In un momento particolare come questo, in cui contro gli operatori sociali c'è una guerra mediatica che ha già decretato una sentenza, ci sono luoghi speciali a due passi dall'abbazia. La cooperativa "I Naviganti" ha aperto negli ultimi anni diverse case famiglia. Ad oggi sono tre le strutture che accolgono i minori e che vengono gestite con amore e attenzione da uno staff di esperti e personale formato. Quello a contatto con minori allontanati dalle famiglie è un lavoro particolare, può essere gratificante, ma è sicuramente molto difficile. Nelle strutture ci sono una trentina di ospiti, bambini piccolissimi, più grandicelli e adolescenti, ognuno con le sue esigenze, le sue problematiche e con la paura del futuro. A pensare a loro c'è la dottoressa Simona Di Mambro che da sedici anni dedica la sua vita e la sua professionalità alla cura di questi minori.

Un lavoro svolto in sinergia con i servizi Sociali comunali e con il tribunale dei Minori. Il bacino d'utenza è vasto, ci sono bambini che arrivano da tutta la regione, ma anche da fuori, se necessario per la loro tutela. Per questi bambini che poi diventano grandi, sono tanti i progetti messi in campo dalla Di Mambro.

Il riconoscimento
È arrivato l'ennesimo riconoscimento a questa importante attività condotta con passione e impegno, la Chiesa Valdese ha deciso di finanziare un progetto e sosterrà, con un contributo, l'acquisto dell'arredamento dell'ultima casa famiglia aperta. Il progetto è stato scelto tra tanti presentati da tutta Italia. Un risultato inaspettato che permetterà di migliorare la qualità della vita di tanti bambini.

I progetti
Ma "I Naviganti" non si fermano mai.
Negli ultimi anni hanno realizzato e dato vita a diversi progetti legati a doppio filo tra l'inserimento lavorativo dei giovani ospiti, diventati maggiorenni, e il sentiero della legalità.
La sartoria sociale, aperta nel cuore di Cassino, è stata "adottata" da un'altra cooperativa ed ora è attiva in Umbria, dove continua il lavoro iniziato ai piedi dell'abbazia, promuovendo l'inserimento lavorativo.
Il "Civico sociale", trattoria della legalità, è un'altra grande realtà del territorio.  Un ristorante dove si utilizzano, tra le altre, materie prime prodotte sui beni confiscati. All'interno del locale è possibile acquistare i prodotti e,a lavorare tra i tavoli e ai fornelli,ci sono i ragazzi, ormai uomini, che sono cresciuti nelle case famiglie gestite da "I Naviganti".  Tanti i personaggi che hanno mangiato al ristorante.

Il futuro
Tanto è stato fatto, tanto ancora c'è da fare. -«Il nostro obiettivo è quello di piantare un seme -spiega Simona Di Mambro- diamo vita alle idee e le curiamo, le facciamo crescere. Siamo felici se qualcuno si ispira a noi e siamo ancora più felici se qualcun altro le "adotta", come nel caso della sartoria, e le aiuta a diventare ancora più grandi, proseguendo il nostro lavoro». In questi giorni è anche tornata alta l'attenzione sui beni confiscati presenti sul territorio comunale, strutture che potranno essere date in gestione per realizzare luoghi destinati al sociale. C'è ancora tanto da fare, i mezzi e i luoghi ci sono, i professionisti pure, serve solo un po'di buona volontà.