A preoccupare le università, soprattutto in questo periodo in cui stanno per scadere i termini delle immatricolazioni, è generalmente il numero delle nuove matricole e, dunque, degli iscritti. Da questo punto di vista, sebbene non ci siano ancora i dati ufficiali e definitivi, le presenze ai test d'ingresso fanno ben sperare affinché venga confermato e, forse, migliorato, il trend positivo di crescita.

A preoccupare l'Università di Cassino e, più in generale, le università del Sud, è invece la perdita dei docenti. Le immissioni in ruolo nel parco docenti dipendono dai cosiddetti "punti organico" di ogni ateneo, ovvero le possibilità di assunzione o promozione di docenti assegnate dal ministero dell'Istruzione a ognuno dei 65 atenei pubblici. In diversi dipartimenti già poveri, segnatamente al Sud, non si assume, però. Non si rinnova, non si può ampliare l'offerta.

L'ultimo lavoro di Svimez, l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, analizza il decreto che l'8 agosto scorso ha dato sulla carta le risorse alle singole accademie soffermandosi sull'allegato "punti organico", termine ostico ma decisivo per garantire in ateneo didattica e ricerca. Bene, la tabella del Miur indica per segnalare i poli estremi da una parte due atenei come Cassino e Catania, che nel 2019 hanno ottenuto "0" punti organico aggiuntivi.

L'Unicas ha poi un'altra debolezza per quel che riguarda i docenti: a seguito del maxi debito è stata, infatti, costretta ad aprire la procedura di mobilità e sono andati via altri 49 professori. Tuttavia, la didattica resta immutata e il rettore Betta dice: «Oggi l'ateneo ha 249 docenti. Ben 49 sono andati via con l'incentivo alla mobilità. Poi c'è il normale turnover che ha visto uscire 4 docenti nel 2018. E potremmo riassumerne 2. Grazie a questa forzosa riduzione nel 2019, il famoso indicatore calcolato come rapporto fra spese del personale e entrate (Ffo più tasse) scenderà sotto l'80% e torneremo a essere virtuosi».