Un indennizzo milionario deciso da tre gradi di giudizio e che sarebbe linfa vitale per la prosecuzione aziendale. Ma dal 2016, dopo la decisione della Cassazione, ancora non si vede un'euro. E sulla complessa vicenda dello stabilimento Italgasbeton, rimasto coinvolto nel 2007 da una esplosione che causò anche la morte di un operaio, dopo l'allarme lanciato dal legale della società, ora ad intervenire sono i sindacati della Feneal-Uil con Maurizio Coletta e la Filca Cisl con Francesco Cipriano.

La ricostruzione
«Sono trascorsi ormai dodici lunghi anni dal terribile incidente del 18 luglio 2007, dove perse la vita un grande lavoratore, un padre e marito. La parziale distruzione dello stabilimento - proseguono - ha comunque causato altre conseguenze. Infatti i dipendenti dell'Italgasbeton srl, in questi anni hanno dovuto vivere sulla loro pelle e delle proprie famiglie sacrifici e disagi. Le lavoratrici e lavoratori hanno avuto nei confronti dell'Italgasbeton, una disponibilità straordinaria in virtù di una situazione eccezionale, legando rinviando le soluzioni ai problemi di natura finanziaria e lavorativa all'indennizzo assicurativo. Nel 2016 la Cassazione ha cancellato tutti i dubbi ed ha stabilito che i danni causati dall'esplosione del 18 luglio 2007 sono coperti da assicurazione e quindi devono essere indennizzati. Dal 2016 - denunciano - l'azienda però non ha ricevuto nessun indennizzo».

La situazione attuale
«Ad oggi - proseguono le sigle sindacali - è ancora in atto la cassa integrazione straordinaria con parte dei lavoratori sospesi a zero ore. Nell'ultimo incontro tra sindacati e azienda il datore di lavoro ha dichiarato che se a breve non viene sbloccata la situazione, visto che le risorse personali sono sempre di meno, non garantirà più lavoro per tutti i dipendenti. Pertanto noi ci appelliamo a tutte le istituzioni coinvolte in questa gravissima e lunghissima vicenda, affinché venga scritta la parola fine e far si che si possa ripartire con un piano industriale che prevede impiegati tutti i dipendenti con qualche assunto in più. E questo è stato affermato dal datore di lavoro nell'ultimo incontro. Alla luce di ciò invitiamo l'azienda a non demordere mettendo in campo tutti i mezzi legali, politici e sociali per tutelare l'esistenza di un'azienda che rappresenta un'eccellenza nel settore delle costruzioni».m.p.