Non si parla di dissesto ed è scongiurato il commissariamento, ma l'Università di Cassino sarà però costretta ad aprire lo stato di crisi. La proposta sarà portata nel corso del Consiglio d'Amministrazione di domani e quindi verrà fatta formale richiesta al Ministero. Tale passaggio si rende necessario per poter ristrutturare il debito in maniera autonoma senza che giunga un commissario esterno. Spiegato in parole ancora più semplici, aprire lo stato di crisi permetterà all'Università di poter accendere un mutuo. «Perchè il debito, al netto delle sanzioni di Equitalia che sono state rottamate ed hanno permesso un risparmio di circa 8 milioni, è ancora tutto lì,inutile che ce lo nascondiamo», ha spiegato il rettore Betta nel corso di un'assemblea che si è tenuta ieri mattina nell'aula magna del Campus con docenti, rappresentanti dei tecnici-amministrativi e studenti. Il Magnifico, come sempre, ha voluto coinvolgere tutta la comunità accademica e non fare l'uomo solo al comando in questa ulteriore fase critica che l'ateneo sta attraversando dall'inizio del 2017, quando c'è stata la "scoperta" del maxi buco per contributi Inps non versati nel periodo 2011-2014. Tra le cause principali che hanno portato alla creazione del debito spicca l'eccessiva spesa del personale, per questo dopo l'apertura dello stato di crisi, si procederà con una "cura dimagrante"della classe docente, ovvero con la mobilità: scendere a 250 professori rispetto agli attuali 300.
Il vertice e il previsionale
A spiegare i piani nel dettaglio è stato il rettore Betta nell'incontro di ieri, che ha preparato il terreno in vista del Cda di domani che è chiamato anche all'approvazione del bilancio previsionale del 2018.
«Abbiamo pagato due rate con anticipazioni bancarie e una terza la abbiamo spostata nel 2018: siamo riusciti a fare questa operazione grazie al Miur che ci ha tamponato:ora 9,6 milioni dobbiamo restituirli al Ministero, altri alla banca: ergo, il debito sta lì ha esordito il rettore -. Noi ora non possiamo permetterci di avere un Durc negativo e dobbiamo avere un bilancio sostenibile, per questo il debito va affrontato. Ma ci troviamo in una situazione nella quale abbiamo entrate di 30,5 milioni di FFO e 33 milioni di spesa per il personale, quindi per rendere il bilancio sostenibile bisogna attivare la mobilità. Il decreto 199, noto come il decreto del commissariamento, contiene in sè la soluzione del problema perchè fissa i numeri dello stato di crisi e spiega che la governance resta del rettore. Noi abbiamo i numeri per non finire nel commissariamento ma bisogna fare ciò che abbiamo messo nel piano di rientro. Poichè però lo stato di crisi non è stato dichiarato dal Ministro non ci sono stati trasferiti i poteri commissariali che ha un rettore in uno stato di crisi. E noi dobbiamo necessariamente dire che siamo in uno stato di crisi, quindi accendere un mutuo e attivare la mobilità secondo le regole della legge Gelmini in cui si parla di fondazioni e federazioni. Un altro binario è quello attivato in finanziaria grazie a un emendamento di Pd e Ap». Ma perchè è così importante la mobilità? Betta non ci gira intorno, e rivela: «A me non fa piacere che qualcuno di voi se ne va dice rivolto ai docenti ma bisogna capire che solo così si può tornare alla normalità. Perchè il motivo per cui si sono accumulati questi debiti è che c'era uno sbilanciamento tra entrate e uscite che ogni anno portava a 6 o 7 milioni di interessi passivi: i soldi non sono scomparsi perchè qualcuno se li è messi in valigia e se n'è scappato ma perchè si è deciso di gestire in questo modo la spesa del personale»