzione agli organismi intermedi come il sindacato, di cui ha fiducia il 34,9% degli italiani, con percentuali più alte tra laureati (38,3%), operai ed esecutivi (37,3%).