Dalle 49 del 2010 alle 82 del 2015. Sono aumentate del 46,9% le denunce per estorsione in provincia di Frosinone, un dato che pone la Ciociaria al quarto posto nel Lazio secondo un report elaborato dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre su dati forniti dall'Istat in base ai delitti denunciati dalle forze di polizia all'autorità giudiziaria.

La situazione nel Lazio

Al primo posto, nel Lazio, figura Rieti che ha avuto un incremento del 100% tra il 2010 e il 2015, seguita da Roma con il 92,7%. Al terzo posto Viterbo con l'84,4%, ultima Latina con il 15,5%. Analizzando la serie storica della Ciociaria, nel 2010 le denunce per estorsione sono state 49 con un trend in costante crescita dal 2011 al 2015: 57 nel 2011, 61 nel 2012, 64 nel 2013, 69 nel 2014 e 72 nel 2015. Nell'ultimo anno di cui si hanno a disposizione i dati in forma completa (2015), in valori assoluti, la provincia di Roma fa, ovviamente, la parte del leone con 686 denunce, poi viene Latina con 83 seguita da Frosinone con 72. Chiudono Viterbo con 59 e Rieti con 16. In termini percentuali, invece, come si è visto è la Sabina a guidare la classifica.

L'ultimo quinquennio

Negli ultimi cinque anni (2010-2015) le denunce per estorsione sono aumentate del 64,2% in Italia: in valori assoluti sono passate da 5.992 a 9.839. Sono i dati dell'Ufficio studi della Cgia, secondo quali gli incrementi percentuali più importanti hanno interessato in particolar modo le regioni del Nordest: nel Trentino Alto Adige del +188 per cento (in valore assoluti +94), in Emilia Romagna del +172,8 per cento (+ 501 in termini assoluti) e in Friuli Venezia Giulia del +125,4 per cento (+79 denunce). L'ultima regione nordestina, il Veneto, ha registrato un incremento percentuale del 79,5 per cento, pari ad un aumento in termini assoluti di 217 denunce. La regione con il più alto numero di denunce segnalate all'Autorità giudiziaria è la Lombardia che nel 2015 ne ha registrate 1.336. Al secondo posto troviamo la Campania con 1.277 e al terzo il Lazio con 916.

L'analisi della Cgia

«Il fenomeno estorsivo è un tipico reato praticato dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso ai danni degli imprenditori - dichiara il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - Oltre ad acquisire illecitamente del denaro con la violenza e le minacce, l'obiettivo principale è quello di controllare il territorio. Il fatto che nelle regioni del Nord siano in forte aumento le denunce per estorsione, segnala ancora una volta che questi gruppi criminali organizzati si sono diffusi in modo capillare in tutto il Paese e in particolare nelle regioni più ricche».

Secondo i dati di Transcrime, fa sapere la Cgia, si stima che il fatturato complessivo dell'estorsione organizzata in Italia oscilli tra i 2,7 e i 7,7 miliardi di euro all'anno. Pur essendo molto contenute (nel 2015 le segnalazioni sono state solo 375), non va nemmeno sottovalutato il fenomeno dell'usura. «Con le sole denunce effettuate all'autorità giudiziaria – dichiara il segretario Cgia Renato Mason – non è possibile dimensionare il fenomeno dell'usura. Le segnalazioni, purtroppo, sono molto esigue. Tuttavia, l'attenzione non va assolutamente abbassata, perché come sanno gli addetti ai lavori è molto difficile che le vittime trovino la forza per denunciare i propri strozzini. Oltre al perdurare della crisi e la conseguente stretta creditizia, sono soprattutto le scadenze fiscali o la necessità di fronteggiare piccoli imprevisti di spesa a spingere molte micro aziende nella morsa degli usurai, spesso per importi molto contenuti che non superano qualche migliaio di euro».

Il racket delle estorsioni può essere inquadrato tra i reati che maggiormente limitano la libertà d'impresa, dal momento che condizionano le attività imprenditoriali dando origine anche a costi aggiuntivi, diretti ed indiretti, a carico degli imprenditori, dei commercianti e, quindi, anche dei consumatori, incidendo non poco sui prezzi e sulla qualità dei prodotti. All'interno di tale categoria di reati si annoverano anche l'usura, i furti e le rapine, le truffe, il contrabbando, la contraffazione e la pirateria, l'abusivismo, la cosiddetta "agromafia", il controllo sugli appalti e sulle forniture, il controllo sui giochi e sulle scommesse.

La crisi economica non ha, come ha evidenziato recentemente poi la Dia, affatto dissuaso le pretese estorsive nei confronti delle vittime da parte della criminalità: sarebbe percepito come un segnale di debolezza, quindi da evitare. Al più, si tollerano pagamenti "a rate" e nemmeno necessariamente in denaro (come l'ingresso come "soci" nelle società della vittima). In alcune indagini è addirittura emerso come alcuni estorsori, non riuscendo ad ottenere il pagamento ed evitando ripercussioni fisiche sulle vittime, siano giunti a chiedere agli stessi di ammettere, in pubblico e nelle proprie cerchie, di aver comunque ceduto. Un fenomeno ampio che finisce per avere forti condizionamenti anche sulle economie locali.