La "pazza idea" è questa: cancellazione delle preferenze per le elezioni regionali e comunali che si terranno in autunno, già spostate per l'emergenza Coronavirus. In altri termini: verrebbero previste liste bloccate anche in questo caso. Le deciderebbero i partiti. Una sorta di "quarantena" della democrazia. E perché poi? Per il distanziamento sociale?
L'indiscrezione, però, parte dall'autorevole quotidiano digitale affaritaliani.it. Che disegna questo scenario: «Allo studio ci sarebbe una legge di poche righe da varare nelle prossime settimane in Parlamento e che modifichi la norma generale». In autunno si andrà al voto per il rinnovo dei consigli regionali di Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia.

E in moltissimi Comuni. Tra i quali due in provincia di Latina: Fondi e Terracina. E otto in Ciociaria: Ceccano, Pontecorvo, Belmonte Castello, Guarcino, Cervaro, Fontana Liri, Patrica, Trevi nel Lazio. Elezioni fissate per maggio, ma rinviate per la pandemia Covid-19. Argomenta affaritaliani.it: «Ed è proprio la convivenza con il Covid-19 che ha portato da un lato a scartare l'ipotesi delle urne a luglio (le liste si sarebbero dovute presentare a giugno) e dall'altro a spingere i principali partiti, maggioranza e minoranza, per le liste bloccate come alle politiche. Le preferenze prevedono una campagna elettorale tradizionale e vecchio stile, fatta di incontri, strette di mano e cene.

E quindi - è il ragionamento che si fa in Parlamento - sono inconciliabili con il distanziamento sociale imposto dall'emergenza Coronavirus e con il quale dovremo convivere per molto tempo». Senza preferenze, però, deciderebbero le segreterie dei partiti chi eleggere e chi no. Stabilendo l'ordine dei candidati sulle liste. Al massimo potrebbe esserci l'alternanza uomo-donna. Insomma, meglio i listini bloccati che il "porta a porta". Claudio Durigon, deputato della Lega, dice: «Sì, c'è chi ne parla. Ma mi sembra uno scenario assurdo, anche se in questo momento in Italia non ci si può stupire di nulla. Però il distanziamento sociale non può diventare l'alibi per commissariare la democrazia. Un conto sono i listini bloccati alle politiche, altro discorso alle comunali: in questo caso le preferenze ai candidati al Consiglio rappresentano il cuore di queste consultazioni. Non è che una modifica del genere si può fare per decreto però.

Bisognerebbe presentare una proposta di legge, discuterla in commissione e in aula e quindi votarla. Per non parlare delle modifiche ai regolamenti. Quanto alle Regioni, ognuna ha il suo sistema elettorale. In ogni caso la Lega terrà la guardia alta su questo scenario. Infine, mancano diversi mesi all'autunno: perché dare per scontato che sarà ancora necessario il distanziamento sociale?». Luca Frusone, deputato dei Cinque Stelle, rileva: «Mai sentito parlare di una simile opzione, che fra le altre cose sarebbe di difficile attuazione. Parliamo della peculiarità delle elezioni comunali, quelle più vicine ai cittadini: le preferenze a chi si candida per il ruolo di consigliere. Non si possono abolire».