Rischia di essere denunciato per rivendicare un diritto. Un sacrosanto diritto: quello di ottenere assistenza per suo figlio disabile al 100%. Nonostante tutte le certificazioni del caso, infatti, l’assistenza resta solo sulla carta. E per poter far fronte a spese contingenti e continue, l’uomo decide di fare una cosa prima impensabile: va in Commissariato e si autodenuncia pur di salvare il suo ragazzo.

Racconta agli agenti di non poter far fronte alle spese, di sapere di poter fare i conti con conseguenze penali, ma di non avere altra scelta se non quella di lasciare solo il suo ragazzo disabile per lavorare.

Sarà, poi, il giovane a chiamare la polizia per chiedere aiuto. La storia di un cinquantottenne e di suo figlio di 26 anni è quella di molte famiglie dei nostri tempi, umiliate dalla crisi che non lascia tregua e schiacciate da una burocrazia che funziona poco. Forse quasi per niente. Il ragazzo ha un’invalidità totale che rende necessaria la presenza di una persona con lui h24: da solo non può mangiare, andare in bagno, provvedere ai più elementari bisogni.

In due vivono con 290 euro al mese che non coprono nè l’affitto nè le bollette nè tantomeno i pasti. Così quando l’uomo trova un lavoro saltuario si apre davanti a lui la porta dell’inferno: guadagnare qualcosa per tirare avanti, lasciando suo figlio da solo? Oppure non accettare e morire di fame? Allora, spinto dalla disperazione decide di fare un gesto inconsulto: va in Commissariato, a Cassino, e denuncia la sua situazione drammatica. Dichiara che nonostante la disabilità del suo ragazzo - certificata al 100% - non è mai avvenuto il riconoscimento dell’indennità di accompagno. Poi aggiunge che nonostante sia consapevole che il ragazzo non può provvedere da solo neppure per i bisogni più elementari, non è nelle possibilità di fare altrimenti: è “costretto” ad abbandonare suo figlio da solo in casa. Con 290 euro al mese, di fatto, non è possibile coprire neppure una parte delle spese. E dichiara di assumersi consapevolmente la responsabilità del gesto, invitando il ragazzo a contattare le stesse forze dell’ordine.

L’intervento

Dopo meno di 48 ore l’intervento si è reso necessario. Dall’altro capo del telefono ad aver chiesto aiuto al 113 è stato il ventiseienne. Solo, su una sedia a rotelle, non non sarebbe stato in grado di poter provvedere a nutrirsi da solo, ma anche ad altri elementari bisogni. Quando gli uomini del dottor Tocco hanno raggiunto il ventiseienne erano ormai diverse ore che lo stesso non era riuscito ad andare neppure in bagno, perchè non autosufficiente.

Immediato l’intervento dei Servizi sociali di Cassino che non hanno atteso neanche un minuto per cercare una soluzione, con il prezioso supporto di un istituto di religiose della città martire. Ora la questione è passata nelle mani dell’Inps che dovrà capire perchè, nonostante le certificazioni, il ragazzo non benefici di ciò che dovrebbe essere suo per diritto.

Intanto il Comune ha fatto rete e non si è perso di certo d’animo: «Ci siamo messi in moto, provvedendo a fornire una prima assistenza che permetterà, in attesa che l’Inps trovi il problema e lo risolva, di non lasciare solo il giovane. In questo caso fare rete si è rivelata l’unica soluzione possibile - ha spiegato l’assessore ai Servizi sociali, Benedetto Leone - Abbiamo infatti chiesto l’invio di un’operatrice socio-sanitaria per la sera, la Casa della Carità ha portato da mangiare e per 10 giorni l’Ente ora si farà carico dell’invio di assistenti sociali».

Una soluzione “integrata”, per far fronte a una situazione molto difficile, in attesa - però - che possano essere superati gli ostacoli burocratici. Il padre rischia con certezza quasi matematica una denuncia (la sua posizione resta al vaglio dell’Autorità giudiziaria). Il suo sacrificio d’amore però, si spera, non sia stato vano.