Un coro unanime da nord a sud della Ciociaria, lo stesso che da giorni risuona in tutto lo Stivale: «Fateci riaprire, vogliamo lavorare. Molti di noi rischiano di non poter più alzare le serrande e di vedere un aumento di lavoratori abusivi, che non potendo lavorare nei locali potrebbero furbescamente entrare nelle case rendendo vano lo sforzo fatto finora in termini di sicurezza».
Dietro queste parole condivise ci sono volti di uomini e donne, parrucchiere, barbieri, estetiste e di tutti gli operatori del benessere che nelle loro attività, rimaste chiuse per due mesi per l'emergenza Covid-19, hanno messo anima e cuore e ora non vogliono buttare tutto all'aria.

Tra le categorie ancora ferme anche nella "Fase 2" ci sono parrucchieri, barbieri, estetisti che secondo le regole dell'ultimo decreto, potranno riaprire solo il 1° giugno. Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia nei giorni scorsi ha però annunciato la possibilità di riapertura anticipata per bar, ristoranti e anche parrucchieri in alcune regioni già dal 18 maggio. Secondo Boccia, la possibilità di non dover attendere fino a giugno dipende dallo sviluppo della curva epidemiologica e dall'approvazione delle linee guida da parte dell'Inail. Linee guida che, per quanto riguarda estetisti e parrucchieri arriveranno tra il 14 e il 15 maggio. E mentre in molte regioni è stata già annunciata la riapertura il 18 maggio, nel Lazio, dunque, si attende di conoscere la data.

Hanno iniziato da giovanissimi a tenere in mano forbici e pettine, a dare risposte alle esigenze estetiche dei clienti, ponendo l'attenzione ai dettagli, allo studio delle caratteristiche del viso e del corpo di ogni persona. Con sacrifici, fatica, senza mai risparmiarsi, hanno creato qualcosa di importante e non accettano che venga distrutto. Non lo accettano per loro e neppure per i loro clienti. Sono pronti a impegnarsi a garantire standard massimi di sicurezza e ad adottare i previsti specifici protocolli. Chiedono al governo di poter riaprire prima possibile temendo che ogni giorno in più che passa aumenti la possibilità che molti della loro categoria rischino di non riaprire più l'attività. Come tanti altri professionisti di altri settori, sulle spalle hanno tasse da pagare, bollette, affitti. Hanno tante spese senza entrate, la paura di non farcela è tanta. Tutti hanno a cuore la salute e nessuno vuole correre rischi o mettere a repentaglio la salute dei propri clienti. Temono inoltre che questo periodo favorisca l'abusivismo, il lavoro nero, temendo che con i saloni o centri chiusi, si lascino entrare in casa operatori abusivi mettendo a rischio la propria e altrui salute.

Molti non nascondono il loro rammarico, ammettendo di aver perso fiducia nelle istituzioni, che confidavano in un aiuto e sostegno più concreti in questo periodo di chiusura totale. Con gli aiuti che hanno ricevuto dallo Stato (solo ad alcuni sono arrivati i 600 euro del mese di marzo e sono in attesa di quelli di aprile e maggio), non sono riusciti a sostenere tutti i costi che la categoria ha e ad oggi molti dei loro dipendenti non hanno ricevuto i dovuti sostegni economici promessi, per molti i soldi della cassa integrazione restano ancora un miraggio.

Sono, quindi, pronti a ripartire nel massimo rispetto delle regole e delle disposizioni impartite dal decreto. Sono pronti a riaprire consapevoli del rispetto delle distanze di sicurezza e delle norme d'igiene. Si sono già attivati con tutti i dispositivi di sicurezza: mantelle, disinfettante, dpi, mascherine e guanti monouso, divisori. Qualcuno spera di poter lavorare se necessario anche sette giorni su sette o in più ore lavorative per soddisfare le inevitabili numerose richieste della clientela e anche per poter ricominciare a guadagnare. Non vogliono più attendere e sperano di conoscere quanto prima la data della riapertura in modo tale da organizzare anche gli appuntamenti dei clienti che aspettano di poter tornare tra le "mani" dei loro parrucchieri ed estetiste.