Le strade ci sono, ma non permettono l'accesso a tutti. La città di Sora non rappresenta che uno dei tanti esempi di come prima si costruisce senza riflettere e poi insorgono le polemiche.

«Essere disabile non significa essere privato della libertà - parla un giovane di trent'anni che dal 2008 è costretto a muoversi sulla sedia a rotelle - La nostra condizione non è scelta da un capriccio, la vita, il destino, la malattia, ci hanno indicato di muoverci in modo diverso, sfruttando altre angolazioni, percependo le giornate da diversi punti di vista - inizia a parlare con indignazione. - Ma chi edifica gli spazi molto spesso si dimentica di noi. Ci sono marciapiedi che non permettono il passaggio della nostra amica a due ruote perché hanno una pavimentazione indescrivibile. In alcune zone sono stati collocati segnali stradali verticali, i quali pali ci impediscono il passaggio. In altre realtà cittadine queste barriere sono state tolte, permettendo a noi diversamente abili di poterci muovere in piena autonomia. Chiediamo all'ente comunale, almeno dove è sua competenza, di agire e di rendere anche per noi, cittadini non di serie B, di poter condurre un'esistenza alla pari».

Molto spesso il tema della barriere architettoniche è oggetto di convegni e riflessioni, ma è più significativo tramutare in fatti le parole, mettere in campo le macchine operatrici invece di proiettare delle slide che portano ad esempio modelli di vita lontani dal nostro quotidiano. Il mondo dei diversamente abili esiste anche a Sora, anche se si vede poco. Sono infatti rarissimi anche i fruitori del parco giochi inclusivo del parco Santa Chiara che più volte è stato oggetto di maleducazione da parte di giovanissimi che hanno deturpato l'area dimostrano un'assenza di senso civico.