«Non sono un eroe perché il mio lavoro non lo sto facendo con un mantello e non riesco a volare, ma l'uniforme che indosso in questa mia esperienza è composta da una tuta bianca con una mascherina FFP2, occhialini di protezione, visiera e copriscarpe.

Per otto ore dimenticati di andare in bagno, bere o grattarti il naso. Di eroico non sto facendo nulla, semplicemente svolgo lo stesso lavoro che ormai faccio da ventitré anni nel reparto di Rianimazione del Presidio Ospedaliero "Santa Scolastica" di Cassino nell'Asl di Frosinone diretta dal dottor Stefano Lorusso».

L'infermiere Dino Carbone racconta così la sua esperienza presso l'Asl abruzzese di "Chieti-Lanciano-Vasto" alla quale è stato assegnato un mese fa, quando ha risposto alla "chiamata alle armi" contro il Covid-19.
Aveva il desiderio di aiutare dove ce ne fosse ancora più bisogno.

«Vedere le immagini di colleghi stremati dalla stanchezza e con gli occhi impauriti ha messo in moto dentro di me questo irrefrenabile desiderio di rendermi utile - ricorda - Prima ho inviato una email alla regione Lombardia per offrire il mio aiuto, ma non ho avuto risposta. Poi, quando la Protezione Civile Nazionale ha chiesto cinquecento infermieri da inserire nella task force, mi sono subito candidato. Sono stato chiamato e assegnato all'Abruzzo».

«Ho trovato una grande organizzazione anche in questa Asl diretta da Thomas Schael  - racconta ancora Dino Carbone - Sono stato contattato prima telefonicamente e poi di persona dal dirigente delle professioni infermieristiche dottor Gennaro Scialò, che mi ha accolto e mi ha fatto un quadro della situazione generale che era a dir poco drammatica. Ho iniziato nel reparto di rianimazione Covid dell'ospedale di Chieti dove erano ricoverati numerosi pazienti, tutti affetti da Covid e tutti molto critici, costretti da questo nemico invisibile a vivere attaccati a delle macchine che li aiutano a respirare.

Per fortuna poi la tensione nella Rianimazione è iniziata ad abbassarsi, ma nel contempo in altre strutture della zona si stava verificando una positivizzazione di numerose persone quindi hanno dovuto trasformare il Presidio Ospedaliero di Atessa in Covid hospital.
Sono stato quindi spostato qui, dove tuttora presto il mio aiuto».

Ma non chiamatelo eroe, dice sempre: «Quello che faccio qui non è altro che il mio lavoro, l'infermiere.
Faccio turni diurni in modo da consentire i riposi dei colleghi. Ho visto operatori sanitari stremati dalla stanchezza, li ho visti piangere, li ho visti impauriti, ma nonostante tutto sempre pronti a dare sollievo a queste persone che da settimane sono chiuse in stanze isolate da tutti. Ho visto colleghe in infermeria con le lacrime mentre davanti al paziente indossavano un bellissimo sorriso».

Dino Carbone parla inoltre della grande macchina della Protezione Civile Nazionale: «Un sistema quasi perfetto. Una organizzazione talmente precisa e meticolosa da non crederci. Il dottor Angelo Borrelli è una persona eccezionale di una disponibilità incredibile.
Ho avuto l'onore di conoscere tantissime belle persone tra infermieri, Oss, medici, anche al di fuori abbiamo avuto una ospitalità talmente bella che non riesco neppure a trovare le parole per descriverla.
Mi sono arricchito di esperienza e ricordi che resteranno per sempre dentro me. Non dimenticherò mai gli occhi di tutte le persone che ho incontrato in questo cammino».