Il sasso nello stagno lo aveva lanciato sul finire dello scorso anno la Cgia di Mestre. Adesso è arrivata anche la conferma di Moody's. Dopo la manovra economica varata dal Governo a trazione Lega e Movimento 5 Stelle, il rischio stangata per i contribuenti sui tributi locali (Irap, Imu/Tasi e addizionale Irpef) è più che un'ipotesi. Secondo quanto riportato in un corposo report dell'agenzia di rating americana, per effetto della legge di bilancio, gli enti locali potrebbero aumentare le tasse e far lievitare le entrate complessivamente di circa due miliardi, dopo il congelamento imposto dai precedenti governi Pd durato tre anni. A beneficiare di questo extra gettito, dovrebbero essere soprattutto gli enti di piccole e medie dimensioni del Nord e del Sud, escludendo le grandi città dove le aliquote sono già vicine ai livelli massimi prima del blocco.

Secondo quanto scrive Moody's, l'80% degli enti locali in Italia potrebbe approfittare della possibilità di aumentare le tasse nel 2019, anche se è molto probabile che questo avvenga soprattutto nella seconda metà dell'anno, perché a maggio ci sono le elezioni in più di 4.000 comuni e in sei regioni. I governi Pd avevano messo un blocco alle tasse locali, che è durato tre anni, inoltre, in oltre la metà dei 7.954 comuni d'Italia l'addizionale Irpef è ancora pari a zero. L'agenzia di rating ritiene che gli enti di piccole e medie dimensioni del Nord e del Centro Italia saranno molto probabilmente i principali beneficiari, perché fino al 2016 avevano applicato aliquote relativamente basse e ora possono approfittare dell'aumento per sostenere le proprie finanze o per aumentare gli investimenti.

Al Sud, invece, i bilanci sono meno flessibili e le basi fiscali locali più deboli, quindi è probabile che i Comuni usino gli eventuali margini residui per consolidare i bilanci annuali. Nelle grandi città come Milano, Venezia, Torino, Roma e Napoli e in regioni come Lazio e Piemonte, invece, l'aggravio fiscale sarà più contenuto, perché le aliquote erano già vicine al loro livello massimo prima del congelamento voluto dai governi Pd. Moody's ha anche spiegato che queste tasse, su cui ora non ci sarà più il blocco, generano circa 60 miliardi di euro di entrate all'anno, che corrispondono a circa il 30% dei ricavi correnti. Grazie alla nuova manovra, potranno esserci altri due miliardi di euro di entrate, quindi circa il 10% dei margini correnti, questo nel caso in cui la rimodulazione delle tasse e delle esenzioni venisse portata all'estremo.

Il discorso riguarderà anche la maggior parte dei comuni della provincia di Frosinone, ma non il capoluogo che dovrebbe lasciare invariate le proprie aliquote. In diversi comuni ciociari, rispetto alle precedenti aliquote, non sono state apportate ad oggi delle modifiche, ma attraverso deliberazioni di consiglio comunale ci sono state delle conferme. Da notare, inoltre, che sono molti i comuni della Ciociaria che adottano detrazioni relative all'imposta dovuta. Spesso pari a duecento euro. L'Imu sulla seconda casa varia da comune a comune, arrivando alla percentuale di 10,6‰. Così come diverse sono le disposizioni in relazione alla percentuale Tasi dove, in diversi centri, è vigente l'esenzione. A Frosinone il gettito Imu stimato dal Comune per l'anno 2018 ammonta a 9.310.250 euro. L'aliquota per le seconde case è pari al 10,6‰. Così come, tra gli altri, per Sora, Cassino, Fiuggi, Ceccano, Torrice, Ceprano, Giuliano di Roma, Castro dei Volsci, Arpino. Per Alatri l'aliquota sulla seconda casa è dell'8,1‰; 9,5‰a Isola del Liri 9,1‰, a Ferentino, 9‰ a Veroli; 8,1‰. Così come a San Giovanni Incarico, Atina, Pontecorvo; 8‰ l'aliquota Imu sulla seconda casa a Strangolagalli.

Non si paga l'Imu sull'abitazione principale (prima casa). E, in relazione alla percentuale Tasi, in diversi centri, è vigente l'esenzione. Tra questi Frosinone, Cassino e Sora. Vero è, poi, che i maggiori spazi di agibilità finanziaria concessi ai Comuni dal Governo gialloverde altro non sono da intendersi che come una compensazione del taglio di risorse operato nei confronti degli enti locali. La legge di bilancio 2019 ha tolto, infatti, in via definitiva, le risorse del passaggio da Imu a Tasi tra le entrate correnti, per portarle ad entrate in conto investimenti, stabilizzandole fino al 2033 e non con singole leggi di bilancio, come fatto fino ad ora. Nelle prossime settimane, tuttavia, il quadro dovrebbe essere più chiaro.