«Gesù vorrebbe dirci oggi che vuole mettersi davanti a noi, guidarci, rassicurarci, dirci che non siamo allo sbando, non siamo senza futuro, non siamo abbandonati. Lui c'è».
Lo ha sottolineato ieri il vescovo diocesano Ambrogio Spreafico nell'omelia della Domenica delle Palme. E tanti ieri, pur restando in casa, tenevano tra le mani il ramoscello di ulivo per la benedizione. «L'ulivo sia nel nostro cuore e nella nostra vita come segno del passaggio decisivo per essere donne e uomini di pace - sottolinea monsignore Spreafico - che diffondono in questo tempo di sofferenza e di pianto, il profumo della presenza amorevole del Signore nella vita del mondo, lui medico buone delle nostre anime, lui che asciuga le lacrime dei sofferenti e dei poveri. Incamminiamoci con Gesù verso il giorno della sua morte e resurrezione, per poter cantare il canto della vita, che libera dalla paura e vince la morte. Gesù ci aspetta, sta davanti a noi. E noi lo seguiamo, pieni di fiducia».
Il vescovo ha ribadito che «Gesù oggi entra a Gerusalemme assieme ai discepoli e a una grande folla di gente, che grida con gioia: "Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli". Anche se distanti, vorrei che ci unissimo tutti a questo canto gioioso di un popolo che segue Gesù, che entra nelle nostre città, nelle nostre case, dove siamo separati da tempo; entra nella nostra vita, nelle nostre paure. È davanti a noi, ci vuole aiutare. Per questo si mette davanti, perché noi lo possiamo vedere e seguire per non perderci, non lasciarci sopraffattore dalla paura, perché possiamo farlo insieme come suoi amici che gioiscono della sua presenza. È il nostro re, un re umile, mite, portatore di pace, che ci fa luce con la sua Parola. "La città fu presa da agitazione", "fu scossa", dice il Vangelo. Cari fratelli, la presenza di Gesù ci scuote, cioè fa sorgere in noi domande, come fece in quella città. Chi è costui? Quale forza possiede questo re mite? Come seguirlo, ascoltarlo?» Sua eccellenza ha portato all'attenzione anche il momento non semplice che si sta vivendo, con l'impossibilità di uscire da casa, se non per esigenze comprovate, di incontrarsi e anche di celebrare insieme gli eventi della Settimana Santa. Ma è questo il momento, evidenzia monsignore Spreafico «di metterci dietro al Signore, è il momento di ascoltare la sua Parola, di stare con lui, da oggi nel suo cammino di passione, morte e resurrezione. In questi giorni ci sembra impossibile seguire Gesù. Siamo presi da tante paure, tanti interrogativi. La parola Pasqua, per gli ebrei, che in questi giorni la festeggiano in contemporanea a noi, ha a che fare con il "passaggio" dalla schiavitù alla libertà. Anche per ognuno di noi questi giorni possono essere un passaggio. Possono essere un passaggio, o almeno speriamo lo siano, per il nostro mondo, troppo pieno di egoismi, di poveri e soli».
Ma il Signore ci aspetta ricorda il vescovo. «Il Signore ti condurrà verso la vita, ti donerà la pace del cuore anche in questo momento difficile. Gesù per primo, anche nella sofferenza, si è abbassato fino a noi, si è fatto umile per servirci, salvarci. Nella sofferenza e nella distanza i cuori si possono aprire e avvicinare, liberi dalla paura. L'ho visto in questi giorni».
Il vescovo ricorda la grande carità di tante persone di buona volontà. «Tanta solidarietà è emersa nel cuore delle persone, anche nel cuore di chi dice di non credere, da quelli da cui non te lo aspetteresti. È una domanda da raccogliere, sono persone di cui ricordarci, da coinvolgere nelle nostre realtà, per comunicare anche a loro il Vangelo della resurrezione. Mentre piangiamo la morte di tanti - e quanti anziani, soprattutto negli istituti, che già soffrivano per l'isolamento e la solitudine -, il Signore ci affida l'uno all'altro, come affidò la madre Maria al discepolo Giovanni, perché ci consoliamo e ci affidiamo a lui, morto e risorto per noi, lui, il re mite e umile di cuore, il re della pace».