Una strage di cani, almeno nove avvelenati di cui cinque morti. E a rischiare la vita è stato anche il pastore belga Noche, uno dei cani antiveleno dei carabinieri forestali. Riesplode così all'improvviso in Valcomino l'incubo dei bocconi killer. È accaduto lo scorso fine settimana a Settefrati, dove nella zona di Fondicelle, ai margini del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, sono morti cinque animali e altri quattro sono rimasti gravemente intossicati.

L'episodio è stato segnalato venerdì scorso da alcuni residenti che hanno subìto la morte o l'avvelenamento dei propri cani. Sul posto sono giunti i veterinari della Asl, il personale del servizio di sorveglianza del Parco nazionale e i carabinieri forestali delle stazioni di Atina e di Picinisco. La mattina successiva, il 25 aprile, c'è stata l'ispezione da parte delNucleo cinofilo antiveleno (Nca) dei carabinieri forestali della stazione di Villetta Barrea, che perlustrando l'area ha rinvenuto diversi reperti tra cui i resti di una capra, eviscerata e senza marche auricolari, oltre ad alcune ossa.

"Proprio durante queste operazioni si è sfiorata la tragedia - spiega una nota del Parco - perché il pastore belga malinoise Noche, che del Nca è componente essenziale insieme al suo conduttore, l'appuntato scelto Alessandro Carfagnini, si è intossicato probabilmente fiutando uno dei reperti. Solo grazie all'intervento tempestivo del veterinario del Parco, il dottor Leonardo Gentile, è stato possibile evitare conseguenze gravi per il cane antiveleno che, per fortuna, il giorno dopo aveva smaltito la grave sintomatologia".

Tutti i reperti sono stati sequestrati dai carabinieri forestali della stazione di Atina che hanno predisposto gli atti per trasmetterli alla procura di Cassino. «Ancora una volta veleno e quindi morte - commenta il direttore del Parco Luciano Sammarone - seguendo il solito vecchio schema della "guerra" diretta ad animali innocenti che muoiono con atroci sofferenze. Purtroppo gli strumenti per attuare un contrasto efficace di questo fenomeno in fase di prevenzione non sono molti anche a causa della facilità con cui è possibile reperire certe sostanze usate nelle esche.

Ancora una volta ci siamo trovati a raccogliere carcasse, stavolta di cani, ma forse del tutto casualmente. L'azione di contrasto proseguirà, anche se il pericolo corso da Noche, che ha solo fiutato un reperto, ci rende ancora più consapevoli di quanto siano potenti alcune sostanze utilizzate nelle esche avvelenate, potenzialmente pericolose anche per le persone».