A un giorno dall'inizio dell'anno scolastico nella maggior parte delle scuole del capoluogo, le domande pervenute al protocollo del Comune per usufruire del servizio scuolabus sono una ventina (l'anno scorso erano circa 150). Una diminuzione vertiginosa del numero di utenti causata essenzialmente dalla interpretazione delle norme riguardanti il servizio da parte della Corte dei Conti, che ha chiarificato il principio secondo cui le spese per il trasporto scolastico non possono pesare sui bilanci comunali e pertanto gli enti locali non possono impiegare risorse proprie. Ciò ha comportato, in prima battuta, una rivisitazione del numero di linee e del piano tarriffario da parte del Comune.

L'amministrazione ha attivato, per l'anno scolastico in partenza, un servizio navetta con due pulmini che osserveranno un orario spezzato e con capienza complessiva di settantacinque posti: l'occupazione dei posti sarà garantita, in via prioritaria, agli alunni con certificazione Isee del nucleo familiare di appartenenza inferiore ai 12.000 euro annua e agli alunni con disabilità.

Nella delibera del 17 luglio sono stati fissati alcuni principi cardine. «Al fine di salvaguardare un servizio minimo nella città per le zone periferiche si legge fermo restando i principi sanciti dal Testo unico degli enti locali per l'equilibrio tra tariffe praticate all'utenza e costo del servizio a carico dell'ente, si possono proporre le seguenti modificazioni: ... considerando che il costo complessivo del servizio rilevato nel conto consuntivo 2018 è pari a 508.654,34 euro... i pulmini utilizzati saranno due per una disponibilità totale di posti di 75 unità...
con 911 euro tariffa piena. L'occupazione dei posti totali sarà garantita in via prioritaria agli alunni la cui certificazione Isee risulti inferiore ai 12.000 euro con una tariffa pari a 396 euro/annua con un limite di spesa pari a 38.625 euro in carico ai servizi sociali con risorse addizionali definite annualmente».

Un costo che per tanti è stato ritenuto evidentemente eccessivo, ma la Corte dei Conti è stata chiara: i magistrati contabili del Piemonte con la deliberazione 46/2019 hanno osservato come il trasporto scolastico sia da ritenersi un servizio pubblico, ma non potendo essere classificato tra quelli a domanda individuale, non possono allo stesso reputarsi applicabili i conseguenti vincoli normativi e finanziari che caratterizzano i servizi pubblici a domanda individuale, espressamente individuati dal D.M. 131/1983. Pertanto, l'erogazione del servizio di trasporto scolastico non solo non può essere gratuita per gli utenti, ma la sua copertura deve avvenire mediante i corrispettivi versati dai richiedenti il servizio, di modo che le quote di partecipazione finanziaria, correlate alservizio eposte acarico dell'utenza, devono completamente concorrere alla copertura integrale della spesa del medesimo.

«La mancata approvazione e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della norma sul servizio gratuito di scuola bus, contenuta nel l'articolo 5 del Decreto Scuola, mette i Comuni in forte difficoltà. Ancora una volta non si fa il minimo sforzo per comprendere che cosa sia concretamente il servizio pubblico offerto ai cittadini. E inoltre si interpreta in modo sbagliato la nozione di servizio pubblico confondendola con l'idea di un servizio a copertura pubblica integrale». Lo ha sottolineato Cristina Giachi, presidente della commissione Istruzione, politiche educative ed edilizia scolastica dell'Anci e vicesindaco di Firenze, riferendosi alla norma che, approvata dal Consiglio dei Ministri il 6 agosto con la formula "salvo intes"', avrebbe dovuto concretizzarsi in un testo finale per approdare in Gazzetta Ufficiale entro il 28 agosto, in tempo per la ripresa dell'anno scolastico. Per la mancata approvazione, causa crisi di governo, si torna allo scenario delineato dalla Corte dei Conti del Piemonte,che aveva definito il trasporto con lo scuolabus servizio a domanda individuale e non di trasporto pubblico, coi costi che dovrebbero ricadere sugli utenti e non sulle casse comunali.

«Nessun servizio di trasporto pubblico è configurato in questo modo», evidenzia Giachi. «Stabilire per legge che non possa essere prevista una tariffa come contributo per la copertura del costo di esercizio del servizio di scuolabus significa paralizzare il servizio comunale. E siccome in tutti i Comuni italiani tale servizio è organizzato prevedendo una tariffa a contribuzione e mai a copertura del servizio, la mancata approvazione del decreto rende inadempienti e perseguibili le amministrazioni comunali». «Auspichiamo – conclude Giachi – che l'eventuale prossimo governo possa risolvere, al più presto, questa situazione di stallo».

A questo punto ai Comuni non resta che sperare che il nuovo Governo appena insediatosi riprenda il discorso dell'approvazione del decreto istruzione", licenziato dal Consiglio dei Ministri il 6 agosto scorso in base al quale i Comuni nell'ambito della propria autonomia e nel rispetto degli equilibri di bilancio, avrebbero potuto continuare a gestire il servizio scuolabus come hanno fatto finora. Il testo del decreto chiariva che la quota di partecipazione diretta dovuta dalle famiglie per l'accesso ai servizi di trasporto degli alunni poteva essere, in ragione delle condizioni della famiglia e sulla base di delibera motivata, inferiore ai costi sostenuti dall'ente locale per l'erogazione del servizio, o anche nulla, purché fosse stato rispettato l'equilibrio di bilancio.

Il trasporto scolastico sarebbe rimasto gratuito o parzialmente gratuito a seconda della condizione socio-economica dell'utente. I Comuni, se il bilancio lo avesse consentito, avrebbero potuto continuare a integrare le spese per lo scuolabus gratuito alle famiglie.