I fini fini, il pecorino di Picinisco, la steccata di Morolo, la mozzarella di bufala di Amaseno, il cannellino di Atina, il peperone di Pontecorvo, il tartufo di Campoli Appennino, la marzolina, i vini il Cesanese del Piglio, la Passerina del Frusinate e il Cabernet di Atina. Questo e tanto altro ancora i turisti in visita in Ciociaria hanno degustato o acquistato.
Il turismo è sempre più legato ai prodotti enogastronomici. Questa, infatti, è una motivazione del viaggio: chi si sposta ricerca sempre più prodotti tipici da scoprire. E la Ciociaria non fa eccezione.

È quanto emerge dal rapporto "Turismo e enogastronomia" di Isnart e Unioncamere. Il dossier, presentato recentemente a Bari, ha evidenziato come «la gastronomia italiana, frutto dell'agricoltura e della produzione italiana, sta assumendo sempre più un ruolo importante sia economico che culturale». E dunque «la domanda turistica dell'Italia gastronomica si dimostra oltre che in crescita, di portata prevalente: si sta verificando una trasformazione del momento della ristorazione da bisogno primario a prima motivazione di viaggio, soprattutto per i turisti stranieri».
Guardando la mappa delle province italiane alla voce "La geografia delle motivazione dei turisti" scopriamo che la Ciociaria ha una quotazione medio-alta tra i turisti che degustano i prodotti locali e per i turisti che acquistano i prodotti tipici. Un po' più bassa la quotazione dell'enogastronomia con il Frusinate tra le province con un'attrattiva medio-bassa per i turisti. Se l'offerta culturale, come quella per musei e monumenti, ottiene un giudizio di 7,5 tra i turisti italiani e di 7,4 tra gli stranieri, conquistano una votazione ben più alta la qualità del mangiare e del bere con un 8 sia tra gli italiani che tra gli stranieri, un 7,9 per cortesia e ospitalità, un 7,7 per qualità e accoglienza delle strutture (7,6 tra gli stranieri). E poi c'è un 7,6 per la ristorazione.

Se vogliamo indicare, invece, una nota dolente, è quella dei trasporti locali, ultimi in questa classifica del gradimento dei turisti con un 6,1 tra gli italiani e un 6 tra gli stranieri. Come evidenziano Isnart e Unioncamere, «sono sempre più frequenti le richieste di itinerari enogastronomici, di spostamenti (anche di breve soggiorno) per visite a cantine o aziende di produzione agricola, ma anche a laboratori di trasformazione che mantengono le tecniche tradizionali del luogo. La crescita nell'ultimo decennio mostra una tendenza annua al raddoppio».
In soldoni «si stima che le presenze legate al turismo enogastronomico siano oltre 110 milioni e la loro spesa supera i 12 miliardi (15,1% totale turismo).
Il 43% dei soggiorni è dovuto al turismo italiano, per circa 47 milioni di presenze, mentre il turismo internazionale (57%) ha sviluppato circa 63 milioni di presenze».
Ed è in questo contesto che anche la Ciociaria cerca di spingere i suoi prodotti tipici.l