Sono ormai lontane le immagini dell’usuraio della porta accanto, con i soldi sotto il materasso, pronto a bussare con la scusa di una tazza di caffè per riscuotere l’interesse. Ormai gli strozzini si sono evoluti e anche il Cassinate è nelle mani di una vera e propria holding, con figure di spicco e “semplici” procacciatori: una macchina quasi perfetta.

A fotografare ancora una volta la situazione vissuta dal nostro territorio è chi sul campo opera con passione da molto tempo, entrando nelle vite degli altri sempre in punta di piedi, ma con grande competenza:l’associazione “Terra di Lavoro per la Legalità”, presieduta da Bruno Vacca. «Dal 1 gennaio 2014 ad oggi abbiamo registrato 33 casi, di cui 10 risolti. Gli altri ancora in itinere. Di questi 33, il 70% riguarda piccole imprese a livello familiare, quelle che da sempre costituiscono il tessuto sano della nostra bella Italia e del nostro territorio» ha spiegato il presidente Vacca, che poi ha aggiunto: «Un elemento accomuna le vittime: finiscono nelle mani non di un singolo usuraio, ma nelle maglie di una vera e propria rete, distribuita in modo capillare su tutto il Basso Lazio, con ovvi punti di contatto anche con la criminalità organizzata. Anche questo è un modo di riciclare soldi sporchi. Non esistono solo attività “lavanderia”».

L’identikit delle vittime

Ciò che la crisi ha annientato non sono solo i consumi. Si tratta delle vite di interi nuclei familiari. E soprattutto, come sottolineato dall’associazione anti-usura di Cassino, ha disintegrato una costellazione di piccole aziende a conduzione familiare: entrare nel baratro dei prestiti a strozzo significa annullare la dignità di madri, padri e dipendenti che hanno investito una vita in piccole e laboriose attività. Le stesse che hanno garantito al Made in Italy di portare alto il nome del Bel Paese in tutto il mondo. E continuano, nonostante tutto a rappresentare vere e proprie eccellenze. «Chi arriva a bussare alla porta degli usurai ha tentato ogni altra strada. Quando le banche non possono più assicurare piani di rientro o sostegni mirati, i titolari delle aziende sono spacciati. È solitamente in questo preciso momento che si palesano, sempre attraverso conoscenze comuni, gli strozzini travestiti da benefattori».

Le vittime “privilegiate” sono per lo più uomini, trai 45 e i 60 anni. Il crack può arrivare all’improvviso, per un investimento sbagliato o un rischio non calco- lato. Ma non sono solo imprenditori: accanto a loro un esercito di artigiani.

Le intimidazioni

Il riscatto delle vittime sta nella denuncia. Come insegna la storia di un ex imprenditore di Cassino a cui, dopo aver denunciato i suoi carnefici, “qualcuno” ha incendiato i locali e l’auto. Ora vive so- lo, rifiuta l’aiuto della Caritas, rischia di perdere la casa all’asta. Ma confida nell’intervento della Commissione nazionale a cui il caso è stato segnalato.

Un ritardo, quello burocratico, che pesa molto più delle minacce. Il riscatto sta anche nella fiducia dei cittadini che credono nell’associazione anti-usura: solo la tempestiva segnalazione ha permesso agli operatori di “Terra di Lavoro per la Legalità” di evitare che una donna di Cassino, dopo la scomparsa prematura del marito - messa di fronte a grossi problemi economici - potesse bussare alla porta sbagliata. Un rischio, purtroppo,che ogni giorno è dietro l’angolo.