Ha lasciato la sua città d'origine, Ferentino, all'età di ventuno anni quando si arruolò in Aeronautica. Dal 1999 Adriano Valeri è negli Usa. In quel tempo era un sottufficiale dell'Aeronautica militare e iniziò a svolgere servizio nell'ufficio dell'Addetto per la Difesa con sede nell'ambasciata d'Italia a Washington. Nel 2008 si è congedato e si è stabilito in America. Attualmente è impiegato nell'ambasciata italiana con mansioni di autista. Anche Valeri, come tanti ciociari all'estero, non nasconde la sua preoccupazione per l'emergenza Covid-19.

Come è la situazione negli U.S.A.?

"La situazione non è delle migliori, specie nell'area in cui vivo. Spero davvero di sbagliarmi, ma rispetto a quanto è già successo in Italia azzarderei quasi a dire che qui in America siamo ancora all'inizio del problema". Come sta vivendo l'attuale momento? "Sono ovviamente preoccupato come tanti. I casi nell'area in cui vivo continuano ad aumentare rapidamente di giorno in giorno".

Quali differenze sta notando tra U.S.A. e Italia?

"Le differenze sono poche. Penso che questa emergenza abbia trovato tutti un pò impreparati, sia l'Italia che l'America. Il virus sta colpendo tutti allo stesso modo e con la stessa violenza. Le strutture sanitarie qui sono numerose, tutte moderne e all'avanguardia, ma ciò serve a poco in assenza di un vaccine o di un antivirale specifico. Nella mia area ci sono tanti bravissimi dottori italiani o di origine italiana che operano presso vari ospedali o cliniche. Questo, oltre ad essere motivo di orgoglio, in qualche modo mi fa sentire un pò a casa. Molti dottori, per la maggior parte giovani, sono all'NIH (National Institute of Health) in Bethesda MD. L'NIH è un istituto di ricerca nazionale molto all'avanguardia e una task force di ricercatori sta lavorando giorno e notte per trovare una cura. Ogni Stato si sta organizzando in relazione alla minaccia. Nella mia area non siamo in quarantena ma per contenere il contagio ci hanno esortato ad evitare di uscire di casa, i luoghi affollati, limitare le riunioni a 10 persone o meno mantenendo la distanza di sicurezza, usare protezioni (mascherine e guanti). Un po' come state facendo in l'Italia. Hanno chiuso tutti i locali di convivio, ristoranti, bar, palestre, cinema. Devo ammettere che gli americani osservano molto le istruzioni e quindi in giro c'è pochissima gente, ma penso che la quarantena sarebbe più efficace. Al momento soltanto alcuni Stati sono in lockdown – quarantena".

Quale percezione hanno gli statunitensi della situazione nel nostro Paese e delle misure del nostro Governo?

"Ci sono espressioni di immensa solidarietà ovunque. Lo vedo dalle bandiere e dagli striscioni esposti un po' ovunque con la scritta "andrà tutto bene" o dagli edifici illuminati con i colori della nostra bandiera. Anche il Presidente Trump recentemente ha postato un Twitter con un video delle Frecce Tricolori dicendo "l'America ama l'Italia". Noi Italiani siamo molto amati e rispettati in questo grande Paese". Pensa che nel suo paese siano state adottate le giuste misure? "Posso dire che l'America a differenza dell'Italia ha investito un grosso capitale per la ricerca del vaccino e ci si augura dia i risultati attesi. Il 3 marzo il presidente Trump si è recato personalmente all'NIH per incontrarsi e discutere il caso con il famoso Dottore Immunologo di origine italiana Anthony Fauci, uno dei membri principali della Task Force del Coronavirus della Casa Bianca in risposta alla pandemia negli Stati Uniti. Noti sono i contributi forniti dal Dott. Fauci nella ricerca HIV/AIDS, tant'è vero che The New York Times lo ha nominato "Principale Leader Nazionale in malattie infettive". Dopo l'incontro con il dottore Fauci, il 6 marzo il Presidente Trump ha firmato una legge che ha previsto il finanziamento di 8300 miliardi di dollari per la ricerca delle cure e del vaccino. Poche ore fa, il Presidente Trump si è appellato alla Defense Production Act del 1950 e ha ordinato a General Motors una conversione della produzione per fornire ventilatori polmonari. Penso che il governo Americano stia adottando ogni possibile valida azione per fronteggiare adeguatamente l'emergenza".

Come sta agendo il governo per sostenere privati, imprese e fasce deboli?

"Proprio poche ore fa, grazie ad un accordo bipartisan tra democratici e repubblicani, il Presidente Trump ha firmato un pacchetto di aiuti economici da 2 trilioni di dollari volto ad aiutare i lavoratori e le imprese americane colpite dalla pandemia di coronavirus. Il pacchetto prevede: 1.200 dollari di pagamenti una tantum a molti americani; istituisce un fondo di liquidità aziendale da 500 miliardi di dollari per aiutare le industrie in difficoltà; lo stanziamento 377 miliardi di dollari per aiuti alle piccole imprese; l'aumento dell'indennità di disoccupazione massima di 600 dollari a settimana per quattro mesi. Gli assegni da 1.200 dollari andranno a persone che guadagnano fino a 75.000 dollari all'anno e altri 500 dollari dati per ogni figlio a ciascuna famiglia. I pagamenti diminuiranno per coloro che guadagnano oltre 75.000 dollari all'anno e non andranno a coloro il cui reddito supera 99.000 all'anno. Mi pare un buon sostegno".

Ha parenti a Ferentino? Li sta sentendo ? È preoccupato per la situazione?

"Sì, ho praticamente la maggior parte dei parenti a Ferentino. Altri sono a Roma e Bracciano, ma la maggior parte sono a Ferentino. Mi sento spesso con tutti, in particolar modo con mia madre e mio fratello. Alcuni sono emigrati in America e mi sento spesso anche con loro. Ho una cugina e un cugino che vivono in Virginia, non molto lontano da me e una zia che vive a Cleveland in Ohio a circa 6 ore di strada. Ovviamente sono molto preoccupato per loro, come per tutti gli amici e parenti e come pure per mio figlio di diciannove anni anche se vive con me, ma sentendoli spesso mi fa sentire meglio e mi tranquillizzo. Grazie a Facebook sono anche in contatto con gli amici ferentinati ai quali sono molto legato e vicino, anche se in modo virtuale".