Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, lo ha dichiarato ieri senza mezzi termini sul sito ufficiale del sindacato: «Il ritardo nel pagamento della cassa integrazione sta creando situazioni di preoccupante disagio sociale. Tutti i cittadini, in questa fase così complessa, devono essere messi nella stessa condizione di poter far fronte all'emergenza, senza alcuna distinzione o priorità». Un intervento piuttosto deciso, che si inserisce nell'accesa polemica di questi giorni sui mancati pagamenti della Cig, in quanto a livello nazionale appena un lavoratore su cinque avrebbe ricevuto l'ammortizzatore sociale in questa lunga fase di emergenza. Dunque, come sottolinea lo stesso Barbagallo, «moltissimi dipendenti costretti a rimanere in cassa integrazione stanno subendo le conseguenze di questi ritardi».

La lettera a Conte
Una presa di posizione, quella della Uil, condivisa dai segretari generali di Cgil e Cisl, Maurizio Landini e Annamaria Furlan, che insieme a Barbagallo hanno scritto una lettera presidente del Consiglio Giuseppe Conte, inviandola anche ai ministri del Lavoro Nunzia Catalfo; dell'Economia Roberto Gualtieri; dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli; oltre che al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini; al presidente dell'Inps, Pasquale Tridico; al direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini.
Nel testo, si chiede al Presidente del Consiglio di intervenire per superare i ritardi che si stanno accumulando per l'erogazione della cassa integrazione, degli anticipi da parte del sistema bancario, delle Regioni per la cassa in deroga. «Questa situazione - affermano nel testo i tre segretari confederali - rischia di depotenziare gli effetti delle importanti misure che si stanno predisponendo sia in materia di sostegno dei redditi e del lavoro, sia a favore delle imprese». La lettera si chiude con la richiesta al premier di un incontro, durante il quale «definire le azioni per superare le difficoltà e gli attuali ritardi nell'interesse del Paese». Questo il poco rassicurante scenario generale sull'erogazione degli ammortizzatori sociali.

Il "caso" Lazio
Una situazione che si riflette in parte nel Lazio e in provincia di Frosinone, dove la cassa integrazione ordinaria e quella "in deroga" viaggiano a due velocità, Infatti se i dati della Cig sono di segno positivo, nella nostra regione soltanto un lavoratore su dieci si è visto accreditare sul proprio conto corrente l'importo della Cigd. Un ammortizzatore sociale che dovrebbe rappresentare il più importante strumento attivato dal Governo a sostegno di quanti hanno sospeso il lavoro a causa dell'emergenza sanitaria. I numeri più recenti descrivono una duplice condizione, altamente critica per la cassa in deroga: quella dei lavoratori che, tramite la propria impresa, da sei settimane hanno avviato la pratica Cigd senza ricevere ancora l'indispensabile aiuto economico; e quella delle aziende, il 92% delle quali con un massimo di 5 dipendenti, che alcune volte riescono ad anticipare lo stipendio ai lavoratori, ma con il rischio del tracollo se non vengono sgravate da questo peso. Un doppio allarme che ha spinto anche l'Amministrazione regionale a intervenire presso i vertici Inps, per chiedere un'inversione di marcia, eliminando «burocrazia e tecnicismi inaccettabili», che rallentano l'iter delle pratiche. I numeri riferiti alla Cigd, esclusi quindi la Cigo e il Fondo di integrazione salariale, sono espliciti.

I ritardi della Cigd
Le domande pervenute alla Regione ammontano a 67.370 e prevedono fino all'80% dello stipendio per un totale di 173.241 lavoratori, dei quali 82.712 uomini e 90.523 donne. Prima dell'8 marzo, questa platea era attiva nei bar, nei servizi, nelle parrucchierie, nei ristoranti, nei vari comparti commerciali, negli studi professionali, nelle agenzie di viaggio, nelle officine meccaniche. Delle oltre 67mila domande pervenute, la Regione ne ha autorizzate 60.480 per circa 150mila lavoratori, di cui il 75,9% dipendente di un'impresa con sede in provincia di Roma, il 7,4% in provincia di Frosinone, il 9,4% a Latina, il 2% a Rieti e il 5,1% a Viterbo. Fino a sabato scorso le domande lavorate dalla Regione e inviate all'Inps erano 56.271, per un totale di 142.087 lavoratori. L'Istituto di previdenza, però, ne ha autorizzate 21.256 e pagate soltanto 7.171. Appena 14.936 dipendenti, pertanto, hanno percepito le somme della Cigd, vale a dire uno su dieci.

Il commento della Cisl
Su questo aspetto contraddittorio della situazione laziale, abbiamo ascoltato il segretario regionale della Cisl, Enrico Coppotelli. «Giovedì scorso - ci ha riferito - si è svolto un incontro tra l'assessore al Lavoro della Regione Claudio Di Berardino, la Direttrice generale dell'Inps Lazio, Rosanna Casella; il Direttore generale dell'Inps Roma, Sergio Saltalamacchia e i Segretari generali di Cgil, Cisl, Uil Lazio. Come Cisl Lazio, abbiamo innanzitutto cercato di avere contezza sui numeri aggiornati tra le richieste di ammortizzatori sociali e la loro corresponsione, in quanto ci pervengono continue sollecitazioni dai territori e dalle Federazioni regionali di categoria sul mancato pagamento degli ammortizzatori sociali. Al tavolo - ha spiegato il segretario della Cisl - abbiamo fatto notare come ci sia una continua e alterata informazione in proposito, poichè la Regione settimanalmente comunica che è in allineamento tra le domande pervenute e la loro trasmissione all'Inps. Mentre erroneamente i media fanno intendere che i ritardi siano dovuti esclusivamente a presunte o faziose inefficienze dell'Istituto. Una disinformazione che non approviamo, in quanto vorremmo evitare che si pensasse alla maggiore efficienza di alcuni lavoratori rispetto ad altri nella trattazione degli ammortizzatori sociali».

Le spiegazioni di Coppotelli
A questo punto, Enrico Coppotelli ha specificato che, riguardo alla cassa in deroga, «la Regione istruisce le domande pervenute e le trasmette all'Inps che, invece, ha un impegno molto più laborioso di verifica, riscontro e pagamento. Ad oggi, infatti, il dato Regionale è al 42,8% tra le domande inviate e quelle lavorate, con picchi molto positivi del 77% nelle province laziali. I dati più critici riguardano Roma, per l'enorme mole di lavoro che rappresenta, con il 76% del totale, e Latina dove la sede dell'Inps è stata chiusa, per contagio da Coronavirus». Il segretario regionale della Cisl ha anche rilevato che nelle richieste di cassa in deroga «esiste una difettosità di cirsa il 12%, ovvero di aziende che potrebbero beneficiare di altri ammortizzatori sociali, spesso fondi bilaterali o contrattuali che invece hanno presentato erroneamente la richiesta di Cigd alla Regione. Invece, la notizia confortante comunicata dalla direttrice dell'Inps Lazio, è che sulla Cigd entro la fine di maggio dovrebbe esserci l'allineamento tra gli invii della Regione e le lavorazioni dell'Istituto. Inoltre, l'Istituto ha dichiarato che con la proroga degli ammortizzatori sociali previsti nel prossimo Decreto governativo, si sta operando affinchè si possa avere il pagamento automatizzato attraverso Uniemens. Questo consentirebbe di velocizzare notevolmente le procedure». Completamento diverso, come abbiamo accennato, il quadro regionale della cassa integrazione ordinaria. Le giacenze, come ci ha confermato lo stesso Coppotelli, sono praticamente concluse come per il Fondo di integrazione salariale. «Abbiamo ottenuto che ogni venerdì - ha concluso il dirigente sindacale - ci sia un tavolo in videoconferenza tra Regione, Cgil, Cisl, Uil, Inps, Abi, Poste e associazioni datoriali per monitorare settimanalmente sia lo stato dei pagamenti degli ammortizzatori sociali, sia l'accordo sottoscritto per le anticipazioni bancarie e postali».