È partito il conto alla rovescia per il conguaglio gennaio-marzo del taglio della rivalutazione annuale degli assegni superiori a 1.522 euro al mese (oltre tre volte il minimo) che sarà operativo dal 1º giugno prossimo, giornata in cui scenderanno in piazza anche i pensionati di Cgil Cisl e Uil. Il blocco della rivalutazione delle pensioni avrà, secondo uno studio della Uil "effetti ingenti" sugli assegni pensionistici. Il sindacato infatti stima come, sommando alle norme del governo Conte tutti gli stop che si sono succeduti dal 2011 ad oggi, una pensione di 1.568 euro nel 2019, di poco dunque superiore a 3 volte il minimo, possa perdere in maniera permanente circa 960 lordi annui.

Un taglio che arriverà a 1.489,64 euro, sempre lordi annui, per quelle pensioni che nel 2011 erano pari a 1.900 euro mensili e che nel corso di questi 8 anni hanno subito un mancato incremento del 6,03% annui. Svanisce di fatto, accusa ancora la Uil circa una mensilità netta in meno. Non solo. Il blocco produrrà risparmi per lo Stato pari a 3,6 miliardi di euro per i prossimi 3 anni, che diverranno 17,3 miliardi nel prossimo decennio. Somme, polemizza il segretario confederale Domenico Proietti, ben lontane dai "pochi spiccioli a cui fece riferimento il Presidente, Giuseppe Conte, quando paragonò i pensionati all'avaro di Molière".

Ai blocchi come previsto dalla legge di bilancio, anche il taglio sulle pensioni d'oro eccedenti i 100 mila euro lordi annui (compresi i supplementi di pensione e le pensioni supplementari, a prescindere dal sistema di calcolo adottato per la liquidazione degli stessi), che varrà per i prossimi 5 anni. Una sforbiciata, come chiarito da una circolare Inps, che prevede una riduzione percentuale del: 15% per la quota di importo da 100.000,01 a 130.000,00 euro; 25% per la quota di importo da 130.000,01 a 200.000,00 euro; 30% per la quota di importo da 200.000,01 a 350.000,00 euro; 35% per la quota di importo da 350.000,01 a 500.000,00 euro; 40% per la quota di importo eccedente i 500.000,01 euro.

Se consideriamo tutti i blocchi operati in 8 anni, che ricordiamo hanno effetti negativi sulle pensioni in modo permanente, e aggiungiamo anche l'ulteriore blocco stabilito nella Legge di Bilancio 2019, si evidenzia che una pensione che nel 2011 era pari a 1.500 euro lordi mensili, subirà una perdita complessiva pari a 73,77 euro al mese, 959,06 euro annui. Questa differenza sarà destinata a crescere per effetto dei blocchi previsti anche per i prossimi 2 anni, fino al 2021.
Invece, un pensionato con un assegno pari, sempre nel 2011, a 1.900 euro lordi mensili (importo tra le 4 e le 5 volte il minimo) ha subìto nel corso di questi 8 anni un mancato incremento pari a circa 1.489,64 euro lordi annui, -6,03%. Ciò si traduce in circa una mensilità netta in meno che il pensionato non percepirà non solo quest'anno: dato l'effetto permanente delle misure la perdita d'importo sulla pensione sarà tale anche per i prossimi anni. Anzi, essendo il blocco previsto anche per il 2020 e il 2021, il danno per i pensionati è destinato a crescere.