Stangata sui giochi, la Confcommercio va all'attacco. Secondo l'associazione che ha presentato il primo rapporto sul gioco pubblico di Acadi (l'associazione dei concessionari del gioco pubblico) in Confcommercio Imprese per l'Italia, sono a rischio posti di lavoro e aziende che, con una tassazione più elevata, rischiano di dover chiudere i battenti. Per questo Confcommercio ha chiamato a raccolta tutti i partiti presenti in Parlamento (solo il movimento 5 Stelle ha declinato l'invito) per discutere delle prospettive del settore.

Diverse le proposte che Confcommercio ha presentato ai politici per scongiurare la crisi di un settore sul quale lo Stato ottiene una quota importante. Geronimo Cardia, presidente di Acadi, ha chiesto «un percorso logico condiviso per assicurare il contrasto al disturbo da gioco d'azzardo con azioni concrete». Chiesta stabilità: «E la stabilità passa per una certezza e coerenza normativa e delle remunerazioni delle attività previste in concessione e dunque per un definitivo stop agli aumenti di tassazione prosegue Cardia un processo di qualificazione reputazionale del gioco pubblico che non solo lo distingua dall'offerta illegale ma che lo ponga al centro delle misure di contrasto all'illegalità ed al disturbo dal gioco d'azzardo sia agli occhi dell'opinione pubblica sia gli occhi delle istituzioni».
Contestati, a livello territoriali, i divieti come i distanziometri e le limitazioni orarie.

«Occorre presidiare il territorio - afferma Cardia - in modo misurato senza concentrazioni o marginalizzazioni, tenendo conto della struttura urbana del medesimo.
I distanziometri, peraltro inefficaci, sono viziati da dimostrati e conosciuti errori tecnici (sono troppi e inutili i luoghi sensibili, eccessivi i metri di interdizione, troppo spesso illogici i criteri di calcolo, cerchio o percorso pedonale) al punto da rendere non insediabile la quasi totalità dei territori; il numero delle ore di interdizione giornaliera supera di gran lunga il limite massimo di divieto imposto dalla Conferenza Unificata in materia del 2017 di 6 ore giornaliere; queste misure, quasi sempre inefficaci ai fini dell'obiettivo che dichiaratamente intendono perseguire ovvero il contrasto al disturbo da gioco d'azzardo, stanno invece riducendo progressivamente le condizioni di tutela degli utenti in quanto, provocando la cancellazione dell'offerta pubblica, determinano lo sversamento della domanda nella crescente parallela offerta illegale».

Chiesto poi «campagne di informazione e responsabilizzazione a cura di operatori privati e pubblici; trasferimento a favore gli enti locali di parte delle esistenti imposte sul gioco pubblico sviluppato sul territorio di riferimento (senza ulteriori aumenti di tassazione), per assicurare al Servizio sanitario nazionale risorse per l'attuazione di politiche di prevenzione e cura sul territorio nelle strutture per le dipendenze del servizio stesso e prevedendo un piano di controlli e verifica regionale». Lino Enrico Stoppani per Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, ha puntato sulla regolamentazione unitaria «idonea a contemperare gli interessi di tutte le parti in causa, da una parte per contrastare le patologie e dall'altra per le migliaia di imprese che operano nel settore, salvaguardando investimenti, marginalità e posti di lavoro».

Ha chiesto «che si proceda non tanto ad un taglio orizzontale e generalizzato della rete di raccolta quanto a una selezione dei punti vendita che possano garantire il massimo grado di affidabilità e professionalità per i giocatori che vi si approcciano. Formazione del titolare e del personale operante nei locali in cui sono installati gli apparecchi per arginare la diffusione dei disturbi legati al gioco d'azzardo». Ha proposto poi un «elenco nazionale dei giocatori problematici presso il ministero della Salute per la regolazione o l'esclusione dal gioco: sia su base volontaria, su istanza dei soggetti interessati che preventivamente decidano di non voler più accedere al gioco in futuro, che su base automatica, disposta d'ufficio per i soggetti che risultino attualmente in cura, o lo siano stati in passato, per disturbi legati al gioco d'azzardo patologico e per tutte le altre tipologie di dipendenze».

Giovanni Risso per la Federazione italiana tabaccai, ha aggiunto: «È necessario che lo Stato si riappropri della materia del gioco pubblico, con un approccio scientifico e strutturato: il gioco non deve essere demonizzato ma tutelato come settore economico industriale che produce lavoro. Serve una programmazione a lunga scadenza, tanto sulla tassazione quanto sulla rete di raccolta, che possa anche rassicurare gli investimenti e le aziende che operano nel settore». Tra vlt, scommesse sportive, lotterie istantanee, nel 2018, secondo i dati dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, i ciociari hanno giocato in media 1.676 euro pro capite. A Frosinone sono stati giocati, nelle varie forme del gioco legale, 116 milioni di euro, a Cassino 80.

Dal rapporto di Acadi emerge che «nel 2018 la raccolta di gioco si è attestata a oltre 106 miliardi di euro in prodotti di gioco regolamentati, dei quali oltre l'82% è stato restituito in vincite, determinando una spesa complessiva dei giocatori di 18,9 miliardi. Le entrate pubbliche hanno registrato il valore di 10,3 miliardi pari al 54,7% della spesa complessiva dei giocatori. Il contributo alle entrate erariali della rete fisica di giochi pubblici è del 96,5% (10 miliardi sui circa 10,3 totali), mentre l'apporto delle imposte uniche e dei canoni di concessione dei prodotti online è del 3,5%. Le risorse residue (8,6 miliardi di euro) hanno costituito la remunerazione dei concessionari e delle filiere distributive per tutti i diversi prodotti di gioco regolamentato».