Crolla la cassa integrazione. Nel confronto tra il 2016 e il 2016 la provincia di Frosinone è la prima in Italia per la contrazione di ore autorizzate di cig con un meno 82,8%. La Ciociaria è davanti a tutti anche a Mantova (-72,1%), Pordenone (-71,9%), Verona (-71,3%) e Genova (-69,6%). Lo dicono i numeri della Uil contenuti nel dodicesimo rapporto 2017 sulla cassa integrazione.
Le ore di cassa ordinaria scendono da 1.785.309 a 828.083 per un meno 53,6%, quelle di straordinaria da 14.270.338 a 1.266.310 per un meno 91,1%; la sola cassa in deroga cresce passando da 523.951 a 762.648 e un più 45,6%. Un dato che, però, necessariamente non va visto come positivo. «Quando la cassa ordinaria precipita -spiega il segretario della Uil provinciale di Frosinone Gabriele Stamegna- le imprese o lavorano tutte o hanno smesso di lavorare. L'impressione è che l'assenza di richiesta da parte delle aziende è perché hanno smesso di lavorare o stanno ristrutturando». I dati andrebbero comunque estrapolati. «Alcuni settori hanno ripreso afferma Stamegna come l'export con le aziende proiettate ai mercati esteri. Bisognerebbe avere il dato disaggregato se le aziende sono proiettate verso il mercato estero significa che lavorano, se lo sono verso il mercato interno sono ferme. Oggi segnali di ripresa li abbiamo, anche se molto deboli. Gli effetti sul mercato interno si avranno tra 3-6 mesi, dipende dal settore e dai mercati cui questi settori si rivolgono. Ci sono poi conseguenze legate ai problemi tipici del territorio. Basti pensare, per Frosinone, alle Aia richieste: se c'è risposta le aziende si inseriscono nel ciclo produttivo se non c'è risposta restano congelate». Rimangono alcuni dubbi. «Tutto l'indotto dell'auto è legato alla ripartenza della Fiat, mentre per il chimico farmaceutico c'è il problema che per una serie di prodotti la registrazione è in scadenza, in prospettiva dunque c'è qualche preoccupazione». Ma la differenza tra ripartire e restare fermi al palo è molto sottile. «Nell'ultima iniziativa di Confindustria ad Anagni -prosegue Stamegna- Maurizio Stirpe ha indicato due aspetti fondamentali che possono essere l'elemento di decollo o la zavorra per le industrie ciociare. Parlo del sistema infrastrutturale materiale e immateriale e della semplificazione burocratica che potrebbero essere la spinta o la palla al piede. A questi due elementi aggiungerei anche l'accesso al credito per le piccole industrie. Se non si risolvono queste situazioni avremo gli stessi problemi tra dieci anni». Ma la Uil una stoccatina la riserva anche alle stesse aziende. «Ci devono mettere del loro conclude Stamegna in termini di innovazione di prodotto e di processo e di formazione continua, ma anche di diversificazione del mercato che le rende più agili a rispondere alle richieste di un economia globale. Ok all'industria 4.0, ma se il grattacielo ha le fondamenta di argilla viene giù».