La fusione con Peugeot? Niente paura, il piano industriale non cambia. E non ci sarà alcun rischio per i lavoratori: anzi, entro il 2022 si raggiungerà la piena occupazione in tutti gli stabilimenti, anche a Cassino. Nella sostanza dei fatti il piano di investimenti da 5 miliardi programmato da Fca per l'Italia va avanti anche dopo la fusione con Fca.

La rassicurazione dell'azienda è arrivata nell'incontro di ieri mattina a Torino tra azienda e sindacati. A parlare è stato il responsabile delle attività europee di Fca, Pietro Gorlier, nell'incontro a Mirafiori richiesto dalle organizzazioni sindacali dopo la firma dell'accordo con Psa per la fusione. All'incontro hanno partecipato i segretari generali di Film, Uilm, Fismic,Ugl metalmeccanici e Quadri. Al termine Gorlier ha poi incontrato i vertici della Fiom.

Durante il faccia a faccia l'azienda ha quindi assicurato anche il raggiungimento della piena occupazione entro il 2022. Ma da ieri pomeriggio a Piedimonte hanno chiuso i cancelli e riapriranno tra un mese esatto, il 21 gennaio. Lo scetticismo e la preoccupazione, dunque, non mancano. A spargere ottimismo a piene mani è, però, il segretario della Fim-Cisl Marco Bentivogli che al termine del vertice torinese spiega:«Pietro Gorlier ha illustrato i contenuti di un memorandum che prevede una fusione al 50-50. La sfida per entrambi i gruppi sarà aggredire il mercato asiatico dove entrambe hanno una incidenza poco rilevante. Una notizia importante per l'Italia è che anche dopo il closing della fusione, il piano di Fca per gli stabilimenti italiani continua con gli investimenti già annunciati, ovvero 5 miliardi entro il 2022, su elettrificazione e ibridazione dei nuovi modelli. Ulteriori sinergie con Psa potranno avvenire dopo la firma definitiva che non avverrà prima di fine 2020. Il closing previsto per il 2021 darà vita al quarto costruttore automobilistico al mondo in termini di volumi e il terzo in base al fatturato, con vendite annuali di 8,7 milioni di veicoli e ricavi congiunti di quasi 170 miliardi di euro. Come FimCisl riteniamo -continua -che la sinergia industriale tra i due gruppi possa rafforzare le due società con la presenza su mercati come quello asiatico».

Più scettica la Fiom-Cgil che, però, accoglie con soddisfazione il fatto che i lavoratori dei due gruppi siederanno negli organi collegiali e decisionali: la classe operaia va in Cda