Alzare quelle saracinesche costa uno sforzo ben più grosso di quello fisico. Investimenti misti a speranza, fatica mista a gioia, paura e speranza. Gli opposti convivono nell'animo dei titolari di attività ma, per tutti, l'importante è farcela. Tornare a lavorare, specie in un indotto commerciale quale quello che insiste in città, è la meta. In mezzo c'è la scalata. Ecco allora altri opposti che convivono: la felicità di tornare al "bancone" e la necessità di avere aiuti adeguati per ricominciare a illuminare tutte le insegne di Cassino, con quei colori vivi che rendono vive e pure trafficate le strade stesse,
Un percorso che, però, deve essere accompagnato e unirsi è la parola d'ordine tra commercianti.

Di recente, in un confronto tra associazioni di categoria e amministrazione è stata istituita l' "Unità di Crisi" per la ripartenza della città. Soddisfazione da parte di Confcommercio Lazio Sud Cassino, del presidente Bruno Vacca per l'istituzione, da parte dell'amministrazione e per l'annullamento delle tasse sui rifiuti e occupazione suolo pubblico per il periodo di chiusura imposto dalle autorità competenti, delle attività commerciali. Il governo cittadino ha di fatto accolto le proposte presentate proprio dal presidente della Confcommercio Lazio sud territoriale, Bruno Vacca, nel corso di una serie di incontri che ci sono stati, ultimo in ordine di tempo il 30 aprile, con il sindaco e alcuni rappresentanti della sua giunta.

«L'Unità di Crisi - secondo quanto ha affermato il presidente Vacca - ha il compito verificare la situazione delle imprese presenti nel territorio comunale; predisporre l'attuazione delle "linee guida" per la riapertura delle attività e, infine, per supportare e orientare le imprese rispetto alle necessità finanziarie (credito, sgravi, esenzioni, riduzioni, formazione, misure di compensazione, mancato guadagno, canoni di locazione, etc.). Sono soddisfatto della notizia dell'istituzione dell'Unità di Crisi, per la ripartenza della città di Cassino - ha sottolineato il presidente Bruno Vacca - ma nutro delle perplessità sulle modalità e le linee guida che l'amministrazione sta adottando per la costituzione. Stiamo valutando una serie di nuove proposte e idee per raggiungere in totale sintonia un accordo comune. La ripresa seppur graduale deve portarci a lavorare tutti insieme per lo stesso obiettivo, ricostruire la quotidianità del singolo e la vitalità delle imprese e della città».

Otto negozi su dieci a rischio
Gli esercizi commerciali sono senza dubbio quelli che, più di altri e prima degli altri hanno risentito gli effetti economici dell'emergenza sanitaria. L'immediata chiusura di bar, ristoranti, negozi di abbigliamento e quant'altro è stato un colpo duro. E anche se ora è partita la fase due e pian piano ci si avvia alla ripresa, non per tutti sarà facile ricominciare. Ieri mattina della questione si è discusso in una riunione di ConfImprese, settore commercio, a Cassino.
Maurizio Coletta, commerciante e referente del settore esercenti dell'associazione di Guido D'Amico, non ha nascosto la cruda realtà: l'80% degli esercizi commerciali rischiano di non alzare più la saracinesca. O meglio ancora: solo due negozi su dieci non avranno problemi nella fase di ripartenza, tutti gli altri rischiano o di non farcela proprio o di ridurre il personale o, peggio ancora, di fermarsi poco dopo essere ripartiti.

Come fare allora? A margine della riunione Coletta commenta: «Il turismo subirà pesantissime conseguenze anche a Cassino, per questo il commercio inevitabilmente soffrirà. Tre aziende su quattro rischiano di dover licenziare più di qualche unità di personale per non cessare l'attività, ma questo significherà che aumenterà in maniera esponenziale la disoccupazione sul territorio, e non solamente quella giovanile. Sarà un anno pessimo - penso al settore del tessile - anche per chi ha rapporti commerciali con la Cina, intanto a nome dell'associazione ringraziamo l'amministrazione comunale per la vicinanza che ha mostrato a noi commercianti con misure concrete: siamo in attesa che il sindaco faccia da tramite con le banche per far sì che vengano erogati i prestiti alle attività commerciali perchè siamo alle prese con la crisi più difficile dal dopoguerra ad oggi e non sarà facile rialzarsi e ripartire».

Quindi Maurizio Coletta, parlando a nome dei commercianti che aderiscono a Confimprese ribadisce: «Ci avviamo inevitabilmente verso un nuovo modo di fare commercio, e la ripartenza sarà peggio che dopo la guerra. Servirà almeno un anno per tornare alla normalità e purtroppo credo che sono tante le attività che non riapriranno. Lo Stato dovrebbe aiutare maggiormente tutte le attività economiche invece, fino ad oggi, non si vede nulla di concerto, ma solo comunicati che non risolvono il problema.
La ricetta, che vale anche e soprattutto per Cassino, l'ha data l'ex presidente della Bce Mario Draghi: per far ripartire la macchina economica serve un gettito forte di liquidità alle imprese, solo così sarà possibile ricreare una nuova economia. Se non si daranno queste scelte - conclude Coletta - sarà la fine di questa Nazione e, quindi, anche della nostra provincia e della nostra città».

Va intanto segnalato che da lunedì alcuni bar, pasticcerie e pizzerie hanno riaperto garantendo il servizio di asporto e la risposta della clientela è sembrata abbastanza soddisfacente.