Da giorni in provincia di Frosinone lavoratori, piccoli imprenditori, commercianti professionisti, titolari di bar e ristoranti, artigiani esprimono la loro rabbia per il mancato arrivo degli ammortizzatori sociali o dei sostegni annunciati dal Governo. Si tratta, in particolare, di quanti hanno diritto alla cassa integrazione straordinaria o in deroga, prevista dalle nuove norme per compensare le perdite economiche causate dall'emergenza Coronavirus. A tale proposito, la clamorosa protesta del ristoratore frusinate di martedì mattina è stata definita la punta di un pericoloso iceberg pronto a esplodere. Il sintomo di un disagio crescente, generato da una crisi che rischia di uccidere un gran numero di attività anche in Ciociaria. Ma quale è lo stato reale dei procedimenti per la riscossione degli ammortizzatori sociali, che nella nostra provincia potrebbero almeno garantire la sopravvivenza di migliaia di famiglie?

Lo abbiamo chiesto a Enrico Capuano, segretario generale della Cisl di Frosinone, il quale attribuisce i ritardi e le mancate erogazioni al "malfunzionamento" del sistema bancario.
«Per quanto risulta al nostro sindacato - ci ha spiegato - il problema più grande lo sta creando l'Abi, l'Associazione Bancaria Italiana. Infatti, nonostante l'accordo con il Governo e la Regione Lazio quando un lavoratore, o un imprenditore si rivolgono agli sportelli di alcuni istituti di credito per ritirare la cassa integrazione, gli rispondono che di tutto questo non si sa nulla. È accaduto di recente nel Cassinate e in altre zone della provincia. Quindi più che alla Regione Lazio, alla quale diamo atto dell'impegno nell'evadere le pratiche relative alla Cig, la responsabilità di ritardi e mancati pagamenti va attribuita all'interno del sistema bancario».

Molti accusano di queste disfunzioni anche l'Inps, lei è d'accordo?
«L'Inps ha i suoi tempi lunghi per i pagamenti e quando va bene sono al di sotto del mese. Il meccanismo dell'Istituto previdenziale è complesso, per questo la convenzione stipulata con l'Abi avrebbe dovuto accelerare i pagamenti, permettendo ai lavoratori interessati la consegna immediata degli importi agli sportelli bancari. Invece, sembra che alcuni istituti non riescano, o non vogliano, realizzare questo passaggio. C'è come uno scollamento tra le reali intenzioni della politica o del sindacato e quelle dell'Abi su come concretizzare la concessione dei sostegni economici».

Quante sono fino a oggi le domande per la Cig nella nostra provincia?
«Dagli ultimi dati provinciali che risultano al nostro sindacato, le richieste di cassa integrazione ordinaria trasferite sono 2.739; quelle autorizzate 1.931. Per la Cig in deroga, invece, il totale aggiornato delle domande è di 3.312. I pagamenti diretti per Cigo e Cigd sono stati finora 3.425, per un importo complessivo di 1.234.436 euro. Numeri, ovviamente, in crescita. Anche perchè, secondo le cifre fornite dalla Regione, sono 65.031 le domande pervenute dal Lazio per un totale di 166.923mila dipendenti e 37.721.020 ore di lavoro. Fra queste, le aziende del territorio ne hanno inoltrate più di 31mila, già autorizzate e inviate all'Inps per la liquidazione».

Per concludere, che cosa prevede per i settori più colpiti dalla crisi?
«Spero che vengano trovate alternative alle norme più rigide sulla sicurezza per consentire la ripresa delle micro-imprese, dei negozi e di tutte le attività che oggettivamente non riusciranno ad adeguarsi. L'economia della nostra provincia non ha certamente brillato negli ultimi anni e se non si adottano misure più elastiche si rischia di condannare alla fame circa 60mila persone che vivono di queste attività. Nessuno va lasciato indietro per favorire il ritorno alla normalità del commercio. La Cisl si impegnerà per questo traguardo».