«Oh, quanta strada nei miei sandali. Quanta ne avrà fatta Bartali. Quel naso triste come una salita. Quegli occhi allegri da italiano in gita». Così Paolo Conte cantava le imprese di Gino Bartali. Bisognerà pedalare (e tanto) per rimettere in moto l'Italia dopo i 55 giorni di lockdown. Nessuno si illude che sarà semplice, ma nessuno dubita che l'imperativo categorico è uno solo: scalare il "passo della montagna". La Fase 2, quella della convivenza con il virus, è iniziata all'insegna della cautela. Ma anche della determinazione.

L'economia ciociara
Secondo autorevoli studi delle associazioni di categoria e dei sindacati il 30% delle aziende ciociare ha continuato a lavorare anche nel periodo del lockdown. Parliamo, per esempio, dei settori della logistica e della media e grande distribuzione. E in qualche caso pure del manifatturiero. Così come si calcola che il 4 maggio ha riaperto i battenti il 60% di quelli che potevano effettuarlo. Altri lo faranno più gradualmente, altri ancora non ci riusciranno. Non subito comunque. Numerose micro, piccole e medie imprese stanno aspettando di capire come andrà nei prossimi giorni. E stanno facendo i conti con soldi che non sono arrivati. Così come nella maggior parte dei casi non sono arrivate le risorse previste per la cassa integrazione in deroga. È evidente che tutto questo contribuisce ad alimentare la cautela e, in qualche caso, la sfiducia. Ma ci sono pure diversi piccoli imprenditori e commercianti determinati ad andare avanti comunque. Senza attendere aiuti che non si vedono all'orizzonte. Il fatto che la ripartenza stia avvenendo lentamente è dovuto altresì alla circostanza che alcune categorie fondamentali devono ancora aspettare.

Parliamo, per esempio, dei parrucchieri e degli estetisti. Non sfugge a nessuno che il piccolo artigianato è parte importante dell'economia provinciale. Non è un caso che a livello nazionale siano in corso delle trattative per anticipare la riapertura di queste come di altre categorie. Iniziando dai bar, dai ristoranti, dalle pizzerie. Vero che è possibile il servizio di asporto (oltre alle consegne a domicilio), ma non è la stessa cosa. Ci sono fasce di lavoratori, di commercianti, di piccoli imprenditori che sono stati sostanzialmente lasciati in mezzo al guado: a due mesi dalla chiusura e con altri giorni davanti prima della riapertura. E senza un sostegno vero in termini di contributi e di "ammortizzatori".

Dal turismo all'edilizia
Tra i settori più colpiti dall'emergenza Coronavirus c'è il turismo. Pensiamo per esempio alla stagione di Fiuggi. E perfino al turismo religioso, sempre importante in un provincia come la nostra. L'intero comparto andrebbe sostenuto sul serio. Per quello che riguarda la ristorazione e il commercio, la sensazione netta è che tutti siano già pronti ad adattarsi alle nuove regole. Dal distanziamento sociale all'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Si discute poi (e molto) della necessità di legare la Fase 2 anche all'andamento della curva dei contagi. In provincia di Frosinone i numeri sono evidenti: nuovi casi al minimo, reparti ospedalieri che si stanno svuotando e situazione sotto controllo. Vuol dire che stanno funzionando le cure ma pure i comportamenti dei cittadini. Che quindi meritano fiducia.

Poi c'è l'edilizia, settore "chiave". Settore che non può però rimettersi in moto facendo affidamento soltanto sul versante dei lavori privati. Per creare occupazione c'è bisogno del fronte pubblico, delle grandi opere, delle infrastrutture. Il volano potenziale c'è: la fermata dell'Alta Velocità. Parliamo di 18 miliardi di euro: 13 per l'infrastruttura ferroviaria, 1,4 per il miglioramento del sistema dei trasporti, più i fondi per la rigenerazione urbana su molte aree, tra cui Ferentino e Frosinone. Senza dimenticare il piano per la riqualificazione delle stazioni. Un'occasione più unica che rara. Ma finora, al netto dell'entusiasmo iniziale, si stanno registrando soltanto polemiche politiche. Quando l'intera classe dirigente del territorio dovrebbe "fare squadra" sul serio.


Lavoro agile e burocrazia
La ripresa a ritmo lento è influenzata anche dalla possibilità che tante aziende hanno dato di prolungare lo smart working, il lavoro agile. Una modalità, lo smart working, che per il Lazio ha fatto già registrare quote più alte rispetto alla media nazionale. Quanto alla burocrazia, si tratta di un male nazionale. Però sarebbe anche il caso di riflettere su come negli ultimi anni la Pubblica Amministrazione sia stata falcidiata in termini di personale, di competenze, di tecnologie. E di quanto abbia pesato il populismo imperante. Perché oggi al Paese servirebbe una Pubblica Amministrazione in grado di rispondere velocemente: sugli ammortizzatori sociali ma anche sulle misure a sostegno delle imprese. Il termine massimo per una "risposta" vera in una situazione del genere può essere di 15-20 giorni. Non di due mesi. Senza risposta peraltro.

Gli spostamenti in treno
In una nota le Ferrovie dello Stato Italiane hanno fatto sapere che «sono state 47.908 le persone che il 4 maggio nel Lazio hanno scelto il treno per i loro spostamenti». Si tratta del 15,3% degli abituali passeggeri in regione. Mentre ieri i numeri forniti dall'ufficio stampa di Trenitalia sono stati i seguenti: 45.387 passeggeri, il 14,5%. Trend costante. Spiega Trenitalia: «Per rispondere alla rimodulata richiesta di mobilità Trenitalia (Gruppo FS Italiane) ha messo a disposizione il 57% dell'offerta pre emergenza. Sono state rispettate le distanze di sicurezza e all'interno dei vagoni si è registrata un'occupazione del 23% dei posti disponibili (ampiamente inferiore rispetto al 50% richiesto dal Dpcm). È in corso l'allestimento su tutta la flotta di Trenitalia di marker sui sedili da non occupare, segnaletica sulle porte per la salita e la discesa dei viaggiatori e le indicazioni a terra per indicare ai passeggeri l'uscita più vicina e la distanza da tenere con gli altri passeggeri. Sono state, inoltre, potenziate le attività di sanificazione e igienizzazione su tutta la flotta di Trenitalia». Sono numeri che evidenziano la cautela di questa fase.

La vita sociale
Oggi riaprono parchi e giardini a Frosinone. Con accessi limitati, certo. Ma è un segnale importante di ripartenza della vita sociale. Segnali arrivano da tutta la provincia. Anche di ripresa degli allenamenti sportivi individuali o di una semplice passeggiata. Però è evidente che l'intero "sistema" deve andare a regime. È un Paese che deve fare i conti con troppi "senza". Non ci sono ancora abbracci, baci, strette di mano e pacche sulle spalle. Non c'è la "liturgia laica" del caffè al bar. Non ci sono le messe. Perfino le visite agli amici e ai parenti devono tenere conto di una burocrazia "matrigna". Ma c'è una cosa destinata a fare la differenza. Nelle strade non risuona più il silenzio assordante dei 55 giorni di lockdown.
Si sentono discorsi e risate, si percepisce perfino il ritorno alla complicità. La cronaca di una giornata normale. Sarà questa la "rivoluzione".