Più si allunga il periodo di riferimento, più il capoluogo ciociaro si conferma in assoluta controtendenza nazionale per quanto riguarda la cosiddetta mortalità attesa. Ai tempi del Covid-19 soprattutto.
Controtendenza Frosinone
Nel capoluogo, nel periodo compreso tra il due marzo e il ventuno aprile, rispetto agli scorsi anni si sono registrati meno morti. Un arco temporale che parte dall'inizio della pandemia da Coronavirus, considerando che in Ciociaria il primo caso positivo si è registrato appunto il due marzo. Nel capoluogo ci sono stati 10 decessi in meno rispetto alla media dei precedenti cinque anni. Per una variazione percentuale del -23% quindi. Qualche giorno fa questo studio era stato parametrato prima su 37 giorni e poi su 42. Adesso si è arrivati a 49. Con il dato aggiornato al ventuno aprile scorso. Nell'intero lasso di tempo i decessi avvenuti (osservati) sono stati 34. Quelli attesi (la media degli ultimi cinque anni) erano 44.

Vuol dire che nel capoluogo ciociaro si sono registrate 10 morti in meno (-23%). Parliamo del totale dei decessi. E bisogna sottolineare che nel periodo preso in considerazione, a Frosinone, ci sono stati 2 decessi attribuibili a Covid-19. Su 34. I dati emergono dal sesto rapporto del Sismg, pubblicato sul portale del Ministero della Salute. Il Sistema di sorveglianza nazionale della mortalità giornaliera (Sismg), gestito dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, è stato messo a disposizione per monitorare la situazione e analizzare i dati della mortalità generale in relazione all'epidemia di Covid-19 in diciotto città italiane: Aosta, Bolzano, Trento, Torino, Milano, Brescia, Verona, Venezia, Bologna, Genova, Perugia, Civitavecchia, Roma, Frosinone, Bari, Potenza, Messina, Palermo. Il Sismg è un sistema di sorveglianza operativo in 33 città italiane, attivo dal 2004. Frosinone è l'unico dei capoluoghi monitorati con segno "meno" (costantemente) rispetto alle morti degli anni precedenti. Brescia fa registrare un +188%, Aosta un +119%, Milano un +105%. Ma ci sono anche Roma (+7%), Civitavecchia (+32%), Bari (+38%), Potenza (+24%), Messina (+15%), Palermo (+5%). Ancora: Bolzano (+56%), Trento (+41%), Torino (+60%), Verona (+40%), Venezia (+14%), Genova (+79%), Bologna (+52%), Perugia (+13%). In totale nel Nord c'è stata una crescita del 74%, nel Centrosud del 9%. Il fatto che Frosinone rafforzi l'effetto controtendenza è quindi molto significativo. Perché è evidente che il periodo che va dal due marzo al ventuno aprile è quello più "caldo" della pandemia Covid-19.

Tamponi e test sierologici
In questa Fase 2 entrambi gli esami saranno ancora più importanti e la Asl è pronta ad un ulteriore salto di qualità. I tamponi totali hanno superato quota 10.000 in provincia di Frosinone, adesso si viaggia ad una media giornaliera che oscilla tra i 260 e i 320. Sono state raddoppiate le postazioni del Drive Through (Frosinone e Cassino). Si arriva a 120 al giorno. Servizio attivo anche nelle ore pomeridiane, dalle 14.30 alle 17.30. Fra l'altro da settimane è scattata la cosiddetta fase della "ricerca attiva", per individuare gli asintomatici. Ma intanto il test si continua a fare alle persone in isolamento domiciliare che attendono la negativizzazione. Si tratta di uno dei parametri più importanti per valutare l'andamento della pandemia in Ciociaria. Oggi in isolamento domiciliare ci sono meno di 400 persone. Erano 1.500 nella fase più complessa. Poi naturalmente si fanno i tamponi a tutti quelli che sono venuti in contatto con persone positive. Si continuano ad effettuare anche ai rappresentanti delle Forze dell'ordine, agli operatori dei servizi essenziali e ai sanitari naturalmente. Il tampone certifica la presenza del virus.

Oggi nel Lazio partono i test sierologici. Su operatori sanitari e forze dell'ordine e in specifici contesti di comunità all'interno di indagini di sieroprevalenza. L'indagine epidemiologica con i test serve per il rinvenimento delle immunoglobuline IgC, che nella sostanza sono gli anticorpi al virus. Questi esami servono a verificare come è circolato il virus in determinati contesti. In caso di riscontro di positività sierologica alle immunoglobuline G si dovrà eseguire il tampone naso-faringeo. Se positivo, il soggetto dovrà essere posto in isolamento, con segnalazione al medico curante. Si tratta di un ulteriore fronte per individuare gli asintomatici. In provincia di Frosinone la Asl si sta organizzando. Probabilmente verranno allestite delle tensostrutture, come per il Drive Through. È evidente che con l'inizio della Fase 2 l'Azienda Sanitaria Locale ha intenzione di rispondere in modo rapido su questo versante, specialmente se dovessero essere registrati casi "positivi".

Quindi, test rapidissimi per i sintomatici ma anche per i "contatti di caso" collegati ad eventuali link. Ieri l'assessore regionale alla sanità Alessio D'Amato ha detto: «Abbiamo inoltre deciso di effettuare il test di sieroprevalenza che partirà a breve per tutti gli operatori sanitari, rsa e le Forze dell'ordine anche alla categoria dei farmacisti». I test sierologici sono fondamentalmente di due tipi: quelli rapidi e quelli quantitativi. I primi, grazie ad una goccia di sangue, stabiliscono se la persona ha prodotto anticorpi e quindi è entrata in contatto con il viru. I secondi, per i quali serve un prelievo, dosano in maniera specifica le quantità di anticorpi prodotti. In entrambi i casi i test sierologici vanno alla ricerca degli anticorpi (immunoglobuline) IgM e IgG. Le IgM vengono prodotte temporalmente per prime in caso di infezione. Con il tempo il loro livello cala per lasciare spazio alle IgG. Quando nel sangue vengono rilevate queste ultime, le IgG, significa che l'infezione si è verificata già da diverso tempo e che la persona tendenzialmente è immune al virus.

Il plasma dei guariti
La terapia è cominciata al Nord Italia, ad iniziare dal Policlinico universitario San Matteo di Pavia, dagli ospedali di Novara e Padova e soprattutto da quello di Mantova. Nel Lazio si attendono indicazioni sul piano regionale, ma la Asl di Frosinone si è già organizzata. Con delibera numero 323 del 23 aprile scorso, infatti, l'Azienda Sanitaria ha definito l'acquisto di appositi kit che servono ad accertare la quantità degli anticorpi sviluppati contro il Coronavirus nel plasma dei pazienti guariti. Per poi eventualmente utilizzare questo materiale sul fronte delle cure sperimentali e alternative. Sarà l'azienda torinese Pantec srl a fornire questi kit, 60 per l'esattezza: 30 per determinare gli anticorpi IgC e 30 per quelli IgM. Il prezzo di ogni singolo kit (che può essere utilizzato per 100 test) è di 1.100 euro. La spesa totale è di 80.520 euro (66.000 + 14.520 di iva). I test, come si legge nella delibera della Asl, saranno effettuati «alle categorie prioritarie previste dal Ministero della Salute, cui vanno aggiunti i pazienti guariti da Covid-19, che saranno identificati per mezzo di tali test al fine della raccolta del plasma iperimmune da somministrare quale terapia alternativa e sperimentale».

Il concetto su cui si basa questo tipo di terapia è semplice: si utilizzano gli anticorpi che il sangue dei guariti ha sviluppato contro il Coronavirus e lo si inietta nei pazienti malati, che così dovrebbero avere un aiuto in più per sconfiggere il Covid-19. Naturalmente questo tipo di terapia presuppone dei donatori. Per il professor Giuseppe De Donno, primario del reparto di Pneumologia dell'ospedale Carlo Poma di Mantova, «il plasma, in questo momento, è l'unico farmaco specifico contro il Covid». Ha spiegato a Radio Radio: «È cioè l'unico farmaco che agisce utilizzando le sostanze bioumorali presenti nel sangue dei guariti e usando gli anticorpi diretti contro il Coronavirus».