Un quadro dai colori forti quello uscito fuori dai dati della Caritas diocesana in questo anno che si avvicina alla fine. L'esercito dei poveri è aumentato e tra le fila ormai non solo persone che vivono ai margini della società o in condizioni socio culturali difficili, ma anche e soprattutto famiglie insospettabili. Maria Rosaria Lauro, responsabile della Caritas locale, ha dipinto una realtà tragicamente dolorosa.
I numeri
I bisogni rilevati, anche di sopravvivenza giornaliera, sono stati circa 2063, di cui 1313 di cittadini italiani, 706 di cittadini non italiani e 44 di aventi doppia cittadinanza. Gli interventi effettuati nello stesso periodo sono stati circa 18.000, tra cui quelli della Mensa Caritas che fornisce circa 14.000 pasti giornalieri. «Non sempre ha aggiunto la Lauro siamo stati in grado di rispondere. Molti interventi riguardano utenze e anche affitto casa» qualche volta è intervenuta l'associazione interdiocesana Goel, di cui Rosaria è presidente. 
Le percentuali

I dati aggiornati riportano le realtà dal 1° gennaio 2017 al 22 novembre. In questo periodo si sono presentati al Centro di Ascolto 757 nuclei familiari, di cui 434 italiani e 325 stranieri con una percentuale del 53% di italiani contro il 47% di stranieri: andamento che va in modo diverso da quello nazionale, che registra un 34,8% di italiani e 64,2% di stranieri. Questo è un aspetto che non deve essere sottovalutato. Non sono gli stranieri ad avere bisogno ma sono gli italiani, quelli che vivono alla porta accanto, quelli che portano i figli a scuola con i nostri, quelli che fanno grandi sacrifici ma che non arrivano neanche alla seconda settimana del mese. 
La Cittadella della Carità
In questo contesto di enorme difficoltà e di crisi non solo economica, ma di valori e soprattutto occupazionale, è arrivata la proposta del vescovo Antonazzo di creare una vera e propria Cittadella della Carità con sede nella parrocchia di Sant'Antonio. Un luogo non solo fisico ma organizzativo per mettere in rete tutte le risorse delle associazioni religiose e laiche e delle altre parrocchie cittadine. Un modo per riuscire a fare un fronte comune ed ottimizzare le risorse evitando che vadano disperse o che ci sia chi riceve più aiuti e chi invece non riceve nulla. 
La storia

Uno degli esempi di questa grave crisi è quello di una madre e di una figlia che vivono da maggio senza corrente elettrica. La donna ha vissuto da protagonista i presidi per l'emergenza abitativa iniziati anni fa.
Dopo essere stata ospitata nel monastero delle suore di Santa Scolastica finalmente alcuni circa tre anni fa è stata "accompagnata"in una casa popolare. Nel corso del tempo grazie a lavoretti saltuari lei e la figlia sono riuscite a tirare avanti ma a maggio è arrivata una bolletta troppo alta così la donna ha chiesto aiuto al Comune. La bolletta è stata pagata ma con ritardo e l'utenza nel frattempo era sta già staccata. Da allora lei e la figlia vivono nel buio e nell'indifferenza.