Interessi pari a 2.000 euro mensili, poi a 6.000 a fronte di prestiti iniziali di 10.000 e 20.000 euro. Un crescendo di richieste a cui due imprenditori del Cassinate, fiaccati dai debiti, non erano più riusciti a fronteggiare. Ma a denunciare non erano state le vittime delle richieste. Bensì una mamma-coraggio. Così la macchina degli inquirenti si era messa in messa in moto, cercando di mettere insieme i pezzi di una storia molto complessa. Fino a lunedì, quando i carabinieri di Cassino hanno notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un noto tatuatore del Basso Lazio, Christian Vento di 43 anni, assistito dall'avvocato Mariano Giuliano, chiamato a rispondere delle accuse di estorsione e usura.

Le indagini
Le indagini affidate agli uomini del capitano Ivan Mastromanno e del tenente Massimo Di Mario - agli ordini del colonnello Cagnazzo - non sono state facili. Dall'inchiesta emergerebbe «una ritrosia degli imprenditori a parlare» per paura, terrorizzati dalle minacce anche di morte che non avevano risparmiato - secondo il pm Bulgarini Nomi - neppure le loro famiglie. «Mamma, se io non pago quelli ti squartano!» avrebbe detto uno dei due professionisti alla madre, in momento di sconforto. Tanto da essere pronti a svendere le proprie abitazioni, pur di consegnare il dovuto. E in un caso, persino a togliersi la vita. Nel dicembre del 2019, però, qualcosa cambia.

La madre di uno degli imprenditori - che operavano nel settore della ristorazione e delle auto - prende in mano la situazione: il figlio è sempre più teso, elude il pagamento dei fornitori e del personale, preleva larga parte degli incassi che non versa in banca. E tace ai suoi cari la destinazione del denaro. Poi una sera, l'aggressione. L'imprenditore viene colpito da una testata in pieno volto. L'altro picchiato, sempre per i debiti. E inizia a venire a galla l'amara verità. I due imprenditori hanno delle difficoltà: investimenti sbagliati, qualche dipendenza. In poco tempo cercano soldi, per risanare i debiti e si mettono in società, sperando di risalire la china ma non ce la fanno. E inizia il calvario.
Quando la madre-coraggio si rivolge ai carabinieri, uno dei due era persino fuggito per evitare ritorsioni, l'altro aveva pensato al suicidio con un cappio fatto con un cavo elettrico. Arrivare alla denuncia non è stato facile.

Le prove al vaglio
Messaggi WhatsApp e conversazioni inchioderebbero, per la procura, il noto tatuatore. Che avrebbe persino inviato la foto di una pistola ai suoi debitori, per rendere le richieste più "convincenti". Uno dei due imprenditori era diventato garante dell'altro, ma in poco tempo - secondo le accuse - erano scivolati in una strada senza uscita. Tanto che avevano chiesto ai loro familiari di aprire anche dei finanziamenti o di svendere una proprietà - una villa a Cervaro - per far fronte alle richieste: vendere la loro berlina era servito solo a tamponare. Ma il valore della proprietà viene più che dimezzato e la famiglia blocca tutto.

I conti dei magistrati
Inizialmente a fronte di un prestito di 10.000 euro in contati, era stata pattuita la restituzione di 12.000 in trenta giorni; se il debito non veniva onorato - sempre in base alla ricostruzione della procura - l'accordo avrebbe previsto 2.000 euro ogni mese a solo titolo di interessi fino al versamento della somma in un'unica soluzione. Ma quando le persone offese erano risultate in grado di versare solo una rata, era scattato il secondo prestito. E gli interessi, sempre in base agli elementi raccolti dall'Arma - sarebbero saliti a 6.000.

Una rata da 1.500 euro a settimana, vista l'impossibilità di corrispondere anche questa, di 300 euro al giorno. Le richieste di denaro sarebbero apparse continue: i debiti contratti con più persone. In mezzo una serie di minacce di morte, di violenze anche nei confronti delle famiglie. Per il gip Di Croce le esigenze cautelari esistono proprio nel pericolo di «inquinamento probatorio e di recidiva e proporzionate alla gravità dei fatti». Giovedì la fissazione dell'interrogatorio di garanzia (si suppone in modalità telematica) per conoscere la verità del quarantatreenne.