Una partenza a rilento per l'economia ciociara nel primo giorno dopo il lockdown. Enrico Coppotelli, segretario regionale della Cisl spiega: «Molti lavoratori che prima optavano per il mezzo pubblico hanno scelto quello privato. Come sindacato abbiamo sollecitato molte aziende allo smart working, per cui molti lavoratori sono ancora in questa modalità. Tuttavia, non bisogna abbassare la guardia sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e nel tragitto strada-lavoro. Il ruolo del sindacato è difendere il lavoratore anche nel tragitto, se si contagia lì porta a casa il virus».

Pensate che anche altre categorie potevano riaprire?
«Il tema della ripartenza è un tema che va colto con molta prudenza: in gioco c'è la salute delle persone. Da domani i supermercati amplieranno di un'ora e mezza l'apertura, questo per poter consentire alle persone di poter organizzare la spesa, che diventa un'esigenza primaria. Dobbiamo iniziare con una ripartenza prudente perché dal 4 al 18 dobbiamo capire quale sarà la curva del contagio, se riprende a salire le misure dovranno esser viste settimana per settimana. Il 4 non è un apriamo tutti indistintamente, ma non abbassiamo la guardia».

Giovanni Turriziani, presidente di Unindustria Frosinone non rileva criticità al momento. «Tutte le aziende erano pronte a riprendere, peraltro molte erano già aperte. Siamo a disposizione anche per coordinarci con i sindacati e le forze dell'ordine per segnalare le criticità. È il momento in cui non bisogna alimentare frizioni, ma assicurare massima responsabilità perché si possa lavorare in sicurezza. Organizzare il cantiere in sicurezza, ma ciò vale per tante filiere, e approvvigionare i materiali non lo si fa dall'oggi al domani. L'attività produttiva si rimetterà in moto fra due settimane e i reali effetti si vedranno dopo. Maggio sarà come marzo, non sarà una ripartenza totale. Gli spostamenti sono limitati e ci vorrà tempo, forse fino a fine anno, per capire qual è la perdita reale».

Guido D'Amico, presidente nazionale di ConfimpreseItalia, dichiara: «Oggi hanno aperto pochissime imprese. Un 20%, pur potendo riaprire, non ha riaperto per due motivi: perché non è a posto con la sanificazione e perché non ha le risorse economiche ed è seriamente preoccupato di aprire e chiudere in un paio di giorni. È un momento di paura e di stasi in cui timidamente si sta facendo un passo avanti, la timidezza è data dal fatto che vogliono garanzie. Se non arrivano provvedimenti certi dal Governo gli imprenditori hanno paura ad indebitarsi. Hanno aperto tutti coloro che hanno immobili di proprietà, molti di quelli in affitto non hanno riaperto. Se mi fermo in questo momento blocco fitti, consumi, tasse comunali e regionali. Se il Governo non assiste le imprese con i fondi perduti e se non sposterà le scadenze fiscali al 2021, sarà quasi impossibile ripartire».