Il cambiamento potrebbe essere la "formula", non certo magica, per la ripartenza del commercio. Cambiamento improvviso incassato con il lockdown, cambiamento di concezione, di modalità, di strategie senza schemi precostituiti e appartenenti al passato, quando - per essere sinceri - il settore già annaspava.
Un'ancora di salvezza? Può esserlo. Ma in nome dell'unità e della coesione. È l'analisi che arriva da Bruno Vacca, presidente Confcommercio Lazio Sud Cassino.

Che aria si respira tra i commercianti?
«Molta preoccupazione - spiega Vacca - anche disperazione ma con molta dignità. Anche oggi hanno chiamato tre o quattro operatrici donne, alcune con una situazione tragica perché loro - come diversi altri - non hanno i soldi per ripartire. Ma devo anche dire che ho trovato, soprattutto nelle imprenditrici che sto ascoltando, una grande dignità e anche una maggiore spinta per ripartire, rispetto agli uomini. È importante e positivo avere questo atteggiamento e stanno facendo, in alcuni casi, da traino».

Secondo lei ce la faranno tutti?
«No, purtroppo no! C'è chi non ha proprio le condizioni per ripartire, la differenza l'ha fatta e la farà il tempo, giorno per giorno, ora per ora. Chi ha risparmi che può utilizzare ha un vantaggio in più, ci sono coloro che hanno "macchine da guerra" ben collaudate e, quando ripartono, lo fanno per bene. Però anche loro stanno valutando quando ricominciare. C'è chi aspetta anche per l'asporto perché si vuol essere sicuri di come ripartire. Anche da un punto di vista operativo.
Si parla poi di certificazione per la sanificazione ma non si capisce ancora se deve essere certificato da una ditta o si può fare da sé e per bene.
Parliamo di piccole e medie imprese che devono sopportare questi ulteriori carichi. Per ripartire si devono fare i conti su quanto costi la ripresa. Come una brava massaia che si fa i conticini con una buona matita e incolonna i dati».

Che cosa si sta facendo per aiutarli?
«Intanto, e lo dico con orgoglio, ogni volta che abbiamo avuto linee guida, le abbiamo sempre comunicate tempestivamente, abbiamo cercato di fare in modo che nessuno restasse senza informazioni. Quando ti trovi in certe situazioni non sai nemmeno a chi rivolgerti e ti senti perso. E, quindi, siamo stati vicini a tutti in questo modo. Ma è anche l'obiettivo dell'unità di crisi. Serve fare subito un censimento di chi riapre e chi non ce la fa. Anche perché, per ognuno che non riapre, bisogna interrogarsi su cosa farà quella famiglia e quella dei dipendenti. Serve questa verifica subito e serve assistenza intesa come orientamento e indicazioni per chi ha riaperto».

Difficoltà con i costi ma c'è anche voglia di farcela?
«C'è, è contenuta. Sento ancora molta necessità di attesa per capire meglio».
E chi si sta reinventando?
«Ho parlato - ad esempio - con una imprenditrice che, partendo dal settore della ristorazione, si sta reinventando in quello della vendita. È un modo positivo di ripartire. Diciamoci la verità, noi eravamo già un settore in crisi, con forte sofferenza».
Forse è la volta buona di rimettere mano al settore?
«Ecco, bisogna reinventarsi partendo dalle certezze delle esperienza fatte. Dobbiamo farlo tutti, in un sistema di insieme. Il cambiamento vero è tutti insieme, altrimenti non è una vera ripartenza. Creiamo un'attenzione continua sul commercio e sulle attività produttive. Se ci sono idee valide facciamole conoscere, se ci sono iniziativa di una intera strada o di un quartiere, ben vengano. Serve unità e coesione tra tutti».