Crede che il fidanzato della figlia faccia parte di qualche cellula terroristica dell’Isis, lo denuncia alla polizia che lo arresta per resistenza a pubblico ufficiale. È la storia di un giovane marocchino ventisettenne residente a Cassino da anni (perfettamente integrato, fino a poco tempo fa lavorava in una fabbrica del Cassinate) che, a causa di un messaggio inviato alla ragazza, viene scambiato per un terrorista dell’Isis. Ma è tutto un errore.

La storia

La vicenda inizia da un messaggio che il ragazzo manda su Facebook alla fidanzata di Formia, messaggio letto dalla madre che subito si preoccupa per la foto del profilo: un’immagine che la fa sobbalzare dalla sedia soprattutto per la presenza di una bandiera, che ritiene essere dell’Isis, alle spalle del giovane. Un fatto che mette in allarme la donna che, immediatamente, chiama la polizia del commissariato di Formia denunciando il fatto che un ragazzo con la bandiera dell’Isis abbia mandato un messaggio alla figlia. E soprattutto temendo per la presenza di una cellula terroristica nel Cassinate.

La polizia, una volta ascoltata la ragazza, arriva a Cassino dove effettua la perquisizione della camera del ragazzo (nell’abitazione dove vive con la sua famiglia) in cerca di materiali esplodenti, munizioni o altro che potesse far pensare a eventuali affiliazioni a gruppi terroristici.

A quel punto, pare, lo stesso ragazzo spinto dalla paura avrebbe provato a scappare dalla finestra. Ma gli agenti riescono a fermarlo e una volta portato al commissariato di polizia di Cassino scatta l’arresto per il reato di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Oltre all’assenza di prove nell’abitazione, a smontare la tesi di legami terroristici è stato lo stesso ragazzo durante gli interrogatori che, difeso dagli avvocati Paolo Marandola e Sandro Salera, ha dettagliato la bandiera alle sue spalle: bianca e con scritte arabe.

Dunque, non dell’Isis, mentre le scritte sarebbero semplicemente frasi del proprio credo religioso e, quindi, nulla a che fare con il terrorismo. Ieri c’è stata la convalida dell’arresto, tenuta dal giudice Capurso e dal pubblico ministero Marra, titolare dell’indagine .

Gli stessi, accogliendo le ragioni degli avvocati Marandola e Salera, hanno rilasciato il giovane che è stato ristretto agli arresti domiciliari nell’abitazione dove era domiciliato con la famiglia. Il rito ci sarà per direttissima, l’udienza è stata fissata per il 2 dicembre.