Sempre più gente è costretta a ricorrere al furto per mangiare. Anche nei supermercati e nei centri commerciali della città martire mamme di famiglia e padri separati nascondono provviste nelle borse e sotto le maglie.

Il prodotto prediletto a finire nelle tasche è il parmigiano o il grana. Adesso tutti hanno imparato a sfilare la pellicola trasparente dietro la quale è nascosta una placchetta antitaccheggio. Ma anche cioccolata, carne, prodotti per l’infanzia e scatolame. Se prima erano solamente le donne spinte dalla necessità di mettere qualcosa in tavola, adesso rubano tra gli scaffali dei supermercati anche gli uomini. A volte i furti sono mirati a qualche prodotto insolito, come quello registrato alcuni giorni fa in un noto ipermercato, dove hanno denunciato un quarantenne che aveva nascosto nello zainetto trenta deodoranti.

Ora la legge si schiera dalla parte dei bisognosi, per la Cassazione non è punibile chi, spinto dal bisogno, ruba al supermercato piccole quantità di cibo per “far fronte” alla “imprescindibile esigenza di alimentarsi”.

“Il fatto non costituisce reato”. Per questo motivo la Cassazione ha annullato completamente una condanna per furto inflitta dalla Corte di Appello di Genova a un giovane immigrato senza fissa dimora. Con questo verdetto i giudici della Corte Suprema hanno giudicato legittimo non punire un furto per fame del valore di 4 euro per wurstel e formaggio. Secondo i supremi giudici quello commesso da Roman è un furto consumato e non tentato. Tuttavia, a loro avviso, “la condizione dell’imputato e le circostanze in cui è avvenuto l’impossessamento della merce dimostrano che egli si impossessò di quel poco cibo per far fronte ad una immediata e imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità”.

Così è stata annullata senza rinvio la sentenza di condanna inflitta in appello. Il collegio degli ermellini è stato presieduto da Maurizio Fumo. Chissà che il precedente ligure non faccia scuola anche nella città martire e che i giudici del Palazzo di Giustizia di piazza Labriola si troveranno a dover decidere se un furto di beni alimentari sia giustificato dallo stato di indigenza del presunto ladro.