L’agente di polizia penitenziaria che nel 2007 fu coinvolto nel caso del masso killer lanciato da un cavalcavia dell’A1 in località Piumarola è stato rinviato a giudizio per un altro episodio di violenza in Liguria. L’agente di polizia penitenziaria, che presta servizio a Marassi, è stato accusato di avere picchiato un detenuto e di avere mentito sulla vicenda. Ieri è stato rinviato a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare Carla Pastorini, è accusato di falso, lesioni gravi e abuso di autorità.

L’inchiesta, coordinata dal pm Giuseppe Longo, era partita lo scorso anno dopo la denuncia dello stesso detenuto, un genovese di 37 anni, che aveva raccontato di essere stato aggredito e picchiato da un agente che aveva usato anche un manganello. Le indagini avevano portato all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 12 persone, tra agenti e medici che operano all’interno della casa circondariale genovese. A finire nei guai anche la dottoressa Zaccardi, medico della Asl genovese, già condannata per le torture alla caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001 di Genova.

Le indagini per lei sono state chiuse un anno fa e il giudice deve decidere o meno il rinvio a giudizio. Il basco blu in un primo momento raccontò che il detenuto si era fatto male cadendo, poi di essere stato aggredito e di averlo colpito per difendersi. La vittima, invece, raccontò anche di essere stata visitata dal personale medico ma che nessuno denunciò l’accaduto.

In passato

L’agente fu indagato anche per l’episodio del masso di 41 chili lanciato nell’agosto del 2007 dal cavalcavia che attraversa l’autostrada. Il masso prese in pieno la macchina guidata da Natale Gioffrè, un operaio siciliano che lavorava a Torino e che stava tornando nella sua isola per trascorrere le ferie, che morì sul colpo. D.P. fu poi fermato nel dicembre del 2007 a Cassino perchè considerato il responsabile di una sparatoria nella quale vennero feriti due uomini indagati per il lancio del masso dal cavalcavia di Villa Santa Lucia.

A difenderlo per quell’episodio l’avvocato Antonio Valente. Condannato in primo grado dal Tribunale di Cassino con sentenza confermata dalla Corte d’Appello di Roma, adesso è in attesa dell’ultima parola della Cassazione. Per l’agente, un trentenne originario di Villa Santa Lucia, i guai con la legge sembrano non essere finiti.