Il direttore generale della Asl è guarito ed è tornato a casa. Il "paziente" Stefano Lorusso è stato dimesso dal reparto di Malattie infettive alle 14 di ieri. Dopo trentuno giorni: il ricovero era avvenuto nel pomeriggio del 9 aprile, quando era risultato positivo al Coronavirus. Una nota dell'Azienda (a firma del capo ufficio stampa Marco Ferrara) ha informato in tempo reale che il direttore generale stava lasciando l'ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone. Spiegando: «Qualche giorno ancora di riposo e, poi, c'è da scommettere che subito tornerà ai suoi doveri di capo della sanità provinciale, doveri dai quali si è alleggerito solo per pochi giorni, ma che già da alcune settimane ha ripreso a seguire ed indirizzare con la massima attenzione.

Sicuramente, da buon Capricorno, continuerà a dare la caccia al maledetto virus per tutelare ancora al meglio la salute dei cittadini di questo territorio». Stefano Lorusso ha salutato e ringraziato i sanitari di Malattie infettive, a cominciare dalla responsabile del reparto, dottoressa Katia Casinelli. Il manager è di ottimo umore. In questo mese Stefano Lorusso ha visto concretizzarsi i risultati della strategia che lui stesso aveva disegnato per arginare il Covid-19. In particolare l'effettuazione dei tamponi a tappeto, proprio nel momento del "picco".

La ricerca attiva sul territorio, specialmente degli asintomatici, ha dato i suoi effetti. Intanto, sono quindici giorni che non si registra un decesso per Covid-19 in provincia di Frosinone. L'ultimo è datato 24 aprile. In quel periodo ci furono 7 morti in cinque giorni per Coronavirus. Proprio mentre la curva dei contagi stava iniziando una discesa netta. C'è da rilevare sempre che la maggior parte dei decessi avvenuti ha riguardato pazienti ricoverati a marzo, specialmente nel momento iniziale, quello del maggior impatto. Quando cioè la sanità ciociara si stava organizzando per fronteggiare lo "tsunami". In quel momento, tranne naturalmente Malattie infettive, non c'erano posti di degenza ordinaria dedicati ai pazienti Covid (ora ce ne sono 86), le postazioni in Terapia intensiva erano 7 (ora siamo a 25, compresa la subintensiva). Ma soprattutto la malattia non si conosceva. Soltanto dopo sono state messe a punto terapie parametrate sul contrasto alle infiammazioni estese, alle vasculiti e agli eventi tromboembolici, che hanno scongiurato tanti trasferimenti in Terapia intensiva. Quando la pandemia è scoppiata tutto questo non si sapeva. Inoltre in tanti all'inizio sono stati ricoverati in ospedale dopo aver passato diversi giorni a casa, con la febbre. E quindi con un quadro clinico fortemente influenzato dalle infiammazioni.

Oggi la situazione è decisamente migliorata. Al Fabrizio Spaziani i ricoveri continuano a scendere: sono 59 quelli totali, 28 riferibili a pazienti Covid (significa che ci sono 58 posti liberi). Con Terapia intensiva che da dieci giorni non ha più malati di Coronavirus. Nessuno abbassa la guardia e tutti sono consapevoli del fatto che il periodo di incubazione del virus è fino a quattordici giorni. Ma solitamente i primi sintomi possono manifestarsi dal quinto al settimo giorno dall'avvenuto contagio. La fine del lockdown è datata 4 maggio. Quindi significa che siamo entrati nel periodo in cui potrebbero essere rilevati dei contagi. Ma se la curva resta bassa, allora arriveranno conferme importanti.
Indubbiamente però la circolazione del virus è bassa da settimane in Ciociaria. Fra l'altro diversi addetti ai lavori sono convinti che la carica virale del Covid-19 si sia indebolita. Intanto anche la Asl di Frosinone si prepara all'entrata in scena dei test sierologici. Nel Lazio partiranno domani, in Ciociaria il semaforo verde dovrebbe essere acceso mercoledì. All'inizio i test sierologici riguarderanno gli operatori sanitari, compresi i medici di famiglia, i pediatri e i farmacisti, e le forze dell'ordine. Ma è evidente che in prospettiva questo esame sarà esteso.

L'indagine epidemiologica con i test serve per il rinvenimento delle immunoglobuline. Le IgM sono quelle che si sviluppano alla prima infezione e agiscono subito nel riconoscere gli antigeni virali. Ma sono di breve durata. Poi ci sono le IgG, che invece restano a lungo. In caso di riscontro di positività sierologica alle immunoglobuline G si dovrà eseguire il tampone naso-faringeo. Se positivo, il soggetto dovrà essere posto in isolamento, con segnalazione al medico curante. I tamponi (più mirati) continueranno e si sta decidendo anche se rendere operativo (dopo quelli di Frosinone e Cassino) un altro punto per l'effettuazione in modalità "Drive Through" (dal finestrino dell'auto): a Sora. L'Unità operativa complessa di Patologia Clinica della Asl si sta preparando. Il tampone nasofaringeo continuerà a dire se il "testato" ha il virus in quel momento. Invece, il test sierologico svelerà se si è venuti a contatto con il Covid e se si sono sviluppati gli anticorpi. Resta da definire il periodo di immunità (al momento non ci sono certezze), ma l'obiettivo è chiaro: manovra a tenaglia contro il virus.