Carmelo Violi, classe ‘85 originario di Sant'Elia, è anestesista e lavora all'ospedale Poclinico Casilino di Roma. I giovani medici sono stati messi alla prova in questo periodo così difficile e l'emergenza, vista dai loro occhi, assume un valore ancora diverso.
«Il Policlino Casilino non è stato ospedale covid ma i pazienti sono stati trattati, stabilizzati e trasferiti - spiega il dottor Violi - La gestione dei pazienti covid in Pronto soccorso è veramente molto difficile, il mio lavoro è cambiato, abbiamo iniziato a lavorare scomodi bardati con tutte le protezioni. Le operazioni che svolgono anestesisti rianimatori sono particolarmente delicate e, con questo abbigliamento, quello che prima era facile da svolgere è diventato difficile.

Le manovre sono invasive e, nei pazienti covid la scarsa ossigenazione del sangue, espone i pazienti a rischio di decesso durante la manovra. Sulla diffusione del virus alcuni hanno parlato di collegamenti con l'inquinamento perchè sembra che si sia allargato più velocemente in aree più inquinate, ci sono in corso studi del Cnr ma non c'è un'evidenza scientifica al momento»

«Tra tutte le scene che ho vissuto, l'esperienza più dolorosa è legata al primo paziente che ho intubato - racconta l'anestesista - Un uomo di 65 anni, di cui ricordo bene lo sguardo e il nome, il suo quadro era complicato e non aveva nessuna patologia pregressa. Ha avvisato i figli per telefono e ha affidato la sua vita nelle mie mani. Purtroppo ho saputo che è venuto a mancare a fine aprile. Noi anestesisti la morte la vediamo spesso ma in questi casi avere perso dei pazienti non anziani che, tutto sommato, non stavano male è una cosa che ha fatto male».

E poi un'analisi dell'emergenza sanitaria: «La vita ospedaliera è cambiata, siamo molto più attenti a cosa facciamo, a come ci vestiamo, anche i rapporti interpersonali tra di noi e nei confronti dei pazienti. Vorrei sottolineare che, però, la medicina territoriale, e parliamo della rete dei medici di base, non ha funzionato minimamente in questa situazione e questo è inaccettabile. La rete dei medici di base non ha aiutato in nessun modo ad assorbire quest'onda d'urto. I nostri turni non sono cambiati, ho molti colleghi anziani a cui devo tutto dall'approccio al paziente a quello con i parenti, che rappresenta tutto nella medicina moderna. Spero che la gente capisca cosa abbiamo passato, quali sono le difficoltà e quali sono i pregi del sistema sanitario nazionale gratuito che ha "retto botta" in questa emergenza pur non essendo stato aiutato da altre realtà. Dobbiamo cambiare lo stile di vita finché non troveremo un vaccino. Perché con la globalizzazione potremo ritrovarci in futuro ad affrontare ancora questo tipo di problematiche».